Elezioni: Luigi Falchetta

Elezioni: Luigi Falchetta

Nei giorni di 23, 24 e 25 marzo 2021, la classe studentesca sarà chiamata a prendere parte alle elezioni per il rinnovo della rappresentanza degli studenti negli Organi Collegiali dell’Università degli Studi di Salerno per il prossimo biennio. Tra questi si voterà anche per il Senato Accademico. Abbiamo incontrato il candidato, per il Polo Scientifico della coalizione Studenti Unisa e membro dell’associazione SMS (Studenti Medicina Salerno) iscritto al corso di laurea in Medicina e Chirurgia, Luigi Falchetta per affrontare i temi presenti nel programma elettorale.

Studenti Medicina Salerno, oltre ad avere un programma insieme a Studenti Unisa, ha anche un proprio programma. All’interno di questo, chiedete innanzitutto di incrementare il numero delle borse di scuola di specializzazione che è un tema molto rilevante anche in ambito nazionale. Qual è ad oggi la situazione?
È per fortuna molto migliore di quella del passato, grazie al lavoro del nostro gruppo. Alle elezioni del CNSU abbiamo avuto la fortuna di candidare un rappresentante della nostra associazione, Elio Donnarumma, che ha lavorato tantissimo su questo e ha permesso di aumentare di moltissimo le borse di specializzazione a Salerno. Vado a memoria: partendo da una situazione di 19 borse siamo arrivati a 46, in pochissimi anni di lavoro è una cosa importantissima visto e considerato il nostro Dipartimento un po’ come neonato. La situazione è sempre in ulteriore divenire. Coltiviamo un lavoro comune – su questo abbiamo creato un vero e proprio gruppo composto da SMS (Studenti Medicina Salerno), SOS (Studenti Odontoiatria Salerno), SPS (Studenti Professioni Sanitarie Salerno) – con il supporto di Studenti Unisa volto a migliorare la condizione del nostro ateneo. È qualcosa che vogliamo fare non solo per Medicina ma anche – in relazione al programma su tutto l’ateneo – per gli altri corsi di laurea aumentando il numero dei master di I e II livello. L’istituzione dei master la prevediamo anche per gli studenti laureati in Infermieristica. Recentemente si sta iniziando a collaborare con l’Università di Napoli per cercare di mettere a disposizione sempre più posti per creare anche una sinergia tra le università per quanto riguarda le specializzazioni.

Nel vostro programma accennate al gap che intercorre tra il campus di Baronissi e quello di Fisciano. Quanto credi sia stato fatto in questi anni per ridurre le differenze tra i due e cosa proponete di fare per superarlo definitivamente?
Ci tengo innanzitutto a partire da quello che abbiamo fatto, perché grazie al lavoro del gruppo Studenti Medicina Salerno e di Studenti Unisa, il gap negli ultimi anni è stato notevolmente ridotto. Cito ad esempio la situazione trasporti che Assia De Nicola, in qualità di Presidente della Commissione Trasporti in seno al Consiglio degli Studenti, eletta con SMS, ha migliorato tantissimo e che è stata completata con la creazione di un nuovo terminal bus. Dobbiamo poi ricordare i lavori che sono stati effettuati sul nostro campus in occasione delle universiadi. Cito ancora un altro nostro associato: Mario Passaro, che con il suo lavoro all’Adisurc ci ha permesso di migliorare tantissimo anche la condizione della nostra mensa, e ci tengo a sottolineare che fino a cinque anni fa non c’era nel nostro campus. Gli studenti di Medicina, Professioni sanitarie, Odontoiatria, per la pausa pranzo dovevano lasciare il campus. Grazie al nostro lavoro è stata innanzitutto creata la mensa nel campus di Baronissi, poi sono stati creati i front-office ed è iniziato anche l’ampliamento della nostra mensa. Sfortunatamente, proprio quando i lavori dovevano finire, è arrivata la pandemia da Covid-19 e quindi purtroppo nessuno ha mai potuto vederla completa e definita.

In relazione agli spazi?
Nel nostro campus – mi piace sempre dire – c’è un campus nascosto. Il Dipartimento ad oggi è organizzato su due livelli. All’altezza di questi livelli sono presenti altri due piani che comprendono locali di una metratura non indifferente e noi intendiamo promuovere la ristrutturazione di quei locali per creare nuove aule studio e risolvere uno dei problemi del nostro campus, uno di quelli che determina il gap tra Fisciano e Baronissi, ovvero l’indisponibilità di aule studio e in generale luoghi per studiare. Io stesso ho studiato sui davanzali, ho visto studenti studiare sulle scale. Questa è una cosa assolutamente inaccettabile per i nostri studenti. È necessario ristrutturare alcuni spazi che effettivamente ci sono, ed è assurdo tenerli così. C’è inoltre un progetto sulla cartolibreria che era nel nostro vecchio programma elettorale e che proponiamo anche adesso: il progetto in realtà è stato fatto e pre-approvato, ci impegneremo anche per portare a termine questo altro lavoro. 

In relazione alla biblioteca?
In ultimo, anche ampliare la biblioteca. Io sono stato prima studente di Farmacia e poi studente di Medicina, quindi ho potuto frequentare il campus di Fisciano, sono in grado di vedere quali sono questi gap, li ho vissuti in prima persona e uno di questi è quello della biblioteca. Quando sono arrivato a Baronissi, al primo anno, la biblioteca neanche c’era, o meglio: c’era ma era uno stanzino non più grande di uno sgabuzzino con pochi libri. Grazie al lavoro di Studenti Medicina Salerno e del nostro gruppo è stata creata una biblioteca all’ultimo piano (un altro piano recuperato che quindi era indisponibile per gli studenti fino a poco tempo fa), ed è stato ampliato il servizio bibliotecario. Tuttavia c’è ancora tanto da fare. Sia per quanto riguarda l’ampliamento delle risorse bibliotecarie, sia per quanto riguarda le postazioni di studio. A Baronissi, come a Fisciano, ci sono le postazioni di studio in biblioteca ma quella di Baronissi è aperta soltanto tre volte alla settimana dalle 09:00 alle 14:00. Noi riteniamo essenziale innanzitutto che sia aperta tutti i giorni e che sia esteso l’orario delle biblioteche. In primis quanto meno in maniera equivalente al campus di Fisciano. Poi come gruppo Studenti Unisa intendiamo ampliare anche l’orario base delle biblioteche di Fisciano in vista di un campus vivibile h24. 

Per quanto riguarda i trasporti da e per l’Unisa proponete di rafforzare il ruolo del tavolo tecnico. Dei trasporti si occupa spesso, se non sempre, il Consiglio degli Studenti con una commissione di cui ha fatto parte anche Studenti Medicina Salerno. Alla luce della vostra esperienza lì, quanto potere credete abbia e possa avere la rappresentanza studentesca per incidere in modo rilevante sui trasporti? Giacché è da sempre che la rappresentanza promuove un tale intervento. Inoltre, nel campus di Baronissi, i problemi di trasporto sono intensificati anche dai collegamenti Baronissi-Ospedale e da quello inter-campus rappresentato dalla navetta linea 47.
Il tema dei trasporti per la nostra università è un tema particolarmente sentito. Penso che sarà sempre sentito e che ci sarà sempre da migliorare in tutti i modi possibili e immaginabili anche con proposte future. Quello che fondamentalmente noi abbiamo visto con Assia, rappresentante uscente in seno al Consiglio degli Studenti, con l’istituzione del tavolo tecnico, è che il potere della rappresentanza è forte, e si può cambiare tantissimo con la rappresentanza studentesca. Io ho visto Assia lottare, non solo lei perché lì c’era una commissione di studenti ed è quindi un lavoro di sinergia di Studenti Unisa e di tutti gli altri rappresentanti in Consiglio degli Studenti. Li ho visti partire da situazioni magari completamente negative e trasformarle in grandi vittorie. Quindi penso che la rappresentanza studentesca abbia un grande potere in merito, come ha un grande potere in merito a moltissime tematiche. A tutte le tematiche. Per quanto riguarda la navetta questo è un altro esempio. Nelle mie prime esperienze ho visto navette o assenti o anche a pagamento, siamo riusciti a renderla gratuita e a potenziare le corse. Sono sicuro che potremo potenziare maggiormente il servizio e sono sicuro che potremo potenziare maggiormente quelle che sono le corse tra il campus di Baronissi e l’ospedale Ruggi D’Aragona. Perché ritengo fondamentale anche questo collegamento, visto che la nostra università poi si sviluppa su tre livelli: campus di Fisciano, campus di Baronissi e Azienda Ospedaliera, perché lì ci sono delle aule, ci sono degli studenti che seguono e studiano e quindi sarà importantissimo lavorare anche su questa tematica.

Un punto cardine del vostro programma riguarda l’erogazione delle borse di studio e l’estinzione della figura dell’idoneo non beneficiario. Come intendete muovervi per anticipare l’erogazione delle quote, soprattutto in riferimento ai ritardi cronici da parte dell’Adisurc? È davvero auspicabile l’estinzione della figura dell’idoneo non beneficiario? Nel vostro programma proponete l’istituzione di borse di studio rivolte agli studenti meritevoli che non usufruiscono della borsa di studio dell’Adisurc. Cosa intendete per “studenti meritevoli”? Quale significato attribuite al termine “meritevole”?
Dobbiamo considerare che le attuali borse di studio hanno tra i criteri di assegnazione alcune limitazioni che possono in alcuni casi non premiare anche quelli che sono studenti meritevoli. Questo accade nel Dipartimento di Medicina: uno studente che fa un anno di Farmacia, fa un esame a Farmacia, poi passa al primo anno di Medicina, effettua una convalida, anche di un singolo esame, e da quel momento viene escluso sia dalla borsa di Unisa premia il merito, sia dalla borsa ADISURC perché viene considerato come uno studente del secondo anno, e risulta poi automaticamente escluso perché non è possibile rispettare i criteri di cfu. Ritengo questo assurdo, posso anche capire che si dica magari che per il primo anno sia stato facilitato nel suo percorso rispetto ai suoi colleghi, ma già dal secondo anno fa lo stesso percorso di tutti gli altri e quindi è giustissimo che, laddove sia meritevole come gli altri, sia meritevole come gli altri anche di ricevere una borsa di studio. Un altro esempio: uno studente mi ha raccontato che ha effettuato il test d’ingresso ed è entrato con lo scorrimento a maggio, quindi lui in questo momento è del secondo anno però segue per via di frequenze obbligatorie, per via anche di una sua – e anche qui è merito – coscienza, con i ragazzi del primo anno. Pur essendo tecnicamente uno studente del secondo anno, studia con gli studenti del primo anno. Si è ritrovato ovviamente un anno indietro. Questo ragazzo non avrà mai una borsa di studio, è giusto questo? Questo ragazzo non è meritevole? Assolutamente no, anzi è stato meritevole di entrare nel proprio corso di laurea perché ha vinto un concorso, e che poi lo scorrimento sia avvenuto dopo diversi mesi dall’inizio dei corsi non è colpa sua. Quindi, il primo anno ancora sì, ma già dal secondo anno non vedo perché si debba ritenerlo non meritevole rispetto agli altri.

Il Garante dei Diritti degli Studenti è una figura che manca in ateneo da anni, e nel programma Studenti Unisa ne proponete l’istituzione. Quale tipo di figura immaginate? Una commissione formata da studenti e docenti o una semplice delega del Rettore ad una persona di sua fiducia?
Per quanto riguarda il garante degli studenti, noi riteniamo che non sia importante tanto chi rappresenterà questa figura, quanto i principi che questa figura vada ad incarnare. Ciò che è importante è che sia una figura di assoluto riferimento pronta ad affrontare qualsiasi tematica, pronta a far valere i diritti degli studenti. La cosa fondamentale, secondo me, sono i principi che una figura del genere deve incarnare.

Proponete di integrare l’attuale Carta dei diritti e doveri degli studenti con quella pubblicata dal CNSU che fa riferimento alla didattica a distanza. In questo anno di pandemia, in che modo avete cercato di raccogliere le testimonianze delle difficoltà della classe studentesca e quali sono secondo voi le priorità in relazione alla didattica emerse in questo periodo?
È giusto ricordare che noi di Studenti Unisa siamo in primis studenti e viviamo in prima persona l’università, quindi tutte le difficoltà le raccogliamo prima di tutto su noi stessi, sui nostri colleghi. Molti di noi sono già rappresentanti quindi hanno potuto interfacciarsi con tutti gli studenti, hanno potuto vedere tutte le difficoltà, le dinamiche della dad, che poi sono comuni in parte tra i vari dipartimenti e in parte afferenti ai vari dipartimenti. Per esempio per quello di Medicina c’è la problematica tirocinio, online o in presenza, che è un tema molto caldo attualmente nel nostro dipartimento, in altri può essere l’utilizzo di software o di particolari apparecchiature. Per quanto riguarda quella che è la nostra intenzione sulla didattica, vogliamo innanzitutto istituire, appena possibile, una commissione che vada a regolare quello che sarà un graduale rientro in presenza e vada a capire punto per punto come affrontare il rientro e, dove è possibile, farlo in sicurezza.

Come immaginate possa essere composta questa commissione (Commissione Ateneo per la didattica post-covid)?
È importante che nella commissione siano presenti in primis tutte le varie componenti studentesche e docenti perché sono quelle attorno a cui ruoterà il ritorno in presenza. La componente fondamentale sarà quella studentesca. Ricordiamo che al centro di quelle che sono le attività didattiche ci sono gli studenti. Ovviamente poi in riferimento a questo, dovrà esservi una componente di polo scientifico e una di polo umanistico, perché i problemi nei vari dipartimenti possono essere differenti anche a seconda dell’indirizzo e quindi è giusto che vengano tutti rappresentati. Importante sarà condurre quello che è un lavoro plurale che vada ad analizzare ogni aspetto della nostra realtà e vada a trovare le soluzioni a qualsiasi problema. Tutti quanti insieme come componente studentesca in primis e poi docenti a lavorare e a rappresentare tutto quello che è il nostro ateneo.

L’innalzamento della No Tax Area proposto da voi è previsto anche per le categorie escluse attualmente tra le agevolazioni. Saranno quindi compresi, nella vostra proposta, anche i fuori corso?
Sì, il tipo di lavoro che vogliamo portare avanti è un miglioramento anche della questione tasse. A garanzia delle nostre parole ci sono i nostri vecchi lavori. Ricordiamo che la No Tax Area era a 13.000 euro, Studenti Unisa è riuscita ad alzarla a 16.000, quest’anno l’ha innalzata anche a 23.000. Vorremmo continuare ad alzare la No Tax Area e vorremmo cercare di dare delle borse premiali in modo da includere gli studenti che attualmente non vengono ritenuti meritevoli. Diciamo che il tema dell’inclusività è per noi importantissimo, e cercheremo di svilupparlo e affrontarlo anche in relazione alle questioni delle tasse.

Proponete di stabilire degli incontri periodici tra studenti e rappresentanti: in che modo intendete fare questo? La rappresentanza studentesca non dovrebbe già essere inserita nella quotidianità studentesca e quindi conoscere già e vivere talvolta anche in prima persona le difficoltà?
Quelli che noi vogliamo chiamare “focus-group” sono degli incontri in cui vogliamo cercare sempre più di avvicinare quella che è la componente studentesca al mondo della rappresentanza, e informarla passo per passo su quello che fa il mondo della rappresentanza, individuando quelle che possono essere delle problematiche, oppure degli sviluppi che possono sfuggire in un dato momento ai rappresentanti. La componente studentesca spesso e volentieri  cerca di proporre, dare iniziative e noi vorremmo con questi gruppi dare ulteriore voce alla comunità studentesca  attorno a cui, dobbiamo ricordare, ruota sia il mondo dell’università che il mondo della rappresentanza.

Quali difficoltà sono state riscontrate quest’anno in relazione ai tirocini dell’area medica e quali soluzioni state pensando di adottare?
Inizialmente purtroppo abbiamo avuto delle difficoltà, ci sono state delle preoccupazioni anche in merito a quelli che erano i laureandi (mi riferisco al periodo di marzo dell’anno scorso). Dopodiché si è iniziato un percorso di tirocinio online in cui ovviamente si è perso un po’ il contatto con l’ospedale, quello che è il vivere la realtà che tutti noi studenti vogliamo vivere domani (mi riferisco a Studenti di Medicina, Professioni Sanitarie e Odontoiatria) ma abbiamo cercato di lavorare lo stesso a casi clinici mediante riunioni su team. Noi come gruppo Studenti Medicina Salerno stiamo lavorando tantissimo sul tema dei tirocini per cercare di far tornare in presenza almeno gli internati e poi con il tempo cercare di garantire anche quella che è la possibilità di effettuare tirocini in presenza, fermo restando che come gruppo Studenti Unisa ci facciamo garanti di un mantenimento fino a fine anno accademico di una modalità mista. Non si può pretendere che uno studente fuorisede di Bologna venga a fare un tirocinio in presenza, per quanto vaccinato e per quanto ve ne sia la possibilità. Essendo un fuorisede è possibile che non abbia preso casa quest’anno. Si deve pertanto garantire a quest’ultimo la possibilità di continuare a svolgere il tirocinio online. Stiamo lavorando per sviluppare una modalità mista e anche per iniziare quello che è un graduale ritorno in presenza,  ovviamente condizioni epidemiologiche permettendo.

Chiedete di prevedere l’installazione di un minimarket e di una parafarmacia nei campus, probabilmente per venire incontro soprattutto agli studenti fuorisede. A proposito di questa categoria, in questi mesi sono emerse diverse difficoltà: non sempre le agevolazioni hanno consentito di recuperare le spese per gli affitti e tuttora manca per loro la possibilità prendere parte alle elezioni nazionali (dovendo far rientro nei propri comuni) e sempre tuttora manca una assistenza sanitaria nella città in cui studiano. Su questi punti qui, cosa proverete a fare?
Questo rientra nell’ampliamento che noi vogliamo dare al campus, che è sempre più un luogo di vita totale degli studenti. Sul punto dei servizi sanitari noi siamo all’opera da tempo e continueremo ad essere all’opera anche per garantire assistenza sanitaria. Non c’è un medico di base, non c’è un’assistenza sanitaria h24 per lo studente fuorisede e noi vorremmo lavorare in merito, come già ha fatto spesso il gruppo Studenti Unisa, anche nel promuovere quei servizi che sono già presenti. In questo momento ad esempio c’è il Centro di Counseling, e ritengo che in un periodo come questo il supporto psicologico agli studenti oltre che dovuto sia fondamentale. È un servizio che va sicuramente ampliato perché ricordiamo che la definizione di salute riguarda non solo un benessere fisico ma anche psicologico e sociale. Intendiamo ampliare sia il centro di counseling e sia istituire un presidio medico sanitario, e ampliare inoltre tutti quegli aspetti della vita dello studente fuorisede, da qui l’istituzione di un minimarket e una parafarmacia di cui lo studente può avere bisogno.

Proponete l’apertura del campus nel fine settimana e prolungata negli orari serali in modo da consentire una maggiore vivibilità del campus. Il problema però della vivibilità del campus non è anche un problema in generale di spazio oltre che di tempo? Ad oggi le aule sono quasi sempre occupate dalle lezioni e gli eventi che le stesse associazioni organizzano di volta in volta devono sempre incastrarsi con gli orari delle lezioni. Un campus così grande, che aspira a questo tipo di vivibilità, non dovrebbe avere degli spazi esclusivamente adibiti alle attività culturali? Il discorso si collega anche alla stessa presenza delle associazioni in ateneo. Non sono poche le associazioni che in ateneo posseggono una sede, se confrontate con quelle che non ce l’hanno?
Abbiamo due campus grandissimi, che vedono tantissimi spazi – mi viene da dire – sprecati, che non hanno una vera e propria destinazione d’uso. Sono spazi che noi vogliamo assolutamente recuperare, che vogliamo mettere a disposizione della componente studentesca, che possano servire per sedi associazionistiche, per aule studio, per le strutture di cui parlavamo prima: minimarket, parafarmacia. Ci sono tantissimi spazi nei nostri campus e sicuramente lavoreremo per recuperarli tutti e per restituirli a quella che è la nostra comunità.

La ristrutturazione del Centro Counseling da voi proposta richiede l’apertura di uno sportello anche all’interno del campus di Fisciano. Secondo voi, questo incrementerebbe la fruizione del servizio? È sufficiente creare uno sportello anche a Fisciano o ritenete vada fatto anche altro?
Il servizio va assolutamente implementato. Attualmente il Centro di Counseling è presente nel campus di Baronissi e ha una pecca proprio basilare: quella che per prendere un appuntamento si deve inviare una mail, richiedere un appuntamento e presentarsi. Io credo che per uno studente con difficoltà psicologiche sarà più difficile in un dato momento mandare una mail, quindi in un certo senso anche mascherarsi, presentarsi, fornire nome e cognome. Magari lo studente si sente più sicuro nel sapere che in un dato momento può bussare ad una porta, entrare e trovare qualcuno pronto ad aiutarlo. Questo deve essere ovviamente fatto non solo sul campus di Baronissi ma anche sul campus di Fisciano, creando proprio degli orari di ricevimento che esulano dal semplice appuntamento via mail che attualmente è presente.

Proponete la digitalizzazione dei testi e la creazione di uno sportello online per le segreterie dipartimentali; chiederete anche di conservare la didattica a distanza quando si potrà tornare in presenza? E quindi di conservare una didattica mista anche per il futuro?
Questo è il tipo lavoro che dovrà fare la commissione che vorremmo strutturare per l’approccio alla vita post-covid d’ateneo. I temi di questa commissione saranno proprio questi: stabilire quali aspetti della vita durante il covid possono essere sfruttati per migliorare la condizione degli studenti. Un punto del genere può essere ad esempio l’apertura dello sportello di segreteria online, così come la creazione di corsi help-teaching da svolgere online. Pensiamo ad esempio allo studente che un giorno non ha lezioni all’università ma deve seguire l’help teaching alle 18:00, magari non è incoraggiato a farlo; mentre un help teaching che si svolge online lo seguirà e quindi è un supporto maggiore per lo studente. Queste saranno tematiche che verranno affrontate dalla commissione punto per punto per trovare quali sono le possibili migliorie della vita accademica degli studenti.

Durante questo periodo di emergenza, dove tutte le attività sono state spostate a distanza, il tema del digital divide è ritornato in auge. Chiederete di ripristinare il servizio di kit connettività per gli studenti che non hanno fatto in tempo ad ottenerli? Oltre al kit di connettività previsto dall’Ateneo, secondo voi quale manovre sarebbe necessario attuare?
Si può assolutamente cercare di ampliare questa proposta. Ritengo che se un’iniziativa come questa sia andata a buon fine tanto che questi kit sono andati – mi viene da dire – a ruba, è perché effettivamente ce n’era necessità. Se ci sono studenti che hanno difficoltà su questo, in un periodo dove l’università è centrata sul lavoro online, l’università in primis e il mondo della rappresentanza devono assicurarsi che tutti gli studenti abbiano pari diritti, e pari diritti significa anche diritto alla connessione, quindi diritto di ricevere un kit di connettività. 

Le proposte relative alla sostenibilità ambientale sono un ampliamento di quelle già pensate dall’Ateneo nel programma ecologico presentato nel 2019? Quanto ancora c’è da fare secondo voi sul tema ambientale? Come andrebbe ridotto ad esempio l’uso della plastica?
Per quanto riguarda l’ambiente vorrei sottolineare ancora una volta che il gruppo Studenti Unisa è attivo da tempo, con ad esempio il progetto “Unisa plastic free” promosso in Consiglio degli Studenti. Anche il nostro gruppo, Studenti Medicina Salerno, sul campus di Baronissi ha avviato alcuni progetti di raccolta differenziata – quando ancora non era regolamentata molto bene – di clean up, organizzandone uno nelle zone circostanti il campus. Per quanto riguarda la plastica, l’istituzione di quelli che sono i distributori d’acqua nei vari siti strategici del campus, e la distribuzione a tutti gli studenti di borracce potrebbero essere già un primo punto fondamentale.

Chiedete di aumentare il numero di libri disponibili per il prestito e di provvedere alla digitalizzazione dei testi. Da questo punto di vista, quanto l’Unisa è indietro rispetto ad altre università che hanno consentito lo studio all’interno delle loro sedi durante i mesi scorsi considerando anche che il servizio di prestito e restituzione è stato attivato solo a settembre?
Penso che la biblioteca sia un po’ alla base di quelli che sono i vari diritti degli studenti. La biblioteca è garante per quegli studenti che hanno bisogno di alcuni libri – chi per esempio si laurea, chi per un semplice studio – della possibilità di farlo. La biblioteca è un centro fondamentale del sapere e di quelli che sono i diritti degli studenti. Andranno sicuramente ampliati gli orari di apertura, ma ci sarà da lavorare per rendere più disponibile e facile l’accesso alla biblioteca e ai servizi di prestito e restituzione senza continue interruzioni.

 

La Redazione