Baronissi: la mensa che verrà

Non è tra i primi edifici a notarsi quando si arriva all’interno del campus, ma basta camminare per pochi minuti per iniziare già a notarlo in lontananza. Da fuori appare come una struttura piuttosto ampia, qualche scalino e si è già nei pressi dell’entrata principale. In alto si legge la scritta “Punto Ristoro Campus Medico”. Vorremmo continuare questa descrizione scrivendo che l’edificio è stato organizzato in modo da offrire agli studenti di Baronissi una mensa degna della prima università del mezzogiorno, ma siamo costretti a cambiare repertorio. Varcato l’ingresso principale, lo spazio che segue ospita soltanto qualche tavolo, con poche sedie, e al lato il bancone su cui scorrono i vassoi. Quaranta posti: è il massimo della capienza del secondo punto ristoro dell’Università di Salerno.

Quando il servizio è stato inaugurato per la prima volta, tre anni fa, sembrava che il campus di Baronissi stesse finalmente ottenendo la sua indipendenza da quello di Fisciano, che si stesse finalmente rendendo autonoma la vita accademica degli studenti dei corsi di laurea afferenti al campo medico. Ma quella che sembrava una vittoria, si è presto rivelata come solo una timida iniziativa a favore di Baronissi. Per tanto tempo gli studenti e le associazioni studentesche hanno denunciato l’inadeguatezza del servizio: quaranta posti sono pochissimi, non dovrebbe essere necessario neanche farlo presente. Dopo un’estenuante attesa, quest’estate, sembrava che qualcosa stesse per cambiare: l’azienda campana per il diritto allo studio aveva pubblicamente annunciato il progetto di ampliamento della sala che avrebbe portato gli attuali quaranta posti a circa cento-centocinquanta. Il piano sarebbe dovuto essere operativo già a settembre, poi a ottobre, ora si parla di novembre ma chissà che non slitti ancora. I lavori, nonostante siano stati ufficializzati e pubblicizzati, non sono mai iniziati.

Il progetto, quando diventerà realmente operativo, permetterà a molti più studenti di ora di accedere al servizio mensa. Ma si tratterà, ancora una volta, soltanto di un approccio timido, dal momento che cento-centocinquanta posti non risolvono il problema in modo definitivo. Per un incremento più sostanzioso si dovrà attendere ancora: la struttura può attualmente prevedere solo l’ampliamento fino a un centinaio di postazioni perché, per allargare ancora di più il raggio di utenza, saranno necessari dei lavori di ristrutturazione dell’edificio.

La mensa di Baronissi avrebbe potuto già da tempo mettere a disposizione degli studenti un servizio migliore provando, oltre ad ampliare la sala, a garantire l’apertura serale della struttura, che avrebbe permesso – e in futuro permetterebbe – agli studenti di usufruire non solo del pranzo, ma anche della cena. L’impossibilità di accedere all’ultimo pasto della giornata non è solo un disservizio che si riversa nei confronti degli studenti che a Baronissi studiano, ma anche di quelli che vivono nelle residenze oppure sono fuori sede. Il campus medico di sera non è collegato a quello di Fisciano e questo impedisce a tanti studenti di accedere ad un servizio di loro diritto vista l’assenza di una struttura aperta di sera a Baronissi e di un servizio di trasporto da e per Fisciano (la navetta effettua l’ultima corsa alle 18:30).

L’azienda campana per il diritto allo studio ha impiegato solo qualche mese per ampliare la mensa di Fisciano in vista delle Universiadi, mentre per quella di Baronissi sembra che i lavori e l’incremento dei posti non siano mai stati, e continuino a non essere, una priorità. Meglio concentrarsi su dove puntano i riflettori mediatici, per assecondare la buona reputazione a cui qualcuno ha fatto riferimento, piuttosto che impegnarsi a garantire per tutti un servizio adeguato: il messaggio che si legge è questo, e più si tardano i lavori di ampliamento effettivo della mensa e più questo apparirà chiaro.