Formazione post-laurea: tanti medici, pochi specialisti

Del corso di laurea in Medicina e Chirurgia si è spesso parlato in relazione all’accesso limitato al percorso di studio, di come questa impostazione fosse lesiva del diritto allo studio di migliaia di diplomati e delle difficoltà organizzative a cui le strutture accademiche sarebbero andate incontro se il percorso di studio fosse stato reso accessibile a tutti. Altrettanta attenzione meriterebbe il secondo sbarramento a cui gli aspiranti medici specialisti vanno incontro durante la fase preparatoria all’accesso nel mondo del lavoro. Secondo il sindacato dei medici ANAAO – Assomed, attualmente in Italia mancano diecimila posti da medico specialista e nel 2025 ce ne saranno quasi diciassettemila in meno. Carenza di specialisti significa carenza di personale negli ospedali in grado di garantire un servizio adeguato ai bisogni della società. Il sistema sanitario nazionale si trova dunque agli albori di una grave crisi che rischia di minare la stabilità di un diritto fondamentale per i cittadini.

Ad ogni studente laureato in Medicina e Chirurgia, abilitato attraverso un esame di stato, dovrebbe essere concessa la possibilità di completare la propria formazione attraverso un percorso di specializzazione. La prassi, tuttavia, ci racconta tutt’altra storia: gli operatori del settore parlano a riguardo di “imbuto formativo”, espressione usata per descrivere il percorso di formazione di un aspirante medico che man mano si restringe fino a consentire ad una sola piccola quota di medici di specializzarsi. Il restringimento è imposto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca attraverso la pubblicazione di un numero di borse di studio che non raggiunge neanche la metà degli aspiranti borsisti. In occasione dell’esame di stato 2018-2019 hanno presentato domanda oltre diciottomila medici, mentre le borse garantite dal ministero sono state poco più di ottomila. La maggior parte dei medici che non riesce ad ottenere una borsa di studio per specializzarsi, definiti “camici grigi”, finisce per fare quello che già molti laureati fanno in Italia: cercano (e ottengono) in altri paesi le opportunità che qui non vengono concesse. L’Italia, in questo modo, non fa altro che danneggiarsi: l’impegno economico e organizzativo nella formazione dei medici si vanificherebbe e in più darebbe vita ad un sistema sanitario sempre più precario e inadeguato a causa della carenza di personale.

Le università che ad oggi hanno sottoscritto la mozione del network sono quelle di: Catanzaro, Salerno, Piemonte Orientale, Sassari, Parma, Cagliari, Messina, Udine, Campania (Vanvitelli), Molise, Pisa, Roma (Tor Vergata), Brescia, Bologna, Padova, Perugia, Pavia, Roma (La Sapienza), Torino, Bari.

 

 

Chi studia e lavora nel campo medico lo sa bene. Per questo motivo, insieme, hanno dato vita al network nazionale “Specializziamoci. Basta Imbuto Formativo” che, raccogliendo al suo interno studenti e rappresentanti, promuove l’interesse generale della classe accademica di Medicina e Chirurgia: quello di poter mettere a disposizione del sistema sanitario le competenze acquisite in anni e anni di studioLa richiesta del network al ministero è molto chiara: incrementare in modo considerevole le borse di studio e garantire la formazione adeguata di una nuova classe di medici, nonché di futuri operatori del settore sanitario. I rappresentanti degli studenti di Medicina delle varie università si sono attivati per presentare negli organi di governo la mozione del network e ottenere, in questo modo, l’approvazione della singola università, la quale formalizza il suo sostegno attraverso la presentazione al ministero di una nota di sottoscrizione. Tra queste, c’è anche l’Università di Salerno che in una seduta del Senato Accademico ha accolto l’appello del senatore Davide Masella (referente di Salerno per il network insieme a Rocco Aicale). Le istanze presentate negli organi accademici delle varie università non hanno soltanto lo scopo di chiedere il beneplacito dell’organo accademico in cui è presentata, ma anche di ottenere l’attenzione e l’impegno sul tema da parte del Direttore di Dipartimento di Medicina e del Rettore. Utile, questo, soprattutto all’interno della CRUI e nelle varie sedi nazionali di interesse accademico.

Il fine è quello di estendere il campo di chi chiede attenzione e intervento sul tema: non solo gli studenti di Medicina, ma anche i direttori dei dipartimenti, le università, i medici. Un tema che non interessa solo chi frequenta il corso di laurea in Medicina, ma l’intero paese che sul fronte sanità non può sottrarsi al dovere di garantire un servizio di rilievo. L’art. 32 della Costituzione sancisce l’obbligo per la Repubblica di tutelare la salute dei cittadini e questa attenzione non può non passare attraverso tutte le fasi di formazione degli aspiranti medici. È un controsenso investire nell’istruzione e poi tagliare i fondi alla specializzazione. Tutto ciò indebolisce il sistema e soprattutto non permette di adempiere al dovere costituzionale. La salute è un diritto di tutti, la formazione dei medici è una questione di interesse nazionale, qualcosa su cui il paese non può permettersi di assumere un atteggiamento noncurante.