South Park bandito dalla Cina

La serie tv statunitense South Park è moralmente offensiva, politicamente scorretta e va contro ogni tipo di moralismo e perbenismo: o la si ama o la si odia. Conosciuta in tutto il mondo per l’uso pungente della satira sociale – il suo più grande punto di forza – la serie è stata spesso doppiata in modo non letterale per non creare disagio, ma in Italia va in onda senza alcun tipo di censura su MTV e Comedy Central.

Lo scorso mercoledì 2 ottobre la non-convenzionale serie tv si è scontrata con il governo cinese per via dell’episodio “Band in China”, che allude a come Hollywood sia in grado di cambiare e plasmare i suoi contenuti per evitare di offendere i censori del governo cinese. Gli affari, quindi, vengono prima della democrazia e dei diritti umani. Durante il regime fascista, in Italia, il cinema era costretto a raccontare solo le “bellezze” del Paese e ad escludere tutto ciò che potesse mettere l’Italia in cattiva luce. Questa cosa non sembra essere cambiata nei meccanismi produttivi di Hollywood, soprattutto per quanto riguarda la Cina, conosciuta ovunque per la sua ossessione alla censura. Inoltre, per dimostrare le forti restrizioni del Paese asiatico basti pensare al fatto che il mercato cinese sembra essere quasi inaccessibile perché solo 34 film stranieri sono permessi ogni anno.

Il governo di Pechino ha reagito a queste allusioni venute alla luce tramite “South Park” eliminando tutti gli episodi della serie tv da internet e cancellando tutte le discussioni a riguardo su siti, blog e forum. Una mossa che non ha fatto altro che provare con incredibile efficacia ciò che è stato detto nell’episodio in questione.

L’episodio vede uno dei personaggi, Randy, che va in Cina per ampliare la vendita di marijuana, ma arrivato nel paese viene arrestato e sottoposto ai lavori forzati e alla rieducazi

one da parte del partito comunista. Qui incontra altri personaggi di vari cartoni animati tra cui Winnie The Pooh, incarcerato a causa di alcuni meme che lo comparavano a Xi Jinping (la vicenda è reale e il governo cinese ha davvero censurato il famoso orsetto giallo per questo motivo). Condotto a processo Randy accusa le autorità di essere prive di integrità ed espone la sua idea di libero commercio. 

I creatori della serie, Trey Parker e Matt Stone, hanno risposto alla censura della Cina scrivendo delle “scuse” ironiche e pubblicando l’intero episodio online gratuitamente in America: “Anche noi amiamo i soldi più della libertà e della democrazia. Lunga vita al Grande Partito Comunista Cinese! Possa il raccolto di sorgo di questo autunno essere abbondante! Siamo bravi ora, Cina?”

Nonostante la serie tv sia stata bandita, “Band in China” è ricomparsa, inserendosi nella più ampia protesta di Hong Kong: è stata proiettata nel distretto di Sham Shui Po, riunendo numerose persone. A documentare l’accaduto ci sono immagini diffuse via social dal giornalista e scrittore Kong Tsung-gan.

Molti sono stati i tweet di ragazzi cinesi sulla questione: “Ottimo lavoro! Non ho mai visto l’episodio prima e lo guarderò con tutta la famiglia. Grazie per aver difeso la libertà e la democrazia!” è uno di questi. Le reazioni degli utenti di twitter, cinesi e non, sono migliaia e continuano ad aumentare: si evince un entusiasmo per l’episodio dannato che è riuscito ad andare in onda nonostante la censura.

Michela Monaco