Unisa: formalismo e dissenso

Unisa: formalismo e dissenso

La cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2021/2022 dell’Università degli studi di Salerno si è svolta questo 29 novembre nell’aula magna situata presso il campus di Fisciano. L’evento ha rappresentato l’inizio delle attività universitarie per tutta la comunità accademica, anche se in maniera simbolica considerato l’avvio dei corsi solitamente verso la fine di settembre e l’inizio di ottobre. Per onorare la giornata sono intervenuti come componenti dell’Ateneo: il Rettore Vincenzo Loia, Gerardo Pintozzi in qualità di rappresentante in Senato Accademico del Personale Tecnico-Amministrativo e Carmen Rosaria Scalcione attuale Presidente del Consiglio degli Studenti. Come ospiti d’onore, invece, sono stati chiamati in causa: Federico Cafiero de Raho, Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e Marco Minniti, Presidente della Fondazione Med-Or ed ex Ministro degli Interni. Ed è stato proprio quest’ultimo nome a destare il dissenso della classe studentesca e, in particolar modo, dell’associazione Link – Fisciano. Contemporaneamente alla cerimonia, i componenti del collettivo hanno organizzato e svolto un presidio contro la presenza di Marco Minniti. “Daspo universitario per chi criminalizza gli ultimi e il soccorso in mare. Minniti fuori dall’unisa”, queste le parole impresse sullo striscione che li accompagnava. Un esplicito riferimento a quello che è stato il lavoro politico di Minniti quando ha ricoperto, da fine 2016 a metà 2018, la carica di Ministro degli Interni per il governo Gentiloni. Gli studenti e le studentesse di Link – Fisciano hanno sintetizzato, tramite un post pubblicato sui canali social dell’associazione, le ragioni della protesta con tre concetti chiave: immigrazione, accordi con la Libia e sicurezza urbana. Punti che richiamano il decreto Minniti-Orlando del 2017, criticando gli stessi elementi che furono disapprovati all’epoca dei fatti anche dalle associazioni umanitarie. In materia di sicurezza urbana, Link-Fisciano contesta le “disposizioni a tutela della sicurezza delle città e del decoro urbano” presenti nel decreto Minniti, strumenti finalizzati alla prevenzione di condotte che impediscono l’accessibilità e la fruizione di alcuni luoghi delle città. Oltre al lavoro svolto da Minniti in qualità di ministro dell’Interno, è stato contestato anche il suo attuale ruolo di presidente della Fondazione privata Med-Or di Leonardo Spa, carica per la quale è stato invitato a prendere parola per l’apertura ufficiale del 55° anno accademico dell’Università degli studi di Salerno. La stessa vissuta quotidianamente anche dagli studenti e le studentesse del presidio spontaneo che ha chiesto a gran voce l’annullamento dell’intervento dell’ex Ministro dell’Interno e il suo allontanamento dall’ateneo

Marco Minniti arriva all’Università degli studi di Salerno in qualità di Presidente della Fondazione Med Or, nata quest’anno per iniziativa della Leonardo S.p.a, attiva nel settore della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza. Il Rettore Vincenzo Loia è membro del Comitato Scientifico della Fondazione. La Med Or promuove “attività culturali, di ricerca e formazione scientifica, al fine di rafforzare i legami, gli scambi e i rapporti internazionali tra l’Italia e i Paesi dell’area del Mediterraneo allargato fino al Sahel, Corno d’Africa e Mar Rosso (“Med”) e del Medio ed Estremo Oriente (“Or”).” Dei “rapporti” intrapresi da Marco Minniti, ex Ministro dell’Interno, con i Paesi dell’area del Mediterraneo, specificamente con la Libia, ne abbiamo avuto esperienza diretta dal 2017 quando, con la battaglia contro le ONG impegnate nei salvataggi in mare e continua ad essere perpetrata dall’attuale governo in carica, e continua soprattutto ad essere caratterizzante per quanto riguarda la discussione relativa alla percezione delle attività delle ONG impegnate nel salvataggio dei e delle migranti nel Mediterraneo. L’apripista verso la presunta “cattiva condotta” delle Organizzazioni Non Governative è stato proprio Marco Minniti, che nel 2017 fu il maggiore promotore del “Memorandum Italia-Libia”, un accordo tra l’Italia e la guardia costiera libica, le cui violazioni dei diritti umani all’interno dei “centri d’accoglienza” sono note e testimoniate. Le stesse violazioni avvengono parallelamente in Italia nei CPR -Centri Permanenti per il Rimpatrio- nati grazie alla legge Minniti-Orlando, teatro di grave decadenza della tutela dei diritti umani, giudicati lesivi della libertà personale dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. La Fondazione Med OR, tramite la costituzione di un Comitato Scientifico a cui contribuiscono numerose personalità del mondo accademico, mostra la volontà di cooperare con le università. Ma una discussione sulla portata politica di una rappresentanza di questo tipo all’interno degli Atenei è fondamentale. Una presa di posizione effettiva rispetto a ciò che Minniti ha rappresentato per la deriva ideologica di questo paese è necessaria per dimostrare che, nelle università, è possibile dibattere effettivamente su ciò che accade intorno ad una comunità studentesca e non, che pensa e non accetta passivamente ciò che le accade intorno.

Nel corso della cerimonia a prendere parola è stata anche la neo-eletta Presidente del Consiglio degli studenti, Carmen Rosaria Scalcione, che ha ricordato la necessità di tornare presto a vivere pienamente l’università attraverso l’ampliamento degli orari di apertura delle biblioteche e delle aule studio. A pochi metri più in là, distante dal formalismo interno alla sala, un gruppo di studenti e studentesse facenti parte dell’associazione Link-Fisciano partecipava all’evento con un presidio spontaneo per esprimere dissenso verso la politica condotta dell’ospite ex ministro Marco Minniti. Ed ecco la prima lezione pratica da apprendere quando si è una matricola: all’Unisa c’è sempre più di quel che (non) si vede. Anche se il presidio si è svolto fuori, lontano dal riconoscimento ufficiale dell’ateneo, a gestirlo è pur sempre stata la rappresentanza studentesca. Un’altra, s’intende, ma pur sempre una realtà associativa mossa e propinata da chi in ateneo studia e interagisce attivamente. La partecipazione di una sola rappresentanza risponde ad una logica formalistica (il Consiglio degli Studenti è l’organo dove sono rappresentati tutti gli studenti e le studentesse di ogni corso di laurea), tuttavia è sempre alto il rischio di cadere in un eccesso di approssimazione quando si prova a circoscrivere il campo d’azione di una comunità estesa quale è quella studentesca. Il discorso è da incentrarsi su quanto, in questi e altri eventi, si dia reale voce anche agli altri, a quelli che restano fuori, che non sono invitati alla festa. Ce lo si chiedeva già nel 2019 quando la stessa associazione, Link – Fisciano, tentò di prendere parola all’interno di una seduta del Senato Accademico. In questo caso, così come nell’altro, era già presente una voce rappresentativa della comunità studentesca, ma non è pensabile immaginare che la stessa possa sempre (o debba sempre) essere in linea con quella esterna, che resta al di fuori della porta.

La rappresentanza può anche muoversi in modo disgiunto, senza essere un solo corpo e una sola voce, può riconoscere al suo interno differenze più profonde dalle classiche inerenti al percorso di studio. È nel confronto, nella possibilità di mutare prospettiva e idea che prende forma il reale potere della rappresentanza. Gli spazi di democrazia diretta e trasversale interni al campus, capaci di intercettare chi resta fuori dall’orbita dell’associazionismo, erano e restano un tema da affrontare. Soprattutto in un evento che si propone di accogliere le matricole, accettare la moltitudine e sostenere le diversità (di studio, pensiero, cultura). Perché, alla fine, è questo ciò che siamo. E il modo in cui cerchiamo di esistere insieme nel campus, ossia di co-esistere, è ciò che più ci definisce. La possibilità di interagire con realtà lontane dalle nostre, per esperienza e conoscenza, e quindi di conoscere molto più di ciò che si potrebbe apprendere andando unicamente in aula. Gli studenti e le studentesse all’unisa non sono solo studenti e studentesse. Sono una comunità. E in quanto tale, la necessità di far sentire la propria voce (e quindi le tante voci) era e resta ancora animata dal profondo desiderio di essere parte integrante di qualcosa in cui essere ascoltati e avere spazio. Senza tutto questo, un evento di tale portata non diventa più una giornata da dedicare alle matricole, a chi si accinge ad iniziare il proprio percorso di studio, ma solo un’occasione in cui sfoggiare il potere dell’ateneo.