Referendum Eutanasia Legale: il punto della situazione

Referendum Eutanasia Legale: il punto della situazione

Essere liberi fino alla fine. È questa la massima, il principio sul quale si basa il referendum sull’Eutanasia Legale. Una raccolta firme, organizzata in tutta Italia e anche attraverso un form online, in nome della libertà. Del Comitato Eutanasia Legale, promotore dell’iniziativa, fanno parte l’UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti), i Radicali Italiani, la Chiesa pastafariana italiana e l’Associazione Luca Coscioni, fondatatrice della delegazione. Dal 2013 il Comitato lavora in direzione dell’approvazione di una legge che legalizzi l’eutanasia affinché chiunque si trovi nelle condizioni di dover affrontare cure sanitarie senza lo spiraglio di una guarigione possa decidere, liberamente, di porre fine al proprio calvario. 

Dopo quattro anni di battaglie e istanze, il 14 dicembre 2017, in Italia è stata approvata la legge sul testamento biologico (DAT) che dà la possibilità di sottoscrivere un documento in cui raffigurano tutte le disposizioni che il personale sanitario è tenuto a seguire in caso di malattie terminali e di incapacità di intendere e volere. Questo riconoscimento è stato considerato una grande vittoria da parte del Comitato, seppur dal sapore un po’ agrodolce poiché la legge sul biotestamento è solo metà dell’obiettivo primario: legalizzare l’aiuto medico alla morte volontaria in Italia. Procedura già permessa in alcuni stati dell’Unione Europea quali: Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Lussemburgo, Ungheria, Spagna, Olanda, Svezia, Portogallo e Svizzera.

Il caso Cappato sembrava aver smosso un po’ le acque. Nel 2017 Marco Cappato, esponente dei Radicali, è stato l’accompagnatore di Fabiano Antoniani in arte Dj Fabo. Quest’ultimo, reso tetraplegico in seguito a un incidente stradale, decise di recarsi in una clinica in Svizzera per sottoporsi al protocollo “morte volontaria assistita”, il 27 febbraio del 2017. Il giorno dopo, tornato in Italia, Marco Cappato ha scelto di autodenunciarsi. La prima a pronunciarsi sul tema fu la Corte Costituzionale il 24 settembre 2019, costretta ad esporsi dopo il lungo silenzio del Parlamento, e sulla scia della legge sul testamento biologico – legge n.219 2017 – ha ritenuto non punibile ai sensi dell’art. 580 del codice penale chi aiuta un paziente affetto da una patologia irreversibile, capace di intendere e valore, a ricorrere al suicidio assistito. Da qui, la decisione del Tribunale di Milano di assolvere formalmente, il 23 dicembre 2019, Marco Capppato dall’accusa di aiuto al suicidio.

Esistono due forme di eutanasia: attiva e passiva. Quest’ultima è provocata dall’interruzione o dall’omissione di un trattamento medico necessario alla sopravvivenza dell’individuo, come la nutrizione, l’idratazione e la respirazione artificiale. La prima, invece, si divide a sua volta in diretta e indiretta. Nella versione diretta, il decesso è provocato tramite la somministrazione di farmaci, per la maggior parte per via endovenosa, che inducono alla morte e ad eseguire la procedura è il medico. L’indiretta, si verifica quando l’impiego di sostanze per alleviare la sofferenza, in quantità maggiore rispetto a quella prevista per la terapia del dolore, causa come effetto secondario la diminuzione dei tempi di vita. Attualmente, entrambe le versioni dell’eutanasia attiva sono vietate dal nostro ordinamento. La versione diretta ai sensi dell’art. 579 del Codice Penale sull’omicidio del consenziente, mentre quella indiretta dall’art. 580 del Codice Penale sull’istigazione e l’aiuto al suicidio.  

Sono passati 8 anni dal deposito della proposta di legge Eutanasia Legale, ora diventata le fondamenta per il referendum #liberifinoallafine che vuole abrogare parzialmente la norma penale – presente nell’art. 579 del Codice Penale – che impedisce l’introduzione dell’Eutanasia legale in Italia.

All’interno dell’attuale art. 579 del Codice Penale (omicidio del consenziente) si legge: 

Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui, è punito con la reclusione da sei a quindici anni. Non si applicano le aggravanti indicate nell’articolo 61. Si applicano le disposizioni relative all’omicidio [575-577] se il fatto è commesso:

  1. Contro una persona minore degli anni diciotto;
  2. Contro una persona inferma di mente, o che si trova in condizioni di deficienza psichica, per un’altra infermità o per l’abuso di sostanze alcooliche o stupefacenti;
  3. Contro una persona il cui consenso sia stato dal colpevole estorto con violenza, minaccia o suggestione, ovvero carpito con inganno.

Le relative abrogazioni referendarie propongono nel quesito di eliminare i termini:
-Comma 1: «la reclusione da sei a quindici anni.»;
-Comma 2: per intero;
-Comma 3: «Si applicano»

Nell’eventualità che l’intervento referendario fosse approvato, l’eutanasia attiva sarà consentita nelle forme previste dalla legge sul consenso informato e il testamento biologico, e sui requisiti introdotti dalla Sentenza della Consulta sul “Caso Cappato”. Inoltre, nella forma abrogata le attuali aggravanti previste per l’omicidio del consenziente (minore, infermo di mente o soggiogato) diverrebbero le uniche situazioni in cui non è consentito praticare l’eutanasia, rendendo lecito applicarla qualora esplicitamente richiesta (in maniera inequivocabile e reiterata nel tempo) da una persona maggiorenne, in pieno possesso delle sue facoltà mentali e privato da qualsiasi tipo di condizionamento.

“Impedire agli altri di decidere per noi”. È una delle frasi presenti sul sito ufficiale dell’Eutanasia Legale. Un periodo che riassume perfettamente l’obiettivo del progetto di legge. “Non so cosa farei, ma vorrei essere libero di decidere”, è ciò che ha spinto molti cittadini a firmare in favore del referendum. La libertà rappresenta un principio inalienabile e fondamentale che deve essere garantito attraverso le norme legislative. Aggiungere tra queste l’eutanasia legale non significa rinnegare la vita, ma rispettarla fino alla fine.

 

Annaclaudia D’Errico

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