L’America oscura del fanatismo religioso e della violenza

Il nuovo film di Antonio Campos è appena uscito su Netflix, si tratta de “Le strade del male” (The Devil All The Time) ed è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo scritto nel 2011 da Donald Ray Pollock. La scelta eccellente del cast corale comprende Tom Holland, Bill Skarsgard, Robert Pattinson, Haley Bennett, Harry Melling, Eliza Scanlen, Riley Keough. Le riprese sono iniziate nel febbraio del 2019 e terminate nell’aprile seguente in Alabama.

Tutto inizia nel 1945 nello scenario della Seconda Guerra Mondiale, dove Willard Russell (Bill Skarsgard) viene segnato per sempre dalla vista di un suo commilitone crocifisso dai giapponesi. Tornato in Ohio si innamora di una barista, con la quale creerà una famiglia. Allo stesso tempo Helen (Mia Wasikowska) si sposa con il predicatore Roy Laferty (Harry Melling) con cui ha una bambina. Il predicatore, convinto di saper resuscitare i morti, uccide la moglie in un bosco, ma fallendo nel rito la seppellisce e scappa. La storia ritorna su Willard e suo figlio Arvin (Tom Holland), al quale insegna di rispondere alla violenza con la stessa moneta. Quando Arvin resta orfano dopo motivi espliciti che portano i genitori alla morte, torna a casa dei nonni dove conosce e cresce con Lenora (Eliza Scallen), la figlia del reverendo ormai morto. Con un salto temporale si arriva nel 1965: in città arriva un nuovo reverendo, Preston Teagardin (Robert Pattinson), oggetto dell’infatuazione di Lenora, approfittandone la soggioga e la mette incinta. Successivamente il reverendo nega tutto e le consiglia di abortire; la ragazza prenderà una decisione sbagliata che la porterà alla morte. Arvin le farà giustizia e scapperà dalla città accettando un passaggio da una coppia di serial killer, ma con la pistola del padre spara ad entrambi ed arriva alla cittadina dove è nato. Si ritrova uno scenario devastante: la sua vecchia casa era stata bruciata e l’unica cosa che gli è rimasta era il luogo nel bosco dove andava a pregare con il padre. Lì si imbatte in un poliziotto che lo aveva rintracciato dopo i tre omicidi, ma aprendosi una via di fuga ritorna sulla strada dove trova un hippie che lo aiuta. Da quel momento inizia a ragionare sul suo futuro, spera di venir scagionato dalla legge e di farsi una famiglia oppure di arruolarsi nell’esercito, in entrambi i casi seguirebbe le orme del padre.

Il film è duro e crudo, narra della vita che ruota intorno alle piccole cittadine americane facendo emergere il lato oscuro delle persone che le abitano: si abbandonano a vizi, menzogne, prepotenza e follia omicida scaturiti per lo più da un malsano fanatismo religioso. Lo stile narrativo fa distinguere la pellicola dalla massa, sottolineando lo spaccato sociale raccontato. La pellicola è così scomoda che quel che ne resta è l’angoscia e il senso di impotenza che si percepisce alla visione, celebra il disfattismo e la decadenza della vita corrotta di tutti i personaggi, accompagnando lo spettatore dalla fine della Seconda Guerra Mondiale alla guerra nel Vietnam.

Il ritmo è volutamente rallentato, come se volesse spezzare la frenesia delle tragedie che si susseguono, crea un leggero senso di speranza che è pronto a svanire appena si preannuncia il successivo colpo di scena. Tutto questo, accompagnato dalla voce narrante, porta il pubblico a pensare che ormai quei luoghi sono stati abbandonati dal buon senso e dalla speranza stessa. La fotografia di Lol Crawley sottolinea ancor di più questo senso di inadeguatezza e impotenza che i protagonisti si ritrovano a vivere. Le strade del male riporta lo stesso pensiero verghiano per cui nessuno può sfuggire al fato e al destino a cui è abbandonato, nonostante ciò che si tenti di fare.

Si tratta di una pellicola ambiziosa, con un cast all star, ma forse sovraccarica lo spettatore di elementi ed avvenimenti in troppo poco tempo per essere assimilati. Del resto vale la pena di essere visto se si è alla ricerca di un film diverso dal solito, con uno sfondo storico e che si muove tra i drammi dell’America oscura, violenta e selvaggia, resa affascinante dall’ambientazione e dalle performance degli attori.

Gaia Troisi