Inquinamento: il primato dell’Italia

Inquinamento: il primato dell’Italia

L’Italia non vince molti premi, ma sicuramente scala le classifiche tra i paesi più inquinati in Europa. Il fenomeno è ormai diventato un’emergenza costante nel nostro Paese non più giustificabile con le avverse condizioni meteo-climatiche della pianura padana o legate alla sola stagionalità invernale come spesso i cittadini sono indotti a credere. Secondo il dossier di Legambiente “Mal’Aria di città”, pubblicato il 22 Gennaio scorso, nel 2018 sono stati superati i limiti giornalieri previsti per le polveri sottili e per l’ozono (35 giorni per il Pm10 e 25 per l’ozono) in ben 55 capoluoghi di provincia. Il riscaldamento domestico, tra i fattori che maggiormente influiscono sull’inquinamento e in cui il nostro paese eccelle, è la principale fonte del Pm10 primario, ovvero materiale allo stato solido o liquido, disperso finemente nella bassa atmosfera e particolarmente stanziale in condizioni meteorologiche simili a quelle attuali. Tra le città italiane con il più alto tasso d’inquinamento dovuto al traffico vi è Brescia, dove nelle vicinanze della centralina Villaggio Sereno, un quartiere della circoscrizione sud che conta circa 5.750 residenti, è stata costruita un’autostrada. Questo ha comportato un incremento rilevante di sostanze inquinanti di cui molto probabilmente la più dannosa è il particolato, una combinazione di materiale organico e sostanze inorganiche, generato normalmente sia da attività naturali che umane: particelle, fibre, acidi, metalli e silice sono solo alcuni degli elementi che lo compongono.

L’Italia si classifica come uno dei Paesi europei con il più alto tasso di motorizzazione, con una media di circa 65 auto ogni 100 abitanti che, se paragonati alle media di città come Parigi o Stoccolma rispettivamente di 36 e 38 auto ogni 100 abitanti, risultano decisamente preoccupanti. Complessivamente il 65,3% degli spostamenti avviene in auto, il 17,1% a piedi, il 3,3% in bici, il 3% in moto e scooter, il 4,4% col trasporto pubblico, il 2,2% in pullman e treno, il 4,6% combinando diversi mezzi. Dati che fanno chiaramente intendere che per ottenere un miglioramento sostanziale della qualità dell’aria bisognerebbe invertire le percentuali. Per tornare a respirare le città hanno bisogno di ridurre con decisione il traffico motorizzato privato (in Italia ci sono 38 milioni di auto private) e di cambiare la mobilità. Secondo l’EEA (l’Agenzia Europea per l’Ambiente) servirebbe “una trasformazione radicale perché non possiamo aspettarci dai limiti emissivi degli Euro 6 una significativa riduzione degli inquinanti a rischio sanitario e ancor meno una riduzione della CO2: l’automobile ibrida ed elettrica sono un percorso obbligato, ma non sufficiente”. Cambiamento di mobilità e di stili di vita che in Italia, come dimostrano i dati, stentano a partire.

Il rapporto annuale dell’EEA, redatto nel 2018 con dati aggiornati al 2015, ci ricorda come ogni anno in Europa siano oltre 422.000 le morti premature per inquinamento atmosferico. L’Italia, purtroppo, si colloca tra i paesi europei peggiori, con più decessi in rapporto alla popolazione, pari a più di 60.600 nel solo 2015. Un vero e proprio primato negativo di cui dovremmo iniziare ad occuparci con la massima urgenza. Le soluzioni per contrastare i fattori determinanti per l’inquinamento sono ormai note. Sta solo a noi, e alle istituzioni pubbliche, iniziare ad applicarle. Garantire un soddisfacente servizio di trasporto pubblico, in sostituzione al grande utilizzo dell’auto, potrebbe essere un buon punto di partenza. Così come imparare ad utilizzare l’auto solo quando si è costretti a percorrere tratti molto lunghi. Piccoli cambiamenti nelle nostre abitudini che potrebbero contribuire ad abbassare quelle percentuali e a condurre una vita più sana.

Annaclaudia D’Errico