Una tempesta perfetta nei paradisi tropicali

Grosse perturbazioni d’aria calda e fredda si scontrano in gigantesche aree oceaniche. Da questa singolare collisione tra la calura estiva ed il freddo invernale, nasce un uragano anomalo e distruttivo che “colpisce esattamente l’area più vulnerabile di una regione, provocando il massimo danno possibile per un uragano di quella categoria”. In meteorologia, un tornado generato dallo scontro di correnti opposte, capace di provocare in poche ore disastri di difficile quantificazione, è detto “tempesta perfetta”. Una delle manifestazione più celebri del fenomeno avvenne nel 1991 dal 26 al 30 ottobre nell’Oceano Atlantico, distruggendo pescherecci e mietendo vittime. Il fenomeno ha acquisito, negli anni a venire, una certa popolarità grazie all’omonima trasposizione cinematografica degli eventi del ’91 di di Wolfgang Petersen  con George Clooney, Mark Wahlberg e Diane Lane. Il giornalisti hanno invece utilizzato l’espressione “tempesta perfetta” per descrivere la crisi finanziaria globale del 2007/2012.

La battaglia tra “fuoco e ghiaccio” è diventata ormai uno degli argomenti principali delle discussioni riguardanti la deriva ambientale del pianeta. La metonimia della tempesta perfetta è infatti tornata negli ultimi tempi alla mente degli studiosi per descrivere il collasso della biodiversità e degli ecosistemi nei tropici. La celebre rivista Philosophical Transactions of the Royal Society, per l’inizio del 2020, ha mappato più di 100 località in cui barriere coralline e foreste tropicali sono a rischio, dalle Seychelles alla Foresta amazzonica, dalle Isole dei Caraibi alle Maldive. I fattori determinanti per l’inesorabile deterioramento degli ecosistemi sono i repentini cambiamenti climatici e le condizioni meteorologiche estreme che fondali marini e foreste subiscono, ovviamente, a causa della mortifera attività umana (deforestazione, pesca eccessiva, inquinamento). Gli studiosi  Filipe França e Cassandra E. Benkwitt, insieme al team di ricercatori dell’Università di Lancaster hanno evidenziato il pericoloso propagarsi di dei danni evidenti subiti ai tropici sulla terra e sott’acqua.

Secondo la Benkwitt, ecologa marina, l’interazione tra eventi meteo e scarsa tutela dei fondali da parte dell’uomo può provocare danni irreparabili a lungo termine: “Per le barriere coralline, eventi così estremi riducono la copertura dei coralli vivi e provocano cambiamenti duraturi per entrambi i coralli e le comunità ittiche, unendo le minacce locali a causa della scarsa qualità delle acque e della pesca eccessiva. Sebbene la traiettoria a lungo termine per le barriere coralline dipenderà da come eventi estremi interagiscono con questi fattori di stress locali, anche le barriere coralline relativamente incontaminate sono vulnerabili sia ai cambiamenti climatici che alle condizioni meteorologiche estreme”.

Filipe França evidenzia invece la possibile incapacità da parte di ecosistemi come le foreste tropicali di riprendersi del tutto dopo aver subito un tale stress a causa dell’attività umana: “Le foreste tropicali sono molto importanti per la biodiversità globale, quindi è estremamente preoccupante che siano sempre più colpite sia dai disturbi climatici che dalle attività umane. Molte minacce locali alle foreste tropicali, come la deforestazione e l’inquinamento, riducono la diversità e il funzionamento di questi ecosistemi. Ciò a sua volta può renderli meno in grado di resistere o riprendersi da condizioni meteorologiche estreme. La nostra ricerca evidenzia l’estensione del danno che stanno subendo gli ecosistemi e la fauna selvatica nei tropici da queste minacce interagenti”.

Da una ricerca così catastrofica, il quesito sulla possibilità di riuscire quanto meno a limitare i danni provocati alla biodiversità marina e terrestre è d’obbligo. La conclusione della ricerca non lascia spazio ad ulteriori interpretazioni: l’unico modo per salvaguardare i 100 luoghi a rischio distruzione è smetterla. Basterebbe, secondo gli studiosi, ridurre a livello internazionale le emissioni di CO2 per invertire questa tendenza in modo da contrastare eventi del tutto evitabili come Uragani, ondate di caldo, incendi boschivi, acidità delle acque. La lenta e dilagante distruzione dei paradisi tropicali, meta prediletta per vacanze mondane e lune di miele è attribuibile soltanto alla nostra interferenza con l’ambiente che ci ospita. L’unica soluzione possibile è farsi da parte.

 

La Redazione

Fonti:

https://bit.ly/3aZpqYa

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