La speranza dall’Europa: il Green Deal

“Il costo della transizione sarà ingente, ma il costo dell’inazione sarà maggiore.”

Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea

Da anni ormai gli scienziati ci avvertono che il nostro pianeta non è in grado di assorbire la quantità di inquinamento prodotta dall’uomo: attualmente sfruttiamo la Terra come se fosse 1,8 volte più grande. I cambiamenti climatici in atto da decenni sono sempre più evidenti, la temperatura media aumenta di anno in anno a causa della presenza nell’atmosfera di gas ad effetto serra. L’ultimatum lanciato dagli esperti e da tutti gli attivisti è chiaro: abbiamo solo 30 anni per evitare che la temperatura media aumenti più di 1.5 C° o le conseguenze per l’ambiente, l’uomo e l’economia saranno disastrose. Alla fine del 2019 la Cop25 dell’Onu si è conclusa con un nulla di fatto e la Cop26, con relative discussioni sull’accordo di Parigi, inizialmente previste per il 2020, sono state rinviate al 2021. Negli Stati Uniti la proposta di un Green New Deal è arrivata dalle fila democratiche e ha raccolto numerosi consensi tra gli attivisti per l’ambiente. Per ora i cambiamenti climatici non sono una preoccupazione per il Presidente Trump, che dall’inizio del suo mandato si è mostrato disinteressato alla questione, nonostante gli USA siano uno degli Stati che produce le maggiori emissioni al mondo.

La speranza arriva dall’Europa, che vuole proporsi come paladina della lotta ai cambiamenti climatici, e ha registrato una diminuzione notevole delle proprie emissioni dalla fine del secolo scorso, ma questa non risulta sufficiente. A dicembre Ursula von der Leyen è entrata in carica come nuova Presidente della Commissione Europea e, come preannunciato, il pilastro del suo mandato sarà proprio la tutela dell’ambiente: la sua proposta è quella di un Green Deal Europeo, una strategia o meglio una tabella di marcia per rendere l’Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050 tutelando i cittadini e la biodiversità. Il progetto, approvato a metà gennaio dal Parlamento Europeo, si articola su diversi obiettivi: decarbonizzare il settore energetico, responsabile del 75% delle emissioni di gas serra dell’Unione; rendere gli edifici efficienti energeticamente, dato che al momento sono responsabili del 40% dei consumi energetici; sostenere le industrie, di cui solo il 12% usa materiali riciclati, nell’innovazione verso l’economia verde; investire in tecnologie rispettose dell’ambiente; introdurre nuove forme di trasporto (settore che ora rappresenta il 25% delle emissioni di gas serra dell’UE) che siano più pulite, economiche e sane.

L’obiettivo nel breve periodo è ridurre le emissioni entro il 2030 di almeno il 50% rispetto ai livelli del 1990. È prevista una spesa di 100 miliardi di euro nei prossimi dieci anni, che sarà sostenuta dal Just Transition Mechanism, a cui potranno accedere tutti i membri dell’Unione e che mobiliterà investimenti pubblici dall’UE, dai Paesi membri e dai privati. I Paesi con un alto consumo di carbone e con un elevato numero di occupati nel settore dei combustibili fossili riceveranno gli aiuti più ingenti, fra questi emerge la Polonia che riceverà 7.5 miliardi di euro. I Paesi che hanno raggiunto un buon livello di energie sostenibili e che hanno già attuato misure nazionali riceveranno un finanziamento minore.  Il meccanismo è volto quindi anche a tutelare le economie nazionali e i cittadini impiegati nei settori che dovranno essere convertiti.

A marzo la Commissione Europea ha presentato a tutti gli organi dell’apparato istituzionale europeo la proposta per la prima legge europea sul clima. Ci si propone di tracciare un percorso a lungo termine, creare sistemi per monitorare i progressi, dare sicurezza agli investitori e garantire una transizione verso la neutralità climatica che sia irreversibile. In questo modo l’azzeramento delle emissioni entro il 2050 diverrebbe un obiettivo giuridicamente vincolante per tutti gli Stati membri. La Commissione sta lavorando anche a un Patto climatico europeo per coinvolgere in prima persona i cittadini e le comunità nelle azioni a favore dell’ambiente. Fino al 27 maggio sul sito web dedicato è stato possibile partecipare a delle consultazioni aperte a tutti i cittadini europei per conoscere le loro idee sulle azioni da intraprendere.

Le critiche al Green Deal sono numerose, in riferimento al margine temporale, ritenuto troppo ampio, ma principalmente riguardo l’aspetto economico, dato che il maggiore sforzo è richiesto agli Stati membri, che sono vincolati proprio dai margini europei di bilancio.

Martina Bianchi

Articolo tratto dal bollettino informativo “Metamorfosi”.