Dispsc: punto di rottura

All’inizio dell’anno accademico 2019/2020 si è verificato un importante cambiamento all’interno dell’ateneo salernitano. Il dipartimento DISPSC, che incorporava al suo interno i corsi di laurea in Sociologia, Scienze Politiche e Scienze della Comunicazione, è stato scisso nei due dipartimenti DISPC e DISPS, con i rispettivi direttori Virgilio D’Antonio e Gennaro Iorio. Nel primo non rientra più tra i corsi di laurea quello in Sociologia che ora afferisce al secondo insieme al nuovo corso di laurea in Studi Diplomatici, Internazionali e sulla Sicurezza Globale, che rientra nella classe di laurea L-36, la stessa della triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni internazionali. Il nuovo dipartimento DISPS ha visto anche l’istituzione della nuova magistrale LM-52 in Global Studies and EU ideata dal professore Francesco Amoretti.

L’idea iniziale, precedente a questa scissione, era quella di isolare il corso di laurea in Scienze della Comunicazione in un singolo dipartimento, lasciando Sociologia e Scienze Politiche insieme in un altro. Una manovra che è stata considerata impossibile, infatti la proposta in Senato Accademico fu bocciata perché un dipartimento non può prevedere al suo interno un solo corso di laurea. Si è passati così al progetto che è stato poi realizzato in tempi celeri. Una divisione avvenuta in modo talmente rapido che gli studenti e il personale tecnico amministrativo non hanno avuto letteralmente il tempo di rendersene conto. Iter burocratici che, in tempi normali, avrebbero avuto bisogno di almeno sei mesi per realizzarsi, sono stati magicamente ridotti a due. Nessuna discussione negli organi intermedi prima che la proposta arrivasse in Senato Accademico dove, con l’approvazione dell’allora Rettore Aurelio Tommasetti, il progetto ha preso vita. Nessuna considerazione della componente studentesca che, da un giorno all’altro, non sapeva più dove fosse collocata la segreteria afferente al proprio corso di laurea. Nessuna comunicazione a riguardo è stata fatta al personale tecnico amministrativo. Quest’ultimi, da un giorno all’altro, hanno trovato delle pareti divisorie all’interno degli uffici e un sovraccarico di lavoro ad attenderli alle rispettive scrivanie.

La scissione in due dipartimenti, visti i tempi brevi in cui è stata messa in atto, ha causato non poche conseguenze e vuoti da riempire. Come quello lasciato dalla professoressa Paola Attolino, referente per il progetto Erasmus del vecchio dipartimento DISPSC, attualmente docente presso il nuovo dipartimento DISPS istituito. Quest’ultima, con il suo trasferimento, ha portato con sé i fondi e le convenzioni stabilite con varie università afferenti al progetto (Rettifica della docente). Altri docenti si sono spostati nell’altro dipartimento e diversi posti sono stati lasciati vacanti, mettendo così in difficoltà sia gli studenti che il personale rimasto. Forse sarebbe stato più semplice arricchire l’offerta formativa dell’ormai ex DISPSC con l’introduzione di un nuovo curriculum nel corso di laurea in Scienze Politiche già esistente? Soprattutto perché il piano di studi della nuova triennale del DISPS è quasi lo stesso della corrispondente del DISPC con solo degli esami dedicati a temi internazionali che lo differenziano dal precedente. In ogni caso, sarebbe risultato più adeguato attendere i tempi necessari per reclutare nuovo personale docente per non lasciare insegnamenti scoperti e concedere la possibilità agli organi d’Ateneo di esprimersi con la dovuta attenzione. In modo da prendersi il tempo necessario per eleggere dei rappresentanti degli studenti anche nel nuovo corso di laurea in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, sprovvisto della figura di referente delle problematiche della classe studentesca per l’intero anno accademico.

Un dipartimento che incorpora corsi di laurea che dovrebbero preparare al meglio gli studenti nell’arte della comunicazione, che sia questa politica o pubblicitaria, dovrebbe quanto meno eccellere in questa direzione. Invece di rilegare gli studenti ed i componenti coinvolti nella scissione ad una accettazione passiva di quanto è accaduto. La classe studentesca, intanto, continua a fare i conti con spazi insufficienti. Quest’ultimi conseguenza diretta della circostanza in cui si sono trovati gli studenti del DISPC, DISPS e DISES, costretti a seguire in un solo edificio. Per cercare di ottemperare all’elevato numero di frequentanti dei differenti corsi di laurea, l’aula Foa – chiamata anche Aula del Consiglio –  è stata inserita tra quelle destinate alla didattica. Forse sarebbe stato opportuno vagliare in modo più meticoloso la decisione prima di metterla in atto, così la scissione del dipartimento sarebbe stata affrontata da tutti i componenti, soprattutto dalla classe studentesca, con minori preoccupazioni.

 

Annaclaudia D’Errico

 

Articolo tratto dall’inchiesta “Quando dalle ceneri di un Dipartimento ne rinascono due” sviluppata all’interno del bollettino informativo “Metamorfosi”.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:
Disps o dispc: il bivio
Scissione Dispsc: la parola ai docenti