Il lavoro del nucleo di valutazione: l’intervista alla Rappresentante Sara Zaccagnino

Il Nucleo di Valutazione si occupa di analizzare internamente all’Ateneo le attività didattiche di ricerca e la loro produttività, le azioni amministrative, il corretto utilizzo delle risorse pubbliche e gli interventi di sostegno allo studio. Ma qual è il rapporto effettivo dell’organo rispetto ai criteri di valutazione AVA/Anvur in relazione con la visita del CEV prevista per il 3 dicembre? Ne abbiamo parlato con Sara Zaccagnino, Rappresentante degli studenti in seno al Nucleo di Valutazione.

Il nucleo di valutazione è costituito da 6 componenti, di cui uno soltanto fa parte della comunità studentesca. Che ruolo svolge un rappresentante degli studenti all’interno del nucleo di valutazione?

 Il Nucleo di Valutazione è un organismo che oserei definire tecnico ed infatti i suoi componenti oltre ad essere docenti di grande esperienza, sono a prevalenza economisti per rispondere alle esigenze che il sistema della valutazione pone al mondo universitario. Posso senz’altro dire, però, che, data anche la grossa disponibilità dei suoi componenti, quello che mi è permesso fare è portare l’esperienza diversa, quella dello studente, grazie alla quale diventa possibile compiere una discussione valutativa che sia veramente complessiva dell’intere dinamiche dell’ateneo, che è quello che un Nucleo di Valutazione è tenuto a considerare.

Nella relazione stilata quest’anno rispetto all’annualità 2017, nella sezione “modalità di rilevazione” si evince che, già dall’anno accademico 2013\2014, il Senato Accademico ha deciso di rilevare le opinioni degli studenti affidandosi soltanto allo schema chiuso di domande proposto dall’Anvur in quell’annualità. Quanto credi possa essere esaustiva questa proposta? E’ realmente possibile rilevare l’opinione studentesca con un’offerta così limitata di risposte? La procedura inoltre è bloccante all’atto di prenotazione dell’esame. Non credi che lo studente tenda a considerare la compilazione del questionario una “forzatura” e, di conseguenza, a rispondere in maniera poco attenta? Qual è la tua opinione in merito?

Si tratta di una proposta che ha certamente fatto discutere e che continua a dividere. Io stessa ho avuto modo di appurare come il peso specifico assegnato a tali questionari cambi da contesto a contesto, poichè in molti casi le commissioni paritetiche sono assolutamente consapevoli del “gioco psicologico” da te menzionato che sottotende alla compilazione degli stessi. Nella prassi le risposte desunte dai questionari non vengono considerate come esaustive rispetto all’opinione della classe studentesca, astratta come un monolita sulla base di quei questionari, ma semplicemente come risposte indicative di una tendenza da indagare o meno. Posto che si tratta di uno dei vari canali, oltre quello della rappresentanza, attraverso cui uno studente è chiamato ad esprimersi, la mia opinione in merito poggia su una considerazione molto semplice: in statistica esiste quello che si chiama “effetto di selezione” ossia quella caratteristica di un campione di dati osservati che è da attribuirsi alle limitazioni delle tecniche di osservazione impiegate o alle caratteristiche intrinseche di ciò che si osserva. Chi raccoglie i dati deve esserne consapevole, deve sapere che esiste un limite, un bias intrinseco a certe valutazioni statistiche. In definitiva ritengo, però, che se ponderato il questionario possa rimanere come un indicatore di tendenza, ma che possa e debba essere potenziato attraverso una sua rimodulazione delle domande, magari più aderenti ai singoli corsi di studio che spesso risultano non essere realmente valutabili poiché lo schema utilizzato non è corrispondente.

Qual è la tua opinione rispetto ai criteri adottati dagli organi interni (commissioni paritetiche e corsi di studio) in questo lavoro di autovalutazione (test opinione studenti, schede di monitoraggio dei corsi di studio)?  In generale: credi che il metodo AVA/Anvur in relazione all’accreditamento periodico e alla generale valutazione relativa al buon funzionamento degli istituti accademici e dei corsi di laurea funzioni? Ci sono delle pecche?

È inutile girarci intorno: il sistema Ava è un sistema che tenta una quantificazione della qualità e già questo basterebbe probabilmente per avanzare delle riserve. Tuttavia, il mio personale scetticismo su un sistema di tal genere è stato in questo mio primo anno di mandato in parte controbilanciato da alcuni aspetti positivi che mi è parso di poter cogliere. La maggiore attenzione alla cura del dettaglio richiesta dal sistema Ava in alcuni casi può portare dei benefici e ti faccio un esempio pratico: Ava richiede che nella SUA Cds e nel Regolamento dei Cds ogni docente sia tenuto a specificare nel dettaglio le modalità d’esame, in tal modo limitando la discrezionalità della valutazione e venendo così a rappresentare una tutela per lo studente. Per quanto riguarda le schede di monitoraggio e in generale i documenti su cui Cds e Commisione Paritetiche sono tenuti a lavorare, in ogni caso, costituiscono una pista, uno spunto sia per i docenti che per gli studenti attraverso cui prendere seriamente in considerazione il concetto stesso di autovalutazione, altrimenti trascurabile.

Cosa pensi della visita della CEV? Esiste la possibilità che qualche corso di studio sia in pericolo relativamente a quelli che saranno oggetto di valutazione?

La visita delle CEV  può a mio giudizio essere un’arma a doppio taglio: può da un lato generare delle vere e proprie nevrosi, esser percepita come un’inquisizione, dall’altro come un momento di autoriflessione. Autoriflessione che non mi permetto certo di fare a nome della governance d’Ateneo, ma che potrebbe riguardare anche noi studenti, che saremo direttamente coinvolti e interrogati in queste visite: quanto sono consapevole di quello che succede nel mio Ateneo? Qual è il grado del mio coinvolgimento? Già chiederselo diventa fondamentale. Infine, esistono sicuramente delle situazioni di criticità di alcuni corsi di studio presi in considerazione rispetto ad altri, ma complessivamente mi sento di poter dire che non dovrebbe esserci questa possibilità, anche grazie al lavoro coordinato che il Nucleo di Valutazione e il Presidio di Qualità d’Ateneo stanno svolgendo.

I criteri usati dal nucleo di valutazione sono sempre aderenti alle direttive Anvur? È possibile invece che vengano creati ex novo per venire in contro alle esigenze di studenti e ricercatori?

Posto che ogni Nucleo è a sé nel senso del suo efficiente o meno funzionamento, quello di Salerno è certamente un Nucleo virtuoso. È vero che siamo “nelle mani dell’Anvur”, il nostro Dio della valutazione, ma c’è sempre una componente di libero arbitrio. Il Nucleo, se non può entrare in merito ai criteri, può sicuramente interpretarli in maniera critica e adeguata.

Nei due anni precedenti alla tua nomina, alcune facoltà hanno subito forti pressioni dall’Università degli studi di Salerno a causa delle valutazioni Anvur: Sociologia ha rischiato l’accesso programmato, Lettere lo ha immesso per un anno soltanto, Lingue ha assistito ad una “sparizione” ed un reinserimento di un appello durante la sessione invernale. La governance d’Ateneo quanto tiene realmente conto delle necessità degli studenti?

La dinamica universitaria è sicuramente complessa, essendo data dalle diverse pluralità che vi insistono, ma la mia esperienza mi sta mostrando come una dialettica reale tra governance e studenti esista fattivamente e di come la presenza di una certa rappresentanza studentesca non sia solo presenza fantoccia. 

Maria Vittoria Santoro

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