Uno spazio dimenticato

Correva l’anno 1990 quando alcuni studenti dell’Unisa, componenti del movimento della Pantera, decisero di occupare l’edificio S1 che in passato era semplicemente una masseria e, in seguito, di costruire con le proprie mani uno spazio, che prenderà il nome di Laboratorio Studentesco, situato tra il plesso di Economia e quello di Lettere. Erano studenti comuni, di ogni facoltà, uniti da un unico obbiettivo: creare uno spazio per i ragazzi di allora e per coloro che sarebbero venuti dopo.

Una volta terminato sia il movimento della Pantera che quello contro la guerra in Iraq, quel luogo, senza ancora un nome, rimase inutilizzato fino al 1993, anno in cui studenti, che neanche si conoscevano, decisero di riaprirlo e di usarlo come punto di riferimento sia per coloro che si volevano mobilitare contro le ingiustizie che erano costretti a subire e sia per chi non aveva nessun luogo dove recarsi che non fossero le aule o la biblioteca.

Erano gli anni novanta e gli studenti non erano semplici spettatori di ciò che accadeva all’interno dell’università, ma volevano essere ascoltati, pur senza la certezza di poter vincere ogni battaglia. Come nel caso dell’innalzamento delle tasse universitarie deciso dal governo Ciampi e che, nonostante le varie assemblee, da ricordare soprattutto quella di Pisa che unì tutti i collettivi studenteschi italiani, entrò in vigore. Questo non demoralizzò gli studenti, anzi ebbe proprio l’effetto contrario. Provenienti soprattutto dalle facoltà umanistiche, ma anche da quelle scientifiche come economia e ingegneria, i ragazzi si riunivano quasi ogni giorno in questo spazio creato dai loro predecessori, per discutere di ciò che accadeva all’interno dell’ateneo e sul come mobilitarsi per fare la differenza. Un’altra manifestazione accadde nel 1995 quando questo gruppo decise di occupare la mensa in segno di protesta contro l’incremento dei prezzi dei pasti. La bloccarono per tre giorni e ciò portò ad un compromesso con l’allora presidente dell’E.D.I.S.U. per cui l’incremento ci fu, ma in percentuale ridotta rispetto a quella iniziale e con varie agevolazioni per le fasce minori. Insomma, questa battaglia la vinsero, almeno in parte. Questo gruppo, però, non si mobilitò esclusivamente per gli studenti, ma anche per il personale dell’ateneo, tra cui quello della mensa e quello delle pulizie.

Continuarono sempre a vedersi in questo spazio che fu chiamato Movimento Studentesco, perché durante un corteo a Salerno contro il governo Berlusconi, alcuni ragazzi scrissero sui muri firmandosi con quel nome. Fu un luogo che non unì solo gli studenti più attivi all’interno dell’università, ma divenne anche un punto di raccolta per altri ragazzi che semplicemente volevano vedersi, stare insieme, suonare la chitarra. Questo spazio, verso gli anni duemila, cambiò il suo nome in Laboratorio Studentesco con il movimento dell’onda che lo utilizzò per alcuni incontri.  

Oggi, però, percorrendo i corridoi dell’università si può facilmente notare che dove prima c’era un luogo per gli studenti, adesso c’è un vuoto.  Forse le idee non erano più quelle di un tempo, probabilmente quando troviamo qualcosa di già costruito siamo portati a non prestare la giusta attenzione perché non è il nostro sudore quello che impregna le mura, fatto sta che il Laboratorio Studentesco, nell’ ormai lontano ottobre 2013, ha visto la fine. Le sue mure sono crollate e, con loro, anche le idee di studenti che erano lì ad alzarle insieme. I piani alti dell’università, che avevano dato il loro tacito consenso per la costruzione e l’utilizzo di questo spazio abusivo, hanno giustificato il suo smantellamento come un’azione necessaria per la riorganizzazione degli spazi all’ interno dell’ateneo. E i sentimenti degli studenti? Si riorganizzano anche quelli?

 

Annaclaudia D’Errico

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