All’Unisa in treno e scale mobili: il futuro prossimo della mobilità studentesca

L’Università degli studi di Salerno conta decine di migliaia di persone tra studenti e dipendenti. Ogni giorno gran parte di questi si reca presso i campus universitari di Fisciano e Lancusi da tutta la Campania, e non solo. Non sorprende dunque che ci siano problemi di trasporto, pubblico o privato che sia: pullman affollati e corse insufficienti, assenza di collegamenti diretti con molte aree, mancanza di posti auto. A pochi chilometri dai campus è presente la stazione ferroviaria di Fisciano, che al giorno d’oggi non è utilizzata dagli utenti dell’ateneo salernitano a causa di due problemi: il primo è che il collegamento ferroviario Salerno – Mercato San Severino – Avellino è vecchio, la tratta presenta un solo binario funzionante e una pendenza elevata, quindi i treni viaggiano lenti ed effettuano poche corse; il secondo è che la stazione non è collegata direttamente con i Campus. Risolvere questi problemi permetterebbe di alleggerire il traffico automobilistico e gli utenti del trasporto pubblico su gomma. La soluzione è arrivata dalla Regione Campania, approvata dal Consiglio di Amministrazione dell’Unisa: il collegamento tramite tappeti mobili tra la stazione e i Campus, accompagnato da un ammodernamento della rete ferroviaria. Ne parliamo insieme a Stefano De Luca, docente di Pianificazione dei trasporti e Teoria dei sistemi di trasporto presso il Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università di Salerno, nonché delegato del Rettore per la mobilità da e per l’ateneo. 

I collegamenti e i trasporti dell’Università di Salerno sono una questione molto dibattuta, spesso gli studenti e il personale ne manifestano i disagi relativi. In che modo l’Università di Salerno si adopera per il miglioramento del sistema di trasporto pubblico e delle relative infrastrutture?
Come tutto il comparto del Trasporto collettivo nazionale, negli ultimi 10 anni anche i collegamenti da/verso il campus hanno subito un taglio dei finanziamenti significativi che, necessariamente, si sono ripercossi sulla frequenza e, spesso, sulla qualità del servizio. Negli ultimi anni si è osservata, però, una maggiore attenzione e molte sedi universitarie campane hanno potuto beneficiare di un miglioramento dei servizi, nonché della gratuità, per molti, dell’abbonamento. Tuttavia, sono ben consapevole di alcuni disagi e proprio in questa ottica io credo che sia necessario intraprendere una strada molto chiara:  studiare e trattare l’università come una piccola città. Una piccola città di 40.000 abitanti che richiede pianificazione e programmazione di politiche dei trasporti ad hoc. Se l’Università non può investire di tasca propria in politiche sostenibili, può però pianificare, proporre interventi e chiedere agli enti territoriali investimenti. Credo che la sostenibilità ambientale e l’equità del sistema di trasporto debbano essere due obiettivi da perseguire senza alcuna esitazione. Come in ogni città, si inizierà a studiare il sistema, a misurare  i fenomeni e osservare oggettivamente le criticità. Si passerà, quindi, a proporre soluzioni. Questo il programma della governance di ateneo. Si dovrà lavorare sulle direttrici critiche, sulla mobilità degli studenti fuorisede e, soprattutto, sulla mobilità degli studenti stranieri che scelgono di venire a studiare all’Università di Salerno.

Nel 2017 il Presidente della Regione Campania ha annunciato il finanziamento di 51 milioni di euro per il collegamento tramite tapis-roulant fra la stazione ferroviaria di Fisciano e il campus universitario, progetto poi affidato all’Acamir (Agenzia Campana Mobilità Infrastrutture e Reti). Cosa era previsto nel progetto iniziale?
Acamir è la stazione appaltante del progetto esecutivo, che è in fase di aggiudicazione. Il progetto iniziale prevedeva un collegamento ferroviario diretto, ma le problematiche tecniche e il costo troppo elevato (superiore ai 500 milioni di euro), hanno indotto la Regione e l’Università a soluzioni più snelle e, soprattutto, che garantissero tempi di realizzazione minori. É utile, però, chiarire che il collegamento meccanizzato fa parte di un ben più vasto insieme di interventi che prevedono l’elettrificazione e velocizzazione della linea Salerno – Mercato San Severino e Mercato – San Severino – Avellino. Il problema non è tanto il collegamento meccanizzato, ma la necessità di ammodernare la linea ferroviaria attuale.

Il Consiglio di Amministrazione dell’Università di Salerno a fine 2018 ha approvato il progetto definitivo e da allora non ci sono state più comunicazioni ufficiali relative all’iniziativa. È cambiato qualcosa nell’arco di quest’anno? Il progetto è entrato nella fase di esecuzione?
La soluzione progettuale definitiva non è nota perché è oggetto del bando di gara appaltato da Acamir. Noto il vincitore della gara sapremo la soluzione tecnologica prescelta e, a valle della progettazione, scopriremo i dettagli realizzativi. Che io sappia, il bando è scaduto a fine 2019 e, credo, che una commissione stia giudicano la proposta vincitrice. Ribadisco, il bando è finalizzato alla progettazione esecutiva cui dovrà seguire la realizzazione dell’opera finanziata dalla Regione Campania.

Sappiamo che l’idea di creare questi collegamenti pendolari risale a molti anni addietro il 2017. Come mai l’iniziativa non è stata realizzata prima? La circostanza che i Campus siano stati realizzati in una zona mal collegata con i centri urbani limitrofi non doveva accelerare il processo di istituzione del nuovo collegamento?
Non direi mal collegata, l’Università è situata, non a caso, in corrispondenza di uno dei principali raccordi autostradali italiani, ha uno svincolo dedicato e, se si fosse realizzato l’ammodernamento del raccordo Salerno – Avellino (che è già progettato), avrebbe una viabilità di accesso di tutto rispetto. Si può sicuramente obiettare che si poteva ragionare in termini di collegamenti ferroviari già all’atto della sua fondazione. Mi preme però, anche in questo caso, evidenziare che la linea Salerno – Mercato San Severino è un linea di vecchia concezione, con un solo binario per senso di marcia, con tanti passaggi a livello, con pendenze che richiedono motrici specifiche e, soprattutto, con una tecnologia obsoleta. Costruire una nuova linea ferroviaria? Sarebbe stato bello, ma sarebbero serviti centinaia di milioni di euro e, sappiamo bene, in che condizioni versano le casse dello Stato. Inoltre, non demonizziamo il trasporto collettivo su gomma. L’utenza universitaria ha bisogno di regolarità, frequenze elevate nelle ore di punta e nei periodi di punta. Questi requisiti possono essere tranquillamente garantiti da un buon trasporto su gomma, e non è detto che un collegamento ferroviario sia la panacea di tutto, oltre a essere molto più costoso. Anche con una ferrovia, sarà comunque necessario un capillare servizio TPL su gomma. L’utenza dell’università è frammentata su di un territorio vastissimo e la linea ferroviaria ne copre solamente una parte.

Sul sito web dell’Acamir, nella sezione opere strategiche, è presente la descrizione del progetto, che prevede nello specifico “la realizzazione di collegamenti pedonali meccanizzati finalizzati al miglioramento dell’accessibilità alle sedi universitarie di Fisciano e Baronissi, da parte degli utenti della linea ferroviaria Salerno – Avellino, nonché una nuova fermata sulla linea ferroviaria tra le stazioni di Fisciano e Mercato San Severino”, quindi collegamenti tramite tapis-roulant e scale mobili. Dal momento che sono opere infrastrutturali importanti, entro quando è prevista la realizzazione del progetto?
Non conosco il dettaglio perché non sono mai stato coinvolto nella definizione della soluzione funzionale, ma non sono opere infrastrutturali molto complesse. Quello che costa e che richiede tempo sono gli interventi sulla linea ferroviaria che, per quel che so, sono già iniziati.

La realizzazione di questo collegamento deve necessariamente essere abbinata al miglioramento della rete ferroviaria Salerno – Avellino, che sarà a carico della Rete Ferroviaria Italiana. Crede che le misure previste saranno efficaci in vista del collegamento pedonale?
I servizi saranno a carico di Trenitalia. Come accade oggi con il TPL su gomma, la Regione integrerà l’attuale contratto di programma per poter allocare i treni necessari. È utile chiarire che un servizio ferroviario  c’è sempre stato ed è sempre stato finanziato dalla Regione.

Uno degli obiettivi del progetto è l’ecosostenibilità: come l’Università di Salerno, sempre attenta alle tematiche ambientali, si impegna a garantirla sia nella progettazione che nella realizzazione?
L’università non entrerà nella fase di progettazione e realizzazione, l’Università è semplice  beneficiaria dell’opera. Tutte le fasi di progettazione e realizzazione sono state e saranno oggetto di valutazioni ambientali che, anche coinvolgendo i ministeri di competenza, sono garanzia di sostenibilità. L’opera in sé, nel momento in cui ridurrà il numero di auto e di autobus in ingresso/uscita nel/dal campus, sarà soluzione sostenibile per definizione.

Attualmente il trasporto da e per l’Unisa è affidato principalmente ai mezzi privati e al trasporto pubblico su gomma. Il miglioramento della rete ferroviaria e la realizzazione del collegamento pedonale al Polo universitario quale impatto avranno sulla vita degli utenti? I disagi in merito saranno risolti?
L’apertura del collegamento ferroviario da un lato garantirà maggiore regolarità e comfort agli utenti coinvolti, dall’altro consentirà di dirottare attuali servizi su gomma sulle direttrici critiche. È chiaro che tutto questo dovrà essere oggetto di un’attenta progettazione da parte della Regione Campania. L’Università di Salerno non si tirerà indietro e sicuramente supporterà attivamente la Regione nella suddetta fase.

Martina Bianchi

Intervista tratta dal bollettino informativo “Metamorfosi”.