Primo bilancio della sanità in Campania post- commissariamento

Per la Campania il 2020 sarebbe dovuto essere l’anno della svolta: la Regione, dopo dieci anni trascorsi a stringere la cinghia, ha finalmente ottenuto il via libera dalla Conferenza Stato-Regioni e dal governo sull’uscita dal commissariamento. La spesa pubblica pro-capite per la sanità nella Regione è di 1.723 euro a fronte dei 1.866 di media nazionale. 350 posti in rianimazione prima del coronavirus: tre posti letto ogni mille abitanti, tra i più bassi in Europa. Un piano di emergenza risalente al 2006. Dieci anni di regime commissariale per risanare i bilanci delle ASL che si sono tramutati nel blocco del turn-over, vincolando assunzioni e spesa e comportando una perdita di 13.500 unità nel campo della sanità. Un periodo lungo e sofferto che doveva fare da monito nella gestione del servizio pubblico. A distanza di sei mesi è possibile stilare un primo bilancio, che purtroppo non lascia ben sperare.

Le tende pre-triage, allestite in prossimità degli ospedali per decongestionare l’arrivo di sospetti pazienti Covid, hanno generato più confusione di quanto non ci si aspettasse: nell’Ospedale S.Giovanni Bosco sono state collocate nel pieno centro del parcheggio, a contatto con passanti e sottoposte a difficoltà logistiche per l’accesso da parte del 118; nell’Ospedale di S.Gennaro lo spazio è stato adibito per eseguire i tamponi solo sul personale medico, e nell’Ospedale del Mare le tende sono state rinvenute a terra già a fine marzo. Per recuperare il gap di posti letto in terapia intensiva durante l’emergenza – che la Regione ha dichiarato essere 594 mentre secondo Marco D’Acinto, segretario di Funzione Pubblica CGIL, ne erano 163 – la Campania ha fatto partire da Padova 57 tir contenenti i container da cui ricavare il reparto Covid dell’Ospedale del Mare. 58 milioni di euro che secondo alcuni si sono rivelati più una mossa di immagine che di contrasto all’emergenza, visto che la struttura è rimasta pressoché vuota. Erano previsti 72 posti, ma alla fine ne sono stati ricavati 32. Ogni bagno condiviso da 12 pazienti.

Potenziare il numero dei posti-letto è una delle azioni fondamentali da compiere durante un’emergenza sanitaria, ma nel caso della Campania è doveroso chiedersi se fosse davvero necessario un impianto di tale portata a fronte degli spazi inutilizzati delle strutture pubbliche: nell’Ospedale del Mare ci sono due interi piani vuoti, in quello di Amalfi – mai entrato in funzione nonostante la conclusione dei lavori e lo svolgimento di un bando di concorso – ci sono 40 potenziali postazioni, e in quello di S.Gennaro c’è un quarto piano ancora funzionante. Nonostante la possibilità di utilizzare spazi vuoti lasciati a sé, la Regione ha stretto un accordo con le strutture private per spostare lì i pazienti Covid, anche in presenza di reparti non saturi. Come accaduto per gli anziani della clinica Juventus di Sala Consilina che sono stati spostati, tutti insieme, presso il Campolongo Hospital, una clinica privata nota per l’ortopedia che non ha nè un reparto di pneumologia  nè quello di cardiologia. Tre pazienti sono morti subito dopo il trasporto. Un’altra, dopo alcuni giorni, in preda ad una crisi respiratoria, è stata trasferita all’ospedale di Eboli e al personale non è stato riferito che si trattava di un caso Covid. I medici se ne sono resi conto dopo, in seguito alle prime verifiche, e sono stati costretti a chiudere mezzo ospedale e a fare tamponi al personale. Quest’episodio avrebbe dovuto far comprendere quanto fosse stato un azzardo spostare pazienti in strutture non attrezzate alla cura del Covid, eppure presso la struttura sono stati trasferiti altri pazienti della provincia di Salerno.

La Procura di Napoli intanto ha aperto un’indagine su come la Campania ha gestito l’analisi dei tamponi, in particolare su un bando che sembra essere stato indetto per un’utenza circoscritta. Aperto solo per 17 ore e con requisiti specifici, a cui hanno risposto in pochi. Tra i concorrenti, un’azienda privata che, a quanto si evince, stava già collaborando con l’istituto zooprofilattico, la struttura principale per la verifica dei tamponi. Struttura gestita dal Dottor Antonio Limone, veterinario, messo a capo della task force dei tamponi nella Regione Campania, che è passata da circa cento tamponi al giorno a marzo, ad oltre seicento i primi di aprile. Il commissariamento alla Campania non sembra aver insegnato molto. La Regione si è limitata a tagliare la sanità senza ripensare ad una gestione del servizio pubblico più trasparente e dettata da soli logiche sanitarie e di organizzazione degli spazi. Nel 2020 sarebbero dovuti entrare in vigore dei nuovi criteri per la valutazione dei livelli essenziali sanitari, rinviati ad un anno proprio per aiutare le Regioni appena uscite dal commissariamento. Secondo le prime stime, la Campania rischia di trovarsi impreparata e di ripiombare in un nuovo patto per la Sanità che la costringa ad applicare ancora una volta misure drastiche ai danni di un sistema che invece avrebbe solo bisogno di interfacciarsi con i bisogni dei cittadini. 

 

La Redazione

 

Tratto dal bollettino informativo “Prova da sforzo”