Linea 83: AAA cercasi (ancora) soluzioni

“Un gruppo per quelli che almeno una volta sono saliti su questo pullman, che l’hanno perso, che sono rimasti sulla fermata per ore, che sono rimasti fermi sull’autostrada per un guasto, che a Fisciano hanno aspettato l’autista che aprisse le porte e si sono chiesti “ma perchè nun c fa tras?”, che hanno vissuto indimenticabili momenti nel traffico di Angri, e che ogni volta devono chiedersi “Questo va a Scafati?” e “Qualcuno deve andare a Lancusi?”

Si apre così la descrizione di un gruppo facebook dedicato a tutti i pendolari della linea 83 servita dalla BusItalia. Un gruppo, come molti altri, nato per cercare di veicolare le informazioni sulle fermate garantite e su quelle che lasceranno a piedi gli studenti. Uno spazio social su cui sono all’ordine del giorno domande su orari, corse, fermate: passerà oggi il pullman? Sarà puntuale? Salterà qualche fermata? Tutti interrogativi, costanti, che dimostrano quanto sul servizio offerto dall’azienda campana ci sarebbe da ridire: pieno di lacune e che ha più volte causato diversi disagi a discapito di una regolare frequentazione accademica degli studenti. Anche se il sito web riporta la presenza di specifiche corse, alcune, a volte, non vengono rispettate. E quando i pullman transitano si trovano a dover far fronte ad un numero troppo alto di passeggeri mettendo a rischio la sicurezza degli studenti che, nel tentativo di non perdere il passaggio verso/da casa, si ritrovano accovacciati a terra o stretti l’uno con l’altro. E quando sono troppi persino per questo, gli autisti chiudono le porte e i pendolari restano a terra in attesa, chissà quando, di un nuovo pullman.

Riuscire a sedersi in un pullman della linea 83 si è rivelato talmente complicato da stimolare studenti e non a sfruttare modi alternativi per riuscire ad ottenere un servizio quantomeno adeguato alle proprie esigenze. Uno dei mezzi più chiacchierati è stato il lancio  di una vera e propria petizione sul famosissimo portale “change.org” relativo proprio all’aumento delle corse universitarie. Gli studenti hanno posto la questione descrivendola come un danno al diritto allo studio, non garantito da un disservizio che mette a dura prova non solo la pazienza, ma la possibilità di condurre una vita universitaria discreta e non in balia delle lancette dell’orologio. Non avendo ottenuto nulla né usando mezzi mainstream, né mettendosi in gioco in prima linea come studenti del campus, quest’anno la raccolta firme è avvenuta tramite terzi. L’ex comandante della stazione dei carabinieri di Pagani Espedito Matarasse, attualmente vicecomandante della caserma di M. San Severino, si è fatto promotore di un’iniziativa a favore degli studenti da presentare all’azienda BusItalia. Non ci è possibile sapere se la raccolta sia stata presa in considerazione dai piani alti dell’azienda, ma il 14 ottobre un miglioramento (seppur striminzito) è stato apportato: sono state infatti aggiunte cinque nuove corse. St’Egidio-Pagani-Fisciano delle 08:30 e Scafati-Fisciano delle 15:05 come corse per l’Università, Fisciano-Angri delle 08:30 e delle 16:30, Fisciano-Scafati delle 13:45 come corse di ritorno dal campus. A cui si aggiunge la corsa delle 07:10 direttrice Scafati A/3 Nazionale-Università richiesta dal Consiglio degli Studenti. Basterà a rendere realmente la quotidianità di studenti e studentesse pendolari quantomeno accettabile? O saremo costretti a rilanciare una petizione su change per “corse dell’83 in via d’estinzione”?

I disservizi legati alla linea 83 sono noti ormai da tempo, eppure nessuna soluzione a lungo termine, e realmente efficace, è mai stata presa. Non si tratta solo del diritto allo studio di studenti che viene negato perché faticano a presentarsi in orario in aula e a garantire puntualità nelle varie attività accademiche. Si tratta anche di sicurezza, un tema di cui un’azienda di trasporto e i vari soggetti che interagiscono per garantire il servizio (Regione, Provincia, Università, Comuni) non possono non tener conto. Non solo per l’elevato numero di passeggeri che resta in piedi e che il più delle volte è costretto a scegliere il male minore: restare bloccati per ore, in attesa di un nuovo pullman, oppure sopportare un viaggio in piedi con prevedibile difficoltà nel muoversi e nel respirare. Ma anche per le ormai note corse che gli studenti fanno al terminal di Fisciano, in strada, per cercare di non finire in fondo alla fila quando arriva il pullman. Per quanto tempo ancora gli studenti dovranno letteralmente gettarsi ai piedi dei mezzi per cercare semplicemente di tornare a casa?

Il diritto allo studio e quello alla sicurezza devono ritornare ad essere la priorità nei tavoli di discussione sui trasporti, devono essere le linee guida da seguire per garantire un effettivo e costante miglioramento dei servizi. Che, sembra anche inutile dirlo, non si risolve con una sola corsa in più.