Elezioni 2022: Pasquale Sica

Elezioni 2022: Pasquale Sica

Il 17, 18 e 19 maggio 2022 avranno luogo le elezioni per il rinnovo della rappresentanza studentesca interna al C.N.S.U. Uno dei candidati all’ente è Pasquale Sica, iscritto all’Università degli studi di Salerno, sostenuto dall’associazione Link-Fisciano. Lo abbiamo incontrato per discutere dei temi presenti nel programma elettorale.

Sei candidato alle elezioni per il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (CNSU) con Link Studenti – Indipendenti, quindi con Link – Fisciano, che per queste elezioni concorre da sola e non insieme a Studenti Unisa, coalizione di cui fa parte. Quali sono le ragioni che vi hanno spinto ad operare questa scelta?
Noi come Studenti – Indipendenti crediamo fortemente nel progetto che portiamo avanti in tutti gli atenei in cui siamo presenti. Seppur la collaborazione con Studenti Unisa è stata, è, e sarà solida, riteniamo di dover conservare la nostra linea di coerenza per una campagna nazionale sui temi che quotidianamente affrontiamo in tutti gli atenei in cui Link è presente.

Nel programma proponete di non sostenere politiche di merito e di performance. Il sistema universitario di cui facciamo parte favorisce troppo la competizione? In che modo questo sistema può essere modificato affinché diminuiscano le difficoltà riscontrate dalla comunità studentesca?
Faccio l’esempio di quel che è stata “Unisa premia il merito” all’interno dell’Università di Salerno: una di quelle iniziative che l’ateneo ha messo in campo per abbreviare la corsa alla laurea, che mira semplicemente a cacciare le persone dall’università il prima possibile. Un’università che diventa sempre più luogo di solo studio, completamente alienante dove non è possibile vivere la vita universitaria nella sua completezza. Crediamo che misure del genere non possano essere adottate in un ateneo, specialmente nel nostro che sfortunatamente è stato vittima più volte di gesti molto forti da parte di studentə. Riteniamo che debba essere ripresa l’iniziativa del centro counseling, che in questo momento è sospesa, e come Link abbiamo proposto di creare una misura volta a creare un vero e proprio bonus psicologico per tuttə lə studentə che ne hanno bisogno. 

Proponete l’istituzione di centri psicologici in tutte le università. Un servizio di questo tipo è presente già all’Università di Salerno, tuttavia risulta sospeso da mesi. In che modo si può impedire che un servizio di questo tipo venga interrotto?
Ci stiamo muovendo per riattivare quanto prima il centro counseling, che è attualmente chiuso, per ripristinarlo, questa volta, in maniera davvero efficiente. Non come l’ultima che, seppur era un centro counseling ufficialmente aperto, era talmente saturo di richieste che gli interessi dellə studentə venivano messi in secondo piano con code di mesi e mesi. Costruire un centro counseling che sia effettivamente funzionante e in maniera anche molto efficace: pensiamo sia una delle misure più urgenti da adottare all’interno dell’università.

Quali proposte avete per il centro counseling d’ateneo?
Abbiamo proposto che vengano assunte più persone rispetto alla singola persona che c’era prima, che era l’unica psicologa che raccoglieva tutto il lavoro del centro counseling. Uno sportello psicologico, come quello all’interno di un campus come quello salernitano, deve essere necessariamente seguito da più persone, perché le richieste dellə studentə non possono essere lasciate in secondo piano. Veniamo da una pandemia che ha devastato ancora di più il benessere psicologico di tuttə lə studentə. Il centro counseling deve essere uno degli investimenti più importanti che l’Unisa deve affrontare in questo momento.

Cosa intendete nello specifico per “gruppi mutuo-aiuto”?
Crediamo che il mutuo-aiuto possa essere non un’alternativa al centro counseling, ma un valido modo per integrare e instaurare tra lə studentə una sorta di solidarietà, che non miri solamente a essere una soluzione palliativa ma, anzi, deve muoversi in modo parallelo. Riteniamo che attraverso il dialogo lə studentə possano trovare una ragione per continuare insieme un percorso che non è per niente semplice dopo questi anni di pandemia.

In un punto del vostro programma proponete di istituire un “reddito di formazione” che dovrebbe includere misure incentive per alloggi, mense, trasporti, assistenza sanitaria e digital divide. Esattamente in che modo pensate di proporne l’istituzione?
Parliamo di reddito di formazione perché crediamo che lə studentə debbano avere il diritto allo studio e che il diritto allo studio deve coprire totalmente l’intera area studentesca. Sono tante le iniziative che gli atenei hanno messo in atto in questi anni, pensiamo ad esempio ad “Unisa premia il merito”, piuttosto che altre iniziative. Riteniamo che tutte queste attività, che per noi possono essere dannose, possano essere sostituite dalla possibilità di inserire una vera e propria misura che possa tutelare tuttə lə studentə non solo a livello economico. Parliamo anche di residenze: il diritto all’abitare è un diritto fondamentale allo studio perché senza l’abitare, senza il diritto all’abitare, non può esserci il diritto allo studio. Ci sono famiglie che sono in difficoltà perché sono diminuiti i posti di lavoro, il ceto medio si è assottigliato ancora di più. Sosteniamo che il diritto allo studio debba essere garantito ancora di più e ancora meglio in un’università che vuole e deve essere luogo di formazione e di tranquillità studentesca.

Chiedete di innalzare le soglie ISEE e ISPE per consentire a più studenti di ottenere le borse di studio, che opinione avete sui criteri adottati per distribuire le borse di studio? Cosa cambiereste?
Riteniamo che debba essere adottata una chiara riforma sulle soglie ISPE perché queste sono rimaste le stesse nonostante la No Tax Area sia stata alzata gradualmente negli anni. Attraverso l’innalzamento delle soglie ISPE puntiamo ad arrivare sempre di più e sempre più vicini ad un’università gratuita per tuttə lə studentə, che possa essere il luogo in cui lə studentə può venire a studiare in serenità e non deve essere preoccupatə dal dovere andare a lavorare per sopravvivere o fare la corsa allo studio perché non può permettersi di vivere due mesi in più a Fisciano perché la sua famiglia non può permettersi di mantenerlo.

Proponete l’attivazione di contributi per gli strumenti digitali, quanto ancora è forte il digital divide e cosa si può fare per fronteggiarlo?
La copertura in alcuni paesi, soprattutto vicino all’ateneo, è totalmente assente, non è così scontato che una persona in una famiglia possa permettersi attualmente di tenere attivo un dispositivo di ultima generazione per poter affrontare la vita universitaria, o quella che è stata la vita universitaria. Crediamo che la digitalizzazione all’interno delle famiglie debba essere frutto di un lavoro che l’università mette a disposizione dellə studentə. Tuttə dicono che la pandemia ha devastato economicamente le famiglie, non vedo perchè l’università non possa essere una fonte di sussidio, non possa sostenere queste famiglie in difficoltà per poter permettere allə studentə di poter studiare in totale tranquillità e autonomia.

Nel vostro programma prospettate “un’università completamente gratuita”, in che modo sarebbe possibile fare questo?
Noi siamo soddisfattə dei traguardi che stiamo raggiungendo ma vogliamo un’università che sia totalmente gratuita per lə studentə. Il diritto allo studio deve essere gratuito e garantito a tuttə lə studentə. I problemi economici sono tanti: partiamo dai supporti digitali, passando per chi non ha diritto alla residenza perchè ha la soglia ISPE troppo alta e deve trovarsi una casa e gravare ancora di più sulle spese familiari, passando per l’acquisto dei materiali didattici e non digitali come possono essere i libri e tutto il materiale scolastico che serve. L’università può essere veramente università e non esamificio, una corsa che mira unicamente ad un’università che dà un servizio sterile allə studentə dove lə studentə non può approfondire determinati temi perchè c’è questa corsa a laurearsi per potersi immettere subito nel mondo del lavoro dovendo sacrificare i suoi interessi, le sue attività. Questo va a gravare sul benessere psicologico dellə studentə. Un’università gratuita può essere il modo in cui lə studentə può conciliare lo studio, la sua laurea ad un benessere psicologico efficiente.

Proponete anche superamento della mentalità patriarcale attraverso bagni unisex, linguaggio neutro inclusivo, medicina non eteronormata, carriera alias, contraccezione gratuita: quanto secondo voi è fondamentale per gli studenti interfacciarsi con queste tematiche per favorire una formazione che non si limiti soltanto all’acquisizione di specifiche conoscenze?
È fondamentale perché, come vediamo tutti i giorni, il lavoro che si fa sulle politiche di genere è ancora molto riduttivo. Siamo ancora in una chiara società patriarcale. Noi utilizziamo solo il femminile politico per dare un chiaro segnale di vicinanza a tutte le lotte di genere, perché crediamo che attraverso il riconoscimento e l’acquisizione di consapevolezza di queste problematiche lə studentə possa uscire miglioratə come cittadinə, non soltanto sotto il profilo meramente nozionistico. Non è importante conoscere la nozione in maniera molto generica, è importante acquisirla per poterla applicare nella vita di tutti i giorni.

Tra i punti programmatici compare “Formazione su Vulvodinia e Neuropatia del pudendo”. In che modo la trattazione di queste tematiche dovrebbe favorire la formazione studentesca?
Sono tematiche attualmente dimenticate. Trattasi di uno dei grandi rimossi dell’accademia italiana. Trattare queste tematiche significa trattare un rimosso, un rimosso che attualmente c’è nell’accademia italiana.

Cosa intendete per l’ampliamento dei servizi della Consigliera di fiducia? Quali altri servizi andrebbero implementati?
Non tanto per il ruolo che la Consigliera di fiducia potrebbe avere, quanto nella consapevolezza delle opportunità che il lavoro della Consigliera di fiducia può fare con lə studentə, cioè a tuttə lə studentə più che con lə studentə.

Un’università più inclusiva è anche un’università senza barriere architettoniche, quanto secondo voi serve ancora fare su questo?
L’università di Salerno deve continuare a spingere forte su un’università che ancora di più possa essere senza barriere architettoniche. Pensiamo a tutte quelle disabilità che possono essere invisibili, come la sordità, che non viene subito percepita dalla persona con cui ci si interfaccia, ma che è molto invalidante per unə studentə. Pensiamo a tutte queste pratiche di inclusività che devono essere sempre di più e sempre più spinte. Bisogna pensare a tutte le misure adatte per garantire quello che noi definiamo diritto allo studio universitario che non deve essere solo diritto allo studio economico ma diritto allo studio a tutto tondo.

Nel vostro programma proponete di creare un’università “sicura ed attraversabile”, cosa intendete con questo?
Crediamo in un’università in cui nessunə studentə deve sentirsi solə abbandonatə, un’università sicura è un’università che mira al rispetto di tuttə lə studentə, sia per orientamente sessuale che per orientamento politico che per qualche altra forma di peculiarità studentesca.

La politica si sta interessando al voto dei fuorisede, i quali prima erano costretti a tornare presso il comune di residenza per poter partecipare all’incontro elettorale. Ci sono, secondo te, altri punti che andrebbero migliorati nella condizione di fuorisede degli studenti?
Tralasciando la questione elettorale – che è sì importante perché è diritto di tuttə lə studentə poter partecipare ad attività di voto politico ed è una forte ingiustizia dover costringere unə studentə che è in difficoltà ad affrontare ore e ore di viaggio per esercitare il proprio diritto – noi crediamo che il fuorisede debba essere tutelato. Ritorniamo al problema dei trasporti: all’Unisa si fanno tante belle chiacchiere ma i problemi persistono. Quello dei trasporti è un problema sempre più evidente all’interno degli atenei, soprattutto dopo uno stato pandemico che ha ucciso così tanto le relazioni sociali. Crediamo che una riforma dei trasporti – e un implemento di tutte le cose che sono state dimezzate nel migliore dei casi e in alcuni casi sono stati totalmente ristrutturate in numeri veramente ridicoli – debba essere il primo passo per tutelare lə studentə fuorisede.

Come valutate il progetto “Unisa night” che prevede il transito della navetta di sera nel fine settimana?
Riteniamo che “Unisa night” possa essere un buon primo passo per tuttə lə studentə che vivono da fuorisede all’interno dell’Università di Salerno e che vivono situazioni di vero strazio nel sabato e nella domenica per via di un campus chiuso e alienante. Però “Unisa night” non può essere e non deve essere la soluzione. Può essere solo ed esclusivamente un primo passo: le corse devono essere garantite, ripristinate ed aumentate, anche durante la settimana, nei turni infrasettimanali, e nei turni lavorativi. Non possiamo permetterci di avere delle corse di notte e non avere delle corse in pieno giorno dove magari lə studentə che viene dalla Basilicata piuttosto che da Vallo di Diano deve essere costrettə a prendere dei bus ad orari assurdi e a doversi ritirare ad orari assurdi.

Questo significa anche avere “un’università più aperta”?
Crediamo che l’università debba essere aperta. Non possiamo permetterci di avere un’università chiusa il sabato e la domenica, un campus che non rispetti le esigenze dellə studentə, che non permetta allə studentə di andare a studiare il sabato piuttosto che la domenica. Come anche la mensa chiusa la domenica: secondo noi è una cosa completamente fuori di testa. Penso a tutti i servizi di trasporto che non sono garantiti perché, va bene “Unisa night”, ma anche i servizi di trasporto il sabato e la domenica sono totalmente assenti all’interno del campo. Tutti i servizi sono presenti in minimissima parte: biblioteche, aule studio. Fortunatamente ora è stato esteso l’orario di apertura fino alle 17, ma questo non può essere un risultato: le biblioteche devono essere aperte quanto più possibile per più ore possibili soprattutto nel fine settimana di mattina e di pomeriggio. 

Come valuti la riforma universitaria che prevede ora la possibilità di iscriversi contemporaneamente a due corsi di laurea? Il fatto che le esenzioni economiche riguardino solo un corso di laurea non è un freno per gli studenti alla possibilità di accedere a questa soluzione?
Riteniamo che questa misura non miri al benessere psicologico dellə studentə. Per quanto voglia essere una misura in grado di mirare ad un’università più interdisciplinare possibile, riteniamo che questo sia un altro buco nell’acqua che non guarda gli interessi dellə studentə perché alla fine dei conti si ispira ad una corsa che è ancora più assillante, più pungente, più fastidiosa per lə studentə che vorranno intraprendere questo percorso. Ancora meno verranno garantiti i propri diritti all’università e il proprio vivere in modo psicologicamente sano.

Vorresti aggiungere altro?
Abbiamo parlato di disabilità e di accessibilità, non bisogna guardare solo quello che è tangibile per lə studentə, bisogna guardare tutto quello che è l’intero sistema universitario. Non ci si può permettere di avere dei rimossi universitari di persone, di disciplina e di formazione. Il rimosso all’interno dell’ateneo, all’interno di un sistema universitario che vuole essere uno dei sistemi più specifici di formazione della persona e dellə cittadinə non può permettersi di avere dei rimossi. Noi crediamo che il rimosso debba avere voce, perché è vero che bisogna assecondare quanti più studentə possibile ma è altrettanto vero che non si può permettere di lasciare indietro il rimosso.

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