Verdi, bianchi e rossi

Lo scorso 26 Maggio abbiamo assistito ad una vittoria del partito più rappresentativo del nostro paese in Europa: i Verdi. Ma non i Verdi intesi come nel resto d’Europa (attenzione!), i verdi nazionali. Quelli di un verde più sbiadito rispetto ai cugini europei, per intenderci. Raggiungendo il 34,33% dei consensi, la Lega ha vinto, ma non stravinto. Seguito dal Partito Democratico con il 22,69%, il Movimento 5 Stelle con il 17,07%, da Forza Italia con l’ 8,79% e da Fratelli d’Italia con il 6,46%, la Lega vola a Bruxelles pronta a riformare e stravolgere politiche e dinamiche anti-italiane. Nel resto d’Europa (come Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Olanda e Regno Unito), invece, assistiamo ad un fenomeno politico del tutto diverso. Gli European Greens sono riusciti a raddoppiare il numero di seggi al Parlamento Europeo, mentre in Italia non sono riusciti ad ottenere neanche il 4% necessario a guadagnarsi un seggio insieme ai loro colleghi.

Molto è cambiato rispetto alle europee del 2014, certamente. Anche se solo il 56% degli aventi diritto al voto ha deciso di aprire l’ombrello e recarsi alle urne per esercitare uno dei più grandi diritti della storia umana, l’altro 44% è risultato essere troppo preso dalla routine domenicale. Dimenticando di far sentire la propria voce in Europa, ha deciso di regalare consensi e seggi ai populisti. Complice anche una piena sfiducia di fondo nella più nota classe politica dirigente, la stessa concorrente alle Europee, gli astenuti non hanno neanche sentito il bisogno di invalidare una scheda o consegnarla bianca. Certo è che di quel 56% di queste elezioni politiche europee poco ha compreso. Sfortunatamente per noi, queste elezioni europee sono state viste come una “battle” in pieno stile di The Voice of Italy tra Di Maio e Salvini lasciando pochissimo spazio ai contenuti e ai punti programmatici di Lega, M5S e gli altri partiti concorrenti.

Stando all’evidenza, queste elezioni politiche europee hanno messo in risalto fenomeni e problematiche della politica di rappresentanza italiana in Europa. Un primo aspetto è visibile nel numero degli italiani che hanno deciso di non votare e si sono dunque astenuti dall’opportunità di allineare l’Italia all’Europa. Mostrando un totale disinteresse, hanno lasciato che l’Italia scivolasse al primo posto nell’utilità dell’inutile della politica che ignora le normative delle Nazioni Unite in materia di cambiamento climatico. Non meno, coloro che hanno deciso di votare, con lo strumento della giusta causa hanno indicato la loro scelta verso, pur potendo cambiare le cose, la non trasformazione, l’immutevolezza, lo stallo politico, la fossilizazione. In entrambi i casi, tutto fa ritenere che l’Italia sia sempre più distante da tutto ciò che le capiti intorno. Eppure il 5 Giugno abbiamo celebrato la giornata mondiale dell’ambiente. Sono 12 gli anni messi a nostra disposizione per ridurre e contenere l’impatto ambientale provocato dalla terza rivoluzione industriale. Infatti, stando all’ultimo rapporto dell’ Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite, mantenendo i trend attuali, la temperatura media globale arriverà a toccare la soglia prevista dall’Accordo di Parigi entro il 2040. Ironia della sorte, il Senato ha celebrato il 5 Giugno bocciando la proposta di “dichiarazione d’emergenza climatica per l’Italia” scegliendo di non impegnarsi sul fronte dell’emergenza climatica. Colpevole di inazione, lo Stato Italiano è chiamato ad impegnarsi concretamente perché la sola mozione approvata al Parlamento non basta. Non basta adottare iniziative di decarbonizzazione dell’economia, fissando come obiettivo la strategia a lungo termine dell’UE per la riduzione delle emissioni di gas serra -COM (2018) 773 del 28 novembre 2018. Come non basterà favorire l’autoproduzione distribuita di energia da fonti rinnovabili e lasciare che il disinteresse passi per un “ambito delle proprie competenze”.

L’unica nota meno stridente di tutto questo scenario politico sembra essere quel 10% degli Italiani residenti all’estero che hanno riposto la loro fiducia e speranze nel progetto ambizioso e rivoluzionario degli European Greens – i Verdi Europei. Se è vero che l’emigrazione aiuta i singoli individui a prendere maggiore coscienza dei veri problemi esistenti, di se stessi e delle proprie capacità, il mio augurio ed invito è rivolto a coloro che vivono beati nella loro comfort zone. Li invito ad oltrepassare l’uscio di casa ed affacciarsi al resto d’Europa, ma non tramite le poltrone di Bruxelles, poltrone troppo comode per il letargo politico in cui sono abituati a vegetare. Bensì, riusciranno a rendersi conto che il nostro è un paese che arranca da circa un centinaio di anni e che anche a questa maratona verde europea rischia di arrivare ultima e senza fiato, senza ossigeno. Se, come afferma il premio Nobel per l’Economia 2018 William D. Nordhaus “L’umanità sta giocando a dadi con l’ambiente”, l’Italia gioca a scacchi sia con l’Europa che con l’ambiente.

Sonia Della Sala