Una pezza per la Rai

Una pezza per la Rai

Una pezza di Lundini è una vera e propria novità nel panorama televisivo italiano, può essere l’inizio di un possibile cambiamento nella ricerca di pubblico e di messa in onda delle emittenti nazionali. È un programma atipico, condotto da Valerio Lundini, uno dei comici più apprezzati del panorama televisivo e teatrale ma che ha raggiunto la fama solo nel 2020 grazie a Nicola Savino, il quale l’ha voluto come co-conduttore a L’altro Festival. Guardandolo si percepisce la sensazione di una totale improvvisazione, ma in televisione nulla è reale. È uno show surreale che ci porta a chiederci se lui ci è o ci fa. Un luogo che spinge a guardarsi da fuori e ridere di se stessi e dei numerosi paradossi della società. Per assurdo fingono che il programma sia in diretta, mentre le puntate sono registrate.

Ogni episodio inizia con un annuncio di Emanuela Fanelli, grandissima attrice teatrale che da qualche anno è divenuta famosa anche sul grande schermo, avendo recitato in alcuni film di notevole successo, ma conosciuta soprattutto per i suoi famosi monologhi; che all’apertura interpreta il ruolo di “signorina buonasera” informando i telespettatori che lo show previsto nella programmazione non andrà in onda per problemi tecnici e verrà sostituito da una pezza di Lundini, e quindi è lì che si nota uno studio improvvisato, con gli addetti ai lavori inquadrati e una band (VazzaNikki) annoiata; subito dopo entra in gioco Valerio Lundini. Quest’ultimo si presenta come un conduttore impacciato che non sa come relazionarsi con il pubblico, non è mai preparato quando c’è un ospite, fa ridere annullando le certezze di chi guarda, ci illustra dark meme, monologhi esilaranti e parodie di tutto ciò che si muove nel nostro strano mondo.

Per fare un esempio, in una puntata, al termine dell’intervista all’attrice Pilar Fogliati, le telecamere insistono su di lei per un bel po’ prima che Lundini la congedi. La ragazza, per coprire l’imbarazzante tempo morto butta lì un “Va béne, va béne” e fa per andare via. Lundini invece la trattiene e prende a polemizzare con la regia, chiedendo chi è che disturba l’audio parlando. Pilar Fogliati basita, dice che è stata lei, ma Lundini insiste, e chiede di rivedere il replay per scoprire chi è stato. Nel replay, ovviamente finto, vediamo la Fogliati muovere la bocca ma a dire “Va béne va béne” è una sinistra figura alle sue spalle, un nano probabilmente con un parrucchino. Lundini, individuato il colpevole, ci si avventa contro in preda all’ira. La regia taglia. Questo, insieme alla presenza, spesso imbarazzante, di Emanuela Fanelli, fa si che ciò che potrebbe essere un fallimento totale per un classico show diventi la vera forza di questo programma.

I lunghi silenzi, gli sguardi imbarazzati e il nonsense sono quello che rendono Una Pezza di Lundini il programma più sbagliato, ma allo stesso tempo più giusto per la Rai. Quando introduce il Tenente Silvestri, uno dei quattro anziani presenti in studio, che realizza meme senza averne minimamente capito le dinamiche, sa che a ridere sarà solo una determinata fascia di pubblico, quello che vive il web come una quotidianità. Qui non ci si approccia alla tecnologia cercando di spiegarla, ma si permette di prenderla in giro dandola per scontata. Una Pezza di Lundini si dimostra un ottimo tentativo di fare comicità prendendo in giro la televisione che ormai ha stancato. Successo che forse è stato utile per riconquistare pubblico, soprattutto giovani provenienti dal web. Prende in giro il falso buonismo, pensa per stereotipi con un apparente nonsense, anche risultando realistico. La televisione cerca di essere giovane e può esserlo, la differenza sta in chi la guarda.

 

Chiara Napoli

 

Chiara Napoli