The Shape of Water: un originale modo di descrivere l’amore

The Shape of Water: un originale modo di descrivere l’amore

22 Febbraio 2018 Amore… non è altro che unimento spirituale de l’anima e de la cosa amataDante Alighieri

C’è affinità tra questa frase del celebre autore Dante e l’ultimo film di Guillermo del Toro candidato agli Oscar The Shape of Water. Entrambi cercano di dare, a modo loro, un significato a quel sentimento tanto bello quanto contorto che è l’amore. Esiste una giusta definizione? Amare vuol dire vedere oltre la superficie, seppur strana e squamosa, di una persona? Quanto si è disposti a sacrificare in nome di questo sentimento decantato da molti? “The Shape of Water” offre un punto di vista diverso da quello a cui siamo abituati, non è il classico film romantico e strappalacrime dove il bel tenebroso si innamora della ragazzina con le treccine presa in giro da tutta la scuola.

Nessuna scuola, nessun clima di pace. “The Shape of Water” ci trasporta in piena guerra fredda, dove tutti conoscono la tensione tra Russia e Stati Uniti ma nessuno ne parla. Dove sentimenti puri come l’amore, l’umiltà sono quasi inesistenti, dimenticati come lo sono le addette alle pulizie di un laboratorio governativo di Baltimora impegnato ad effettuare esperimenti su come contrastare la Russia. E sono proprio due donne, amiche da più di dieci anni, a mandare all’aria la possibilità dell’America di vincere la folle corsa contro lo spazio in nome di un sentimento più grande della gloria e dell’egoismo… l’amore. Alla protesta del suo vicino di casa Giles sul perché voglia liberare una creatura anfibia dall’aspetto umanoide, Elisa, affetta da mutismo, fa una considerazione che lascia sia l’amico che lo spettatore senza parole. Io cosa sono? Muovo la mia bocca come lui. Non emetto alcun suono come lui. Cosa sono dimmi? Tutto ciò che sono, ciò che sono sempre stata mi ha portata qui da lui. Quando mi guarda, il modo in cui mi guarda. Lui non sa che cosa mi manca o quanto io sia incompleta. Lui mi vede per quello che sono, come sono. Lui è felice di vedermi, ogni giorno, ogni volta. Ed io ora posso salvarlo oppure lasciarlo morire.”

Elisa riesce a vedere oltre quella superficie ingombrante che lo fa sembrare un mostro. Loro si amano, oltre le apparenze che la società non riesce ad abbandonare. Lui è solo, come lo era Giles prima di incontrare Elisa, come lo era Zelda prima di conoscere la sua amica. Elisa Esposito ha quella dote, a tratti dimenticata, che è l’umiltà. Elisa va oltre il colore della pelle di Zelda, l’orientamento sessuale di Giles, l’aspetto della persona che ama. Elisa vede dentro le persone. È vero, le manca la voce, ma è meglio vivere in una società silenziosa e ricca di valori o in una che urla, sovrastando le altre, in modo prepotente ed egoista? “The Shape of Water” parla di quella parte buona, minuscola e non considerata, che unita riesce a trionfare.

 

Annaclaudia D’Errico