TDoR: 281 persone trans sono state uccise nell’ultimo anno

TDoR – Transgender Day of Remembrance – è la giornata internazionale di commemorazione di tutte le persone trans morte di transfobia.

Secondo il Transgender Murder Monitoring tra ottobre 2024 e settembre 2025 sono state uccise almeno 281 persone trans. Nel 90% di questi casi, la vittima era una persona transfemme. Il 34% dei casi ha riguardato persone trans sex worker, il 14% ha riguardato attivistx e leader di movimenti. L’80% dei casi ha riguardato persone trans razzializzate.

In relazione all’età: nel 24% dei casi la persona trans aveva tra i 19 e i 25 anni d’età, nel 25% ne aveva tra 31 e 40, e nel 5% aveva sotto i 18 anni. Il 68% dei transcidi è avvenuto in America Latina e nei Caraibi. Cinque casi in Europa. 31 casi negli Stati Uniti.

Ognuna di queste persone è morta di transfobia, ossia di odio e pregiudizio che la nostra società riversa in diversi modi sulle persone non binarie. Come per ogni fenomeno legato alla violenza, le uccisioni non sono che il momento finale di tutta una serie di azioni e meccanismi sociali che distruggono la vita e umiliano la dignità delle persone trans. Il linguaggio inclusivo – che altro non fa che riconoscere l’identità non binaria delle persone trans – è continuamente demonizzato e ridicolizzato.

La violenza nei confronti delle persone trans non è espressione di casi isolati e marginali, ma la naturale traduzione sociale di una politica che tratta le istanze trans con stigmatizzazione, esclusione, diffidenza e in modo svalutativo e dispregiativo.

Le esperienze trans sono negate e mistificate fin dalla scuola: l’assenza di bagni e spogliatoi a base neutrale, l’accesso alla carriera alias complicato dalle lungaggini burocratiche, impediscono  una frequentazione serena del periodo scolastico. Sull’Endocrinal Invest è stato pubblicato uno studio secondo il quale le persone gender variant Transgender di età compresa tra i 12 e i 18 anni, nel 43% dei casi abbandonano la scuola.

Sex worker e detenutx sono le categorie più fragili perché prive di tutele e sostegno. Tutto quello che ha a che fare con la salute e il benessere del corpo è ostacolato dalla scarsa formazione del personale medico e dall’insieme degli stigma sociali che si trasformano in pregiudizi e assenza di ascolto. In alcuni paesi continuano ad essere vigenti le terapie riparative.

Le limitazioni che le persone trans subiscono sono molteplici e complesse. La loro morte rientra nelle dinamiche di violenza sistemiche attribuibili a tutte le comunità discriminate. E come tutte le comunità discriminate, il transicidio è il culmine di una piramide di soprusi che attraversano la quotidianità della comunità transgender. Una comunità la cui esistenza è perennemente compromessa. La vita pubblica della persone trans è compromessa. La salute fisica delle persone trans è compromessa. La salute mentale delle persone trans è compromessa. E così è compromesso il loro accesso al lavoro, all’istruzione scolastica e universitaria, alla burocrazia di base per, semplicemente, esistere nel mondo. Nella contemporaneità, le persone trans, oltre a non essere tutelate, sono del tutto impreviste. Il minority stress che colpisce la collettività trans è estremamente diffuso. L’ideologia del binarismo di genere, estremamente limitante, costringe ogni identità al compromesso di non avere il proprio nome, il proprio documento, il proprio genere riconosciuto. In Italia, il 40% delle persone trans FtM o MtF soffre di depressione. Per le persone non binarie, la percentuale aumento del 20%. La tutela sanitaria che le dovrebbero ricevere è manchevole. Chi dovrebbe garantire tutela, non è all’altezza della richiesta a causa di una formazione assente, spesso relegata alla mera sensibilità personale di ogni operatorx sanitaria. 

L’accesso al lavoro è ridotto per le persone trans. Non esistono reali strategie di diversity management, né di inclusione lavorativa.  La maggior parte delle persone transgender rischia di non avere un’indipendenza economica a causa di documenti incongruenti e transfobia. Spesso costrettx ad obliare il proprio corpo e la propria espressione di genere, chi lavora in queste condizioni si costringe ad assumere un’identità che non lx rispecchia, a mettere da parte il proprio sé per sopravvivere.

Le politiche attuali e la recrudescenza delle destre conservatrici e del fascismo, pongono alla comunità l’obbligo di partecipare alla vita politica con un voto consapevole per cambiare la realtà. Ma anche votare per difendere il proprio diritto ad esistere è complesso per la comunità transgender. Le liste elettorali, divise ancora per genere maschile e femminile, rappresentano un ostacolo limitante ed umiliante per chi non ha concluso un percorso di transizione, non ha ricevuto i documenti o non ha un genere conforme al binarismo imposto. 

La fatica di essere sé è la base della piramide della violenza transfobica. Il transicidio non è solo effettuato, ma indotto. Il rischio di compiere un gesto anticoservativo è cinque volte maggiore per chi compie e condivide percorsi di transizione rispetto alle persone cis. Un dato che non ha nulla a che fare con il personale.

La morte e la cancellazione delle persone trans è politica. Più è evidente la loro esposizione, più aumenta il rischio di subire violenza. La pretesa di una rivoluzione del sistema culturale vigente è una necessità che dovrebbe a che fare con tuttx, affinché il genere non sia più un recinto, ma uno strumento di autodeterminazione.

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