In vista della seduta del Senato Accademico del 16 dicembre, il Coordinamento di Ateneo Unisa ha inoltrato al Rettore Prof.re Virgilio D’antonio e allx componenti del Senato Accademico il testo redatto a seguito delle assemblee indette per discutere del ruolo di complicità che le istituzioni accademiche italiane ricoprono negli innumerevoli crimini perpetrati da Israele nei confronti del popolo palestinese e del modo in cui in Italia il governo sta reagendo alla possibilità che le Università italiane prendano posizione su quanto accade a Gaza e in Cisgiordania riconoscendo a se stesse un ruolo attivo, partecipe, e critico nel dibattito pubblico.
Il documento, suddiviso in quattro punti, dovrebbe essere richiamato dal Rettore Prof.re Virgilio D’Antonio che – prendendo parte all’ultimo incontro del Coordinamento che si è svolto lo scorso 11 dicembre, mostrando interesse e partecipazione verso i contenuti espressi e le modalità di discussione e di lavoro interne all’Assemblea – si è detto favorevole alla possibilità che in Senato Accademico si apra in tal senso una discussione, nella consapevolezza che l’Università è un’insieme di voci plurali, anche in opposizione tra loro. L’istanza, non essendo presentata tramite ordine del giorno, non verrà messa ai voti. La seduta del 16 dicembre avrà, quindi, lo scopo di avviare la discussione interna all’organo di governo d’Ateneo, sulla scia di quanto già fatto in altre Università italiane, per rimarcare la necessità che le istituzioni accademiche siano e restino luoghi di coscienza, consapevolezza e di presa di posizione.
Il Coordinamento è nato a settembre, in seguito all’assemblea che si è svolta il 22 settembre in Ateneo e a cui hanno partecipato studentx, associazioni studentesche, docenti, ricercatricx, personale tecnico-amministrativo e a cui si sono aggiuntx, nel corso dei momenti successivi, attivistx locali. Nei quattro incontri che si sono svolti in Università, tutte le componenti dell’Ateneo hanno partecipato esprimendo la propria solidarietà verso la causa palestinese e la propria volontà di sentirsi parte di una comunità accademica che riconosce il genocidio perpetrato da Israele. I confronti non si sono incentrati soltanto sugli accordi che le Università stringono con le istituzioni israeliane e con le industrie belliche, ma anche sulle riforme, annunciate dal Governo, che minano in diversi modi la libertà accademica. Il documento redatto dal Coordinamento è frutto di un processo interno di ascolto, dialogo e discussione, dove tutte le soggettività interne all’Ateneo hanno potuto esprimersi.
Il documento è composto da quattro punti. Nel primo – Condanna delle gravissime violazioni da parte dello Stato di Israele – si chiede la presa di posizione di Unisa contro la lunga storia di oppressione del popolo palestinese, contro i crimini perpetrati da Israele (come emerso dal rapporto della Commissione indipendente del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite del 16 settembre 2025), contro le violazioni sistematiche del diritto internazionale. Nel secondo – Interruzione delle collaborazioni con le istituzioni accademiche israeliane – si chiede che l’Ateneo non abbia più accordi e collaborazioni con le istituzioni e le Università di Israele che sono, direttamente o indirettamente, implicate nel genocidio, e di congelare gli accordi attuali fino alla cessazione definitiva dell’offensiva militare. A ciò si aggiunge la solidarietà e il sostegno allx docenti di Israele che si oppongono alle politiche di guerra promosse dal governo. Nel terzo – Interruzione dei rapporti con le società produttrici di armi e valutazione preventiva dei progetti con possibili implicazioni militari – si chiede la cessazione delle collaborazioni con imprese, enti e istituzioni coinvolte in attività di produzione, commercializzazione e ricerca in ambito militare. A questo si aggiunge la necessità di rivedere e rafforzare i vincoli etici relativi alle attività di ricerca dual-use. Nel quarto – Tutela della libertà accademica – si chiede che l’Ateneo si opponga alle annunciate riforme del governo: la prima, che prevede la nomina all’interno del Consiglio di Amministrazione di membri nominatx direttamente dal governo; e la seconda, relativa alla nuova definizione di antisemitismo che rischia di compromettere per tuttx la possibilità di criticare le azioni di Israele. La stesura del documento si rifà a quello già approvato dalle Università di Bologna e Venezia. Il fatto stesso che i testi siano già stati approvati dalle suddette Università verrà posto come sostegno rafforzativo alla constatazione che il documento non si presta ad alcuna deriva ideologica. A ciò si aggiunge la mozione, presentata da Link Fisciano ad aprile in Consiglio degli studenti, approvata all’unanimità, in cui si chiede la cessazione di tutti gli accordi che l’Università detiene con le istituzioni israeliane e le industrie belliche.
La discussione che si aprirà durante il Senato Accademico del 16 dicembre non sarà il momento conclusivo di quanto fatto in questi mesi, ma, anzi, ne costituirà soltanto una prima formalizzazione ufficiale: con la discussione generale che si apre all’interno dell’organo di governo d’Ateneo, si prospetta la possibilità di ritornare sul tema nei prossimi mesi, in vista di una seduta monotematica avente ad oggetto i punti chiave del testo, ma anche la strutturazione dei vincoli etici per le collaborazioni di ricerca. E non solo questo: il Coordinamento vuole essere portatore di un nuovo modo di stare insieme in Università, con assemblee indette regolarmente, aperte a tutte le componenti universitarie, in cui le tematiche e l’impatto che le stesse hanno sulle persone e sui luoghi di lavoro vengono studiate, analizzate e criticate non solo in modo individuale (ognunx facendo presente la propria esperienza) ma anche e sempre in una prospettiva collettiva, giungendo a conclusioni che non siano frutto di visioni egocentriche, ma trasformazioni del sentire e del vivere in Università, che nel lungo periodo generano cambiamento e comunità.


