Senato Accademico e Consiglio d’Amministrazione: come vincere senza rivali

La natura socio-culturale della nostra associazione ci ha sempre permesso di poter liberamente criticare il modo con cui si svolgono le elezioni studentesche di rinnovo dei rappresentanti. Questa volta l’attenzione della redazione è caduta non sui rappresentanti degli studenti, ma su quelli che aspirano a farsi portavoce di altri soggetti accademici.

Il 19 e il 20 Febbraio, all’Università di Salerno, si sono infatti tenute le elezioni del Senato Accademico e del Consiglio d’Amministrazione relativi alla componente docente e personale amministrativo. I due organi sopra menzionati, presieduti dal Rettore, sono all’apice della governance d’ateneo e si compongono di diversi soggetti accademici: studenti, personale amministrativo, docenti, ricercatori. Componenti che, all’interno degli organi, non si rinnovano tutti nello stesso momento. Mentre i rappresentanti degli studenti sono stati eletti nel dicembre del 2017, quelli dei docenti e del personale amministrativo soltanto qualche settimana fa. Secondo i dati pubblicati dall’ateneo, alle votazioni hanno preso parte il 92,48% delle unità di personale docente e ricercatore e l’89% delle unità di personale tecnico-amministrativo.

A segnare l’assoluta straordinarietà di queste elezioni è il fatto che il numero dei posti vacanti fosse perfettamente corrispondente al numero dei candidati, rendendo dunque questi ultimi tutti vincitoriEccetto per qualche caso. Il rapporto tra il numero di rappresentanti da eleggere e i candidati è stato il seguente: relativamente al Senato Accademico vi erano 17 tra professori e ricercatori di ruolo, di cui almeno 7 direttori di dipartimento (18 i candidati), 2 professori di II fascia (2 candidati), 2 ricercatori di ruolo (2 candidati), 3 rappresentanti personale tecnico e amministrativo (4 candidati); mentre relativamente al Consiglio d’Amministrazione vi erano 1 docente area CUN da 1 a 9 (due candidati), 1 docente area CUN da 10 a 14 (1 candidato), 1 componente del personale tecnico amministrativo (1 candidato).

Un numero adeguato di candidati, indipendentemente dall’occasione per la quale si vota, consentirebbe all’elettore di avere maggiori possibilità di scegliere un rappresentante che davvero si possa fare portavoce delle sue istanze. Tra le sette aree per le quali si è votato, soltanto in tre si è sforato (di un’unità) il numero dei posti richiesti. Immaginare che questo possa essere la rappresentazione di una pre-scelta alla base dell’incontro elettorale condivisa da tutte le varie componenti è probabilmente sbagliato. All’interno del Consiglio d’Amministrazione, infatti, per le tre aree per le quali si è votato, il numero delle schede bianche è stato il seguente: 16 per la prima area (quella con due candidati), 120 e 106 rispettivamente per la seconda e terza area, dove era presente un solo candidato. Questo è probabilmente la dimostrazione che non c’era affatto una condivisione di base e che in molti avrebbero votato un altro candidato, se vi fosse stato.

Alla gravità generale dell’assenza di contraddittorio, che vigerebbe sempre indipendentemente dal tipo di elezione, si aggiunge quella legata al fatto che il Senato Accademico e il Consiglio d’Amministrazione sono organi chiave all’interno della struttura accademica, che si occupano delle questioni più delicate e importanti che intaccano quotidianamente la vita degli studenti. Sappiamo anche che l’Università di Salerno, insieme a molte altre università italiane, sta sempre di più perseguendo una strada verso l’aziendalizzazione degli istituti accademici che vede gli studenti come numeri e con l’obbligo di laurearsi il prima possibile. Quali corsi sopprimere o mantenere in vita, quali iniziative economiche adottare, coordinare l’attività di ricerca, sono tutte valutazioni che in quegli organi vengono svolte e dove, appunto, si potrebbe intervenire per invertire la rotta. Constatare che il numero di candidati a queste elezioni sia stato così esiguo ci lascia immaginare che, ad essere bassa, sia anche la volontà del corpo docente, ricercatore, tecnico-amministrativo, di promuovere un cambiamento. Colpa nostra, di noi studenti, forse, che non abbiamo colto quest’occasione per esprimere la volontà di tale cambiamento ma colpa anche di chi in questa università c’è da tempo e sa, forse meglio di noi, che andare controcorrente e perseguire le scelte più adatte per tutelare l’ambiente accademico, e non assecondare sempre le direttive dall’alto, è innanzitutto un dovere di chi siede a quei tavoli.

La Redazione