Ogni uomo, che ne sia consapevole o no, cerca delle strategie per poter sopravvivere, un “mondo-altro” nel quale rifugiarsi: libri, film, arte, musica, giochi… Ma che cosa succede se questa àncora di salvezza comincia a diventare una vera e propria ossessione?

Questo è il tema centrale di “Scacchi matti”: il nuovo saggio edito da Santelli e scritto dall’autore emergente Angelo Germino, il quale si concentra sul forte legame che si va a creare tra il gioco degli scacchi e la follia. Per poter affrontare al meglio l’argomento e fornire esempi concreti al lettore, il giovane scrittore prende in analisi tre opere letterarie del primo Novecento: “La difesa di Luzin” di Nabokov, il “Murphy” di Beckett e la “Novella degli scacchi” di Zweig. L’argomento principale di questi tre capolavori è l’aspetto ossessivo e maniacale del gioco degli scacchi, la sua capacità di stregare la mente umana e portare a delle vere e proprie patologie psicologiche: i protagonisti di questi tre classici, infatti, non sono destinati alla gloria – come vogliono credere – ma alla follia e alla morte.

Angelo Germino ha affermato di aver scritto questo saggio perché non riusciva a capacitarsi di come il massimo del razionalismo umano sfociasse nel suo opposto, nel caos, nella follia. Con questo lavoro ha potuto indagare e trovare una risposta alle sue domande, in quanto cercava soprattutto una sintesi di hegeliana memoria al problema e dichiara di averla individuata tramite gli studi psicoanalitici di Reuben Fine, scacchista e psicologo statunitense.

Luzin è il primo personaggio folle che il giovane autore va ad analizzare: è un ragazzo introverso che viene considerato da tutti “senza qualità”, inadatto alla vita e che perde ogni tipo di contatto con la realtà in quanto si rifugia completamente nel mondo degli scacchi. In questo modo, concentrando tutte le sue energie in questo gioco, egli riesce a soddisfare il suo bisogno di onnipotenza ma alla fine si convince sempre di più che una perversa combinazione di mosse sia stata realizzata dalla vita contro di lui e che debba escogitare una resistenza per non soccombere.

Murphy, il secondo personaggio di cui si parla nel saggio, si trova a contatto con gli internati di una clinica psichiatrica e vuole raggiungere lo stato mentale in cui vive uno di loro (stato di grazia totale), il signor Endon, contro il quale giocherà una partita a scacchi molto particolare. Il fatto che Murphy scelga di rinunciare dimostra che si riconosce sconfitto sia nella partita che nel suo obiettivo ed è costretto ad arrendersi al fatto che tra loro non ci sarà mai comunicazione: tutto ciò condurrà il protagonista verso un forte delirio psicotico.

L’ultimo personaggio che viene analizzato è il Dott B., delirante protagonista della “Novella degli scacchi” di Zweig. Il Dott. B., condannato dalla Gestapo alla “tortura del nulla”, giunge alla follia attraverso una grave scissione dell’io: si ritrova a giocare una partita a scacchi contro sé stesso. Ma la vera e propria follia è, senza dubbio, quella storica: la Seconda Guerra Mondiale perpetuata negli orrori del Nazismo.

Importante è il fatto che tutti e tre gli autori di questi classici (Nabokov, Beckett, Zweig) erano a loro volta amanti degli scacchi ed è per questo che decidono di mettere in scena il lato oscuro di questo gioco. Questi personaggi, che vengono analizzati nel saggio di Angelo Germino con estrema semplicità nonostante la complessità della tematica, non sono altro che vittime del tremendo scacco matto della vita: rimangono inchiodati alla realtà del gioco e sono incapaci di distaccarsene.

Mika Monaco