Rettore, si prenda un attimo per leggere questa lettera

Caro Rettore Aurelio Tommasetti,
vista la lettera con cui ci rende partecipi della sua candidatura a soli pochi giorni dal voto, vorremmo ricambiare l’attenzione mostrataci attraverso un messaggio di risposta.

La immaginiamo oggi nei panni di uno studente che affronta ansiosamente le 24 ore antecedenti al sostenimento del primo esame. Mentre prova a rivedere un po’ tutto il programma, con il quaderno in cui ha rigorosamente annotato le domande più quotate in sede d’esame e mentre, tra un caffè e un altro, ripensa a come ha trascorso questo periodo all’università.

Il suo percorso sarà stato sicuramente diverso dal nostro. Che ci siamo ritrovati a stare in piedi sui pullman e a terra nelle aule perché i posti previsti erano sempre troppo pochi. Costretti ad organizzarci per gli esami a soli pochi giorni dall’inizio della sessione perché molti docenti di ruolo non amano organizzarsi con largo anticipo. Obbligati a perdere un’intera sessione quando, nonostante la sua illegalità, ci viene imposto il salto d’appello. Pronti sempre ad arrangiarci quando siamo costretti a fotocopiare il materiale su cui basare la nostra preparazione perché in biblioteca non hanno i libri dei nostri esami e nessuna agevolazione è prevista per l’acquisto dei testi. Tenaci quando le 150 ore del tirocinio si trasformano in attività svilenti che ci spingono quasi ad abbandonare tutto. Impauriti quando abbiamo ottenuto l’alloggio residenziale ma nel bando abbiamo letto che saremmo potuti essere sfrattati in piena sessione estiva. Con una strana morsa allo stomaco quando percorrendo i corridoi nel pomeriggio ci imbattiamo in quelle divise blu che puliscono i luoghi che noi studenti sporchiamo senza alcun contegno. Ancora non abbiamo capito come si possa considerare legale uno stipendio di 350 euro al mese. Ma andiamo avanti perché qualcuno ci ha detto che dobbiamo fare presto. Correre, correre, correre. Anche quando manca il fiato e senza vedere mai chiaramente la meta. Sentirsi il più delle volte in difficoltà, in ansia, non dormendo la notte e provando una strana agitazione con cui iniziamo persino a convivere. Ne vorremmo anche parlare, ma ci imbarazza. Essere fuori corso oggi fa fare brutta figura. E tra i colleghi non si spendono parole di conforto. È sempre una gara a chi fa più esami, a chi prende il voto più alto. Allora ci teniamo tutto dentro, seguiamo con tutte le difficoltà logistiche che l’ateneo ci impone, torniamo a casa e andiamo avanti. La prendiamo anche un po’ a ridere per smorzare la tensione. Pensiamo che alla fine non è importante, che poi l’ansia passa. A volte ce la facciamo. A volte, no.

Eh sì, deve esser stato proprio diverso il suo percorso, Rettore. Perché quella che Lei descrive è un’oasi di pace che all’Università di Salerno  non esiste. Dove la didattica prevede nella maggior parte dei casi 40 minuti di sintesi dei paragrafi dei libri di testo. In aula le risposte formulate sono più delle domande poste. E la vasta presenza studentesca è spesso garantita per le famose agevolazioni per i corsisti che prevedono (proprio perché l’università ci tiene alla formazione delle giovani menti) una riduzione del programma. Studiare di meno quindi. Forse non se n’è accorto ma persino uno tra i più noti fiori all’occhiello dell’ateneo salernitano (l’offerta formativa) presenta i suoi limiti: 35 corsi di laurea tra triennali e magistrali a ciclo unico che possono attirare tanti studenti campani e non. Ma un altrettanto equipollente numero di magistrali che nel nostro ateneo possono facilmente definirsi trienalli-bis e che ha rappresentato la più importante causa di allontanamento degli studenti di laurea triennale dall’università di Salerno. Il campus all’americana, ah già. Così tanto d’avanguardia che ancora non sa fare la raccolta differenziata. Così esteso che concede agli studenti pochissimi spazi autonomi dove coltivare le proprie passioni attraverso attività extra-curriculari. E quei pochissimi posti, ovviamente, valgono solo per i rappresentanti. Non di certo per gli studenti che vogliono organizzare attività culturali estranee alla politica studentesca. Di “merito” e “qualità” dice. Eppure i ricercatori protestano contro il MIUR perché le regole imposte per la valutazioni dei loro lavori sono penalizzanti per l’intero sistema di ricerca italiano. Eppure il Consiglio didattico di lingue ha ridotto il numero degli appelli per rientrare nella qualità imposta dall’ANVUR. Eppure i docenti hanno scioperato per denunciare la moria di risorse economiche da destinare alle strutture accademiche. E siamo fin troppo certi che studiare non c’entri nulla con il finire prima. Non c’è un tempo oggettivamente giusto per acquisire conoscenze, anche se ha lasciato che ci venisse ricordato l’opposto attraverso l’installazione di un’opera artistica in Piazza del Sapere. Chissà se si è accorto che l’ateneo salernitano possiede tra i più bassi livelli di estensione della No Tax Area obbligando molti, nonostante le difficoltà economiche, a pagare le tasse. Ma no, siamo sicuramente noi a non capire bene.

Su una cosa siamo d’accordo: i giovani sono il futuro. E costituiscono la più importante risorsa per l’Italia e per il mondo. Lo sappiamo bene. Così come siamo consapevoli che il sistema universitario nazionale sta affrontando numerose, se non troppe, difficoltà. E crediamo non sia corretto far passare il messaggio che invece noi qui ce la viviamo meglio. Che siamo i numeri uno del sud e i primi rispetto ad altri. Dire questo significa nascondere la polvere sotto il tappeto e soprattutto non essere consapevole della situazione che ci si prospetta davanti. Noi abbiamo provato a farlo. Lei no. Ha preferito soffermarsi sul ranking, mentre noi volevamo solo uscire da questi schemi e non sentirci un numero all’interno di una classifica. Abbiamo studiato, e tuttora studiamo, per conoscere il mondo e provare a migliorarlo. Sappiamo, pertanto, molto bene che l’unico modo per garantire un cambiamento è mettersi di traverso tra il naturale susseguirsi dei processi che creano gli stessi meccanismi di causa ed effetto. Ma mentre noi provavamo a fare questo, Lei si sedeva sempre dalla parte del garantismo di questo sistema.

Ci permetta allora di darLe un consiglio: non si soffermi sull’esito di questa prova. Scoprirà, come noi abbiamo purtroppo appurato, che gli esami (tanto nella vita quanto nell’università) a volte richiedono una buona dose di fortuna e  non sempre sono indicatori di merito. È invece utile continuare a studiare e non smettere mai di imparare per riuscire davvero ad essere preparati a tutto. Perciò, comunque vada, noi Le consigliamo di ritornare, metaforicamente parlando, tra i banchi. Scoprirà che avrebbe potuto fare di più e meglio. Magari imparerà anche il significato dell’essere imparziale, lezione alla quale noi La preghiamo di essere presente. Sappiamo che qualcuno La sostiene, ma questo non La legittima ad usare la sua carica interna all’ateneo, e il nome stesso dell’università, per svolgere la sua campagna elettorale. La figura del Rettore sarà anche la carica più importante, ma l’ateneo è frequentato e finanziato da oltre 40.000 studenti e non ci sono dubbi che, tra questi, almeno uno è contrario alle idee politiche del partito con cui Lei sta concorrendo. Fosse anche solo una persona, solo per questa, Lei avrebbe dovuto scindere i percorsi per impedire che potesse anche per un momento sentirsi esclusa dalla struttura accademica. Oltre a non aver avuto il buon senso di dimettersi per seguire la sua carriera politica, si è anche in più contesti presentato come il Rettore dell’università di Salerno finendo con lo strumentalizzare una struttura e una compagine che per sua natura si presenta imparziale. A concorrere è Aurelio Tommasetti. Non il Rettore dell’Università di Salerno e non l’ateneo.

Non usi il nostro nome. Almeno questo ce lo deve.

Cordialmente,
Chiunque si ritrovi in queste parole