Le elezioni del regresso

Le elezioni del regresso

Durante l’anno solare 2018 nel mondo si sono svolte diverse elezioni, oltre a quelle italiane che hanno visto salire al governo la coalizione tra Movimento 5 Stelle e Lega. Alcune di queste sono state sponsorizzate tramite tweet di approvazione dal ministro dell’interno Matteo Salvini e dal leader del partito Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. L’elezione più decantata dai politici italiani è stata quella svolta il 7 ottobre in Brasile che ha visto la vittoria del candidato della destra Jair Bolsonaro. Il nuovo Presidente brasiliano si presenta come un simpatizzante del regime militare, contrario all’aborto e alle unioni civili, difensore della famiglia tradizionale e a favore della tortura che considera una pratica legittima. “Anche in Brasile si cambia”, aveva annunciato il ministro degli interni. Un cambiamento che spaventa e che sembra minare il rispetto dei diritti guadagnati duramente nel corso della storia.

In Europa, durante le elezioni di gennaio svolte in Repubblica Ceca, è stato riconfermato il presidente socialdemocratico Milos Zeman, fondatore nel 2009 del Partito dei Diritti Civili. Non si può di certo definire un cambiamento radicale, ma forse non è quello di cui sembrava aver bisogno la Repubblica Ceca. Probabilmente, però, è quello che i sostenitori dell’indipendente di sinistra Stavros Malas speravano di ottenere a Cipro, paese in cui il presidente conservatore Nikos Anastasiadis è stato eletto di nuovo con la maggioranza del 56%. In Ungheria, invece, il presidente conservatore Viktor Orban non ha avuto nulla da temere, venendo eletto con un autentico plebiscito e riuscendo a ottenere la maggioranza assoluta. Questo per lui è il terzo mandato. Negli Stati Uniti il 6 novembre si sono svolte, come da ricorrenza dopo due anni di presidenza, le elezioni di metà mandato (Midterm Elections), che non hanno portato molta gloria all’attuale presidente in carica Donald Trump, un risultato previsto dal Washington Post che ha calcolato che Trump ha già detto più di sei mila asserzioni false o fuorvianti durante la sua campagna. In questi incontri elettorali si cerca quasi sempre di punire e di far perdere consensi al Presidente in carica che non ha tenuto fede alle promesse fatte durante la propria campagna. Una sconfitta che Trump ha accolto con il sorriso, esprimendo parole gradevoli verso i democratici e dichiarandosi pronto a negoziare. Si è anche congratulato con Nancy Pelosi, la probabile speaker della Camera a cominciare da gennaio 2019.

In Russia le elezioni svolte il 18 marzo hanno visto trionfare il già presidente della federazione Vladimir Putin che è arrivato così al suo quarto mandato. Il Presidente russo è stato più volte accusato di omofobia, autoritarismo, malversazione (eccessiva quantità di beni mobili e immobili a sua disposizione a spese dello Stato) e di voler creare un culto della personalità. Durante uno dei suoi mandati, il 25 gennaio 2013, fu approvata con una maggioranza pressoché assoluta dal Parlamento russo l’estensione a tutto il territorio nazionale di una legge già in vigore a livello regionale a San Pietroburgo, Kaliningrad ed altre grandi città russe: il divieto di propaganda omosessuale. Successivamente definita da uno dei simpatizzanti non una legge contro gli omosessuali, quanto una via per proteggere la gioventù i cui valori sono minacciati da discorsi e immagini scandalose. Secondo alcune dichiarazioni il quarto mandato di Vladimir Putin sarà anche l’ultimo, a questo punto c’è da chiedersi se sia meglio sperare in un cambiamento con un nuovo presidente o, considerati i risultati delle varie elezioni svolte nel mondo, rimanere a fare i conti con qualcuno già conosciuto.

Nel 2018 in diversi paesi del mondo si è verificato quello che in molti temevano accadesse: la deviazione a destra non solo di un politico, di un partito ma di un’intera comunità internazionale che non riconosce più la sinistra come una valida alternativa. Diritti e libertà stanno diventando sempre meno dei punti di riferimento, sostituiti da concetti come sicurezza e sovranismo che sembrano aver preso il loro posto. Gli scombussolamenti mondiali, del 2018 ma anche degli anni addietro, si sono scontrati con un alto muro, quello eretto dall’Europa. Ecco perché, ormai alla fine di questo altro anno, il mondo intero inizia a guardare con maggiore attenzione quello che tra qualche mese accadrà, quando a maggio del 2019 un’intera comunità sarà chiamata a decidere le sorti dell’Unione Europea.

Annaclaudia D’Errico

Tratto dal bollettino informativo “Il giorno del giudizio“.