La Disney contro l’omofobia

«Vestitevi da sogno, sentitevi favolosi e godetevi un’esperienza unica del parco di Walt Disney – rumorosi, fieri e vivi con tutti i colori dell’arcobaleno». Disneyland Paris ha annunciato, in questo modo, che il primo giugno 2019 ospiterà il suo primo Gay Pride ufficiale: per l’occasione molte attrazioni saranno aperte fino alle 2 del mattino, ci saranno concerti, interventi di persone famose, le strade degli Studios saranno illuminate con i colori dell’arcobaleno e ci sarà un dance party con i personaggi Disney per celebrare l’orgoglio LGBT.

A partire dagli anni ’90 in tutti i parchi Disney, anche in America, hanno luogo i Gay Days: ritrovi spontanei di persone LGBT che indossano magliette rosse per rendersi riconoscibili. Ma nessun parco era stato mai coinvolto in maniera ufficiale nell’organizzazione di questi eventi fino ad ora.

Il prossimo giugno si inaugurerà proprio con questo “Magico Gay Pride” il cosiddetto Pride Month, ovvero un mese intero dedicato agli omosessuali e ai loro diritti: l’organizzazione di eventi di questo tipo ricade sempre in questo mese dell’anno in quanto fa riferimento alla memoria dei “Motti di Stenewall” nella città di New York del 27 giugno 1969, data in cui ha storicamente inizio il movimento omosessuale.

Il mondo LGBT, pian piano, si è fatto largo in tutti gli ambiti culturali e anche la Disney si è dimostrata sempre più aperta nei confronti di questa comunità: tanto per cominciare sono stati trattati alcuni personaggi dichiaratamente gay e, secondo voci che corrono sul web, nel prossimo film d’animazione “Jungle Cruise” il protagonista principale sarà omosessuale. Inoltre si parla di inserire, sulla nuova piattaforma Disney, la serie “Four Dads”, la quale avrà come protagonisti una coppia di omosessuali divorziati, alle prese con una nuova vita.

A parte le questioni di diritti sociali, questa decisione ha anche un evidente scopo economico. Infatti, durante i “Gay Days” si è sempre avuto un enorme successo di pubblico, con quasi 150000 visitatori. Inoltre, ormai da due anni, i parchi Disneyland hanno cominciato anche a vendere souvenir legati al mondo gay, come ad esempio le orecchie di topolino color arcobaleno.

Possiamo dire che il fine è quello di insegnare anche ai più piccini la normalità dell’amore LGBT e informarli che possono esistere diversi tipi di sessualità. Ma come reagiranno gli omofobi e tutti gli attivisti che sono “a favore della famiglia tradizionale” di fronte a tutto questo? Tra principesse che lottano per la loro emancipazione e personaggi omosessuali, questi dovranno mostrare ai loro figli solo i film Disney che sono “più convenienti e innocenti” secondo il loro punto di vista e che non sono stati creati con la necessità di educare i piccoli ad una diversità che avranno tutta la vita per conoscere e apprezzare o – nel caso peggiore – rifiutare. Inoltre, sta tornando d’attualità una riflessione di Joseph Ratzinger, stando alla quale, l’estensione senza limiti dei diritti individuali, ha alimentato la sparizione del concetto stesso di diritto: diritti troppo numerosi e un uso indiscriminato della libertà d’opinione, insomma, contribuirebbero alla scomparsa della civiltà occidentale.

Non sembrano pensarla così a Disneyland Paris dove sono molto orgogliosi di difendere e tutelare i diritti della comunità LGBT. I loro cortei hanno lo scopo di mettere sotto gli occhi di tutti i propri diritti, su tutti il diritto di non negare sé stessi, sfidando specialmente coloro che hanno una mentalità chiusa e che puntano il dito contro gli omosessuali senza prendere in considerazione il fatto che sono proprio loro che puntano il dito la vergogna del mondo.

Michela Monaco