Il Doppio Libretto del cambiamento

Anche nell’Ateneo salernitano il 7 Marzo è stato attivato, dopo lungo tempo, il doppio libretto “Alias” che consente, a chi è nella situazione transitoria di genere, di condurre una vita universitaria più serena, facendo sì che dispongano dei mezzi  per utilizzare un nome diverso da quello anagrafico e corrispondente alla nuova identità. Possono farne richiesta: studenti, studentesse, dottorandi/e, assegniste/i di ricerca e dipendenti tra cui il personale ricercatore, docente e tecnico-amministrativo. Chi è interessato può rivolgersi alla Professoressa Maria Rosaria Pellizzari, Direttrice dell’OGEPO (Osservatorio Diffusione Studi di Genere e Pari Opportunità)  Presidente del CUG-UNISA (Comitato Unico di Garanzia per la difesa delle pari opportunità, la non discriminazione e il benessere sul luogo di lavoro), incaricato di seguire,  supportando i vari casi, studenti e studentesse che ne faranno istanza.

All’Università Degli Studi di Salerno la proposta era già stata vagliata nel 2015 quando non era ancora attivo il sistema ESSE3 (con relativa digitalizzazione della carriera per gli studenti) e si propendeva per un libretto cartaceo che non aveva valore perché il voto veniva registrato con il nome originario del richiedente. Con l’attivazione del nuovo sistema le problematiche si sono trascinate e a Giugno del 2018, l’inserimento dati nel CINECA e le pratiche in visione al MIUR, bloccavano il naturale corso di quella che era una decisione già presa e fortemente voluta da tutti.  Tra i promotori dell’iniziativa l’Associazione Link che si era già attivata attraverso gli ex-consiglieri Matteo Zagaria e Rossella Puca all’interno del Consiglio degli Studenti. A Gennaio la proposta è poi passata al Consiglio dell’Amministrazione ma è stata presa in considerazione dal Senato Accademico soltanto di recente.

 La carriera Alias era un dovere della struttura accademica, specialmente per gli studenti che ne avevano già fatto richiesta gli anni precedenti all’approvazione e per i quali i tempi andavano necessariamente ridotti. Non è stato ancora esplicato quale sarà il percorso burocratico da dover affrontare una volta rivolti al CUG, ma questa è al momento l’unica alternativa ad una domanda che non è possibile fare altrimenti.  Mancano infatti una sezione specifica sul sito, che semplifichi ulteriormente la procedura, e una comunicazione ufficiale , affinché la notizia  abbia la massima diffusione. Creare le condizioni affinché non avvengano discriminazioni e sia possibile difendere la dignità di ogni persona dovrebbe essere l’obiettivo principale delle istituzioni, specialmente scolastiche. Si spera che i tempi si riducano e che in un futuro, prossimo, si possa effettuare facilmente la richiesta in completa autonomia senza che vengano creati ulteriori disagi.

Il minimo per chi deve affrontare un percorso travagliato e complesso non solo a livello psicologico, a causa dei pregiudizi e delle difficoltà personali, ma anche a livello burocratico.  La prassi prevede il ricorso al tribunale, mostrando le perizie psicologiche ed endocrinologhe, a cui, se non trovate attendibili, segue la nomina da parte del giudice di uno psichiatra. La procedura è stata resa meno restrittiva dalla Sentenza della Corte Costituzionale n. 221 del  5 novembre 2015 grazie alla quale oggi è possibile procedere alla richiesta anche senza l’obbligo dell’operazione chirurgica che avrebbe portato a ricorrere nuovamente al giudice e ad allungare ancora il processo. Tuttavia resta necessaria una dichiarazione dello psichiatra che accerti la disforia di genere e confermi l’aver iniziato la terapia ormonale, specificando quindi che non si intende modificare i caratteri sessuali primari, ma solo quelli secondari. In seguito alla rettifica definitiva non rimane traccia di questo percorso, se non sull’atto integrale di nascita, circa il sesso e il nome originari del richiedente, a salvaguardia della privacy.

Proprio perché il percorso è lungo, oneroso e difficile, si può comprendere come il doppio libretto possa fare, in molti casi, la differenza tra l’abbandono della carriera universitaria e il suo proseguimento, accompagnato dal giusto supporto per affrontare l’ennesimo iter burocratico che non si preoccupa di certo del benessere dell’individuo.

Letizia Pizzarelli

 

Contatti: Maria Rosaria Pellizzari

 Mail: m.pelizzari@unisa.it

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