Caro Babbo Natale,

Come sta andando la vita al Polo Nord? Greta crede che tu non te la stia passando tanto bene con tutti questi cambiamenti climatici abbastanza preoccupanti ed io la penso come lei. Non deve essere facile fare fronte allo scioglimento dei ghiacciai e tutto quello che ciò comporta. Spero comunque che tu e il tuo team ve la stiate cavando bene, nonostante tutto. So che questa lettera ti sembrerà strana e, forse, un tantino stonata rispetto a tutte quelle che sei abituato a ricevere, soprattutto in fatto di età. Ma il mio intento non è quello di scriverti per dirti quale regalo vorrei trovare sotto l’albero la notte di Natale o un po’ sì, ma ci arriverò pian piano, prima voglio raccontarti di come va la vita da questa parte dell’emisfero. Vedi, Babbo Natale, il tempo passa e, a volte, non è clemente. Io mi ritengo abbastanza fortunata, soprattutto perché ho l’opportunità di trascorrere le festività in famiglia, discutendo con mio fratello per apparecchiare la tavola e aiutando mia madre nel cucinare le prelibatezze da gustare insieme.  E di questo ne sono grata, moltissimo, ti prego di non fraintendermi. Però so per certo che tra un bicchiere e l’altro da mettere al suo posto e le mani piene di farina, il mio pensiero andrà a chi questa fortuna non ce l’ha o non può permettersela. So che è una cosa un po’ strana, pensare a questo in momenti che dovrebbero essere esclusivamente di pura gioia, ma io sono di mio un po’ malinconica. Amo il Natale, l’ho sempre amato fin da piccola perché erano gli unici giorni di festa in cui mio padre non era costretto a lavorare. Forse è soprattutto questo il lato magico che gli ho sempre attribuito, la possibilità di sedere a tavola con nessuna sedia vuota. Ma il tempo, come ho detto prima, delle volte non è clemente e neanche la mia famiglia è esule da posti vacanti che non si colmeranno mai. La magia del Natale, le decorazioni per strada e in casa, il profumo dei biscotti di pan di zenzero, l’albero illuminato, hanno la capacità di renderti felice e nostalgico allo stesso tempo. Come dicevo, tra una preparazione e l’altra, il mio pensiero va a chi non può condividere la mia stessa fortuna. Proprio qualche settimana fa, mi è capitato sotto gli occhi un post denuncia di un ragazzo che metteva in risalto l’elevato costo di biglietti aerei e di treni per scendere giù dalla sua famiglia per le vacanze di Natale. Non so poi come sia andata a finire, spero bene, anche se faccio fatica a crederci. Ci sono due frasi scritte da questo ragazzo che mi hanno particolarmente colpito: “Non fateci spiegare a nonna che non potremo passare la sera della vigilia giocando a carte con lei perché il biglietto costa troppo” e “La vita è fatta di piccoli attimi come questi e non è giusto che siate voi a determinarne il prezzo.” Affermazioni, verità che colpiscono chiunque riesca ad immedesimarsi in quella realtà difficile da vivere. Basta così poco per ritrovarsi dalla stessa parte di questo ragazzo o di chiunque come lui, soprattutto per chi come me, ancora studente, non sa cosa gli riserverà la vita o dove sarà tra uno o due anni. In un paese in cui il numero di partenze sembra essere sempre più alto rispetto ai ritorni, una realtà lavorativa in continue condizioni precarie che ci quasi impone di dover tenere una valigia costantemente sottomano pronta per andare, cercando di portare via con sé, tra un maglione e un cardigan di riserva, il profumo di casa. E comunque, dobbiamo pensare di essere più fortunati di chi una casa non ce l’ha ed è costretto a trascorrere il Natale alla ricerca di una mensa che può offrirgli un pasto caldo ed un alloggio di fortuna per potersi riparare dalle gelide temperature. Si deve sempre essere grati per ciò che si ha e guardare sporadicamente quello che non si ha, è questo che cercano di insegnarti fin da piccolo. “Pensa a chi è meno fortunato di te, non lamentarti”, l’avrò sentito pronunciare come minimo cento volte dai miei genitori. Ed è quello che provo a fare ogni volta, soprattutto a Natale. Ci penso eccome, caro Babbo Natale, penso a chi si troverà da solo in un’altra città, mentre la sua famiglia sta preparando il cenone con un nodo alla gola, e si dovranno far bastare una sterile video-chiamata in cui racchiudere tutto ciò che avrebbero voluto comunicare tramite abbracci e carezze, queste ultime di certo non riservate ad uno schermo freddo che loro proveranno a scaldare. Penso a chi non può più sentirsi raccontare da sua madre, per l’ennesima volta, la storia di come suo nonno era solito farcire il pandoro. Penso a chi dovrà fare i conti con il freddo e la possibilità di avere con sé solo una coperta e qualche manciata di ricordi ad accompagnarlo la notte di Natale. Penso a loro e guardo la mia famiglia. Mio nipote che ride perché mio fratello gli fa il solletico, mio padre che si assicura che a tavola ci sia tutto, mia madre che finisce di condire le ultime cose. E sorrido mentre accendo la candela posta come centro tavola per dare inizio al cenone. A mezzanotte scarteremo i regali incartati con cura da mia madre e leggeremo i biglietti pieni d’amore. Vedi Babbo Natale, è per questo che non ti chiedo nulla per me. Certo vorrei che di posti vuoti non ce ne siano più, ma so che questo è impossibile anche per uno come te. Ma vorrei che questa mia lettera arrivasse a coloro che non potranno essere con la loro famiglia e a chi non ce l’ha, con la speranza che questa riesca a donargli il sorriso che sul loro volto manca da un po’, quello felice e malinconico com’è d’altronde la magia del Natale.

 

Con affetto,
Annaclaudia D’Errico