Borat contro l’odio grazie alla risata

Borat contro l’odio grazie alla risata

È uscito su Amazon Prime Video il 23 ottobre 2020 Borat – Seguito di film cinema, sequel del più grande successo di Sacha Baron Cohen: Borat – Studio culturale sull’America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan (2006). Borat, come anche il suo seguito, è un mockumentary, vale a dire un finto documentario. Il giornalista kazako Borat Sagdiyev viene inviato nuovamente in America al fine di guadagnare la fiducia di Donald Trump, facendo un regalo al suo vice Michael Pence. L’oggetto del regalo ricade sulla figlia quindicenne di Borat stesso, Tutar (interpretata da Marija Bakalova, candidata agli Oscar come Migliore attrice non protagonista).

Durante il film assistiamo al tentativo di Borat di trasformare sua figlia in una donna desiderabile agli occhi degli uomini più vicini a Trump: bella, bionda, col seno abbondante, sottomessa, repubblicana. La particolarità è che non tutto è finzione, ma anzi la grande parte è costituita da tante candid camera, in cui il protagonista mette in imbarazzo persone ignare oppure che credevano di partecipare a tutt’altro progetto cinematografico o giornalistico. Per fare questo, il film è stato girato in gran segreto durante la pandemia e sono state selezionate persone che non avevano riconosciuto l’attore. La pellicola è uscita giusto in tempo per le elezioni statunitensi, come fortemente voluto da Baron Cohen.

Il film trabocca di situazioni al limite del sopportabile. Il politicamente scorretto smette di essere uno stile narrativo e diventa invece una lama affilatissima. Dietro le molte scene contro zingari o contro l’idea del potere in una donna, Borat diventa in qualche modo il simbolo di un paese e, più in generale, di un mondo che deve cambiare. L’interprete usa la risata come un’arma, come un ponte tra il passato e il futuro.

Perché una cosa è certa: Borat 2 è una pellicola in cui si ride molto. In cui si ride del male, dell’odio, della violenza. In qualche modo è proprio la risata a mostrare il volto debole di una fazione politica che non ha nulla da offrire se non un certo tipo di terrorismo psicologico basato sull’odio. Cohen ride della paura stessa e così facendo, in qualche modo, la disarma.

 

Gaia Troisi