Tales of the city: non solo un gay-drama

Tales of the city: non solo un gay-drama

22 Settembre 2019

Nel giugno 2019 è uscita su Netflix “Tales of the city”, la quarta miniserie basata sui romanzi di Armistead Maupin – pubblicati tra il 1978 e il 2014 e considerati una pietra miliare dalla comunità LGBTQ+ – che si svolge attorno a Barbary Street, una via della città in cui vive una variegata comunità di cui fanno parte soprattutto persone LGBTQ+.

La storia, nel telefilm prodotto da Netflix, comincia quando Mary Ann (Laura Linney) torna a Barbery Lane dopo ben 23 anni di assenza, in occasione del novantesimo compleanno di Anna Madrigal (interpretata dal premio Oscar Olympia Dukakis). Mary Ann torna nella sua amata comunità per ritrovare gli amici di un tempo, la proprietaria di casa Anna Madrigal e il suo amico gay Michael Tolliver (Murray Bartlett), e recuperare il rapporto con sua figlia Shawna (Elliot Page) e l’ex marito Brian (Paul Gross). Ma il civico 28 di Barbary Lane non è più come quando ci viveva lei: adesso ci vive una nuova generazione di inquilini gay e transgender, tra cui anche la stessa Shawna, che la donna non vede da quando l’ha abbandonata vent’anni prima per inseguire la sua carriera.

Tra i vari personaggi che abitano a Barbary Lane troviamo Michael, l’amico gay di Mary Ann, che ha una relazione seria con un ragazzo più giovane e la faccenda lo spaventa molto; due gemelli che fanno di tutto per sfondare sul web e una giovane coppia in crisi dopo la transizione da donna a uomo di Jake. Poi c’è ovviamente Anna, la anziana transgender che possiede il quartiere e che vive ancora nel suo appartamento, ma nasconde un segreto che minaccia la serenità di tutta Barbary Lane: è costretta, infatti, a vendere il suo amatissimo quartiere sotto la minaccia di una persona sconosciuta.

Il ritorno di Mary Ann non è ben visto da tutti gli inquilini: se Anna e Michael sono contentissimi di rivederla, Brian e Shawna sono visibilmente infastiditi e feriti dalla sua presenza: sarà proprio il desiderio di riallacciare i rapporti con la figlia e di andare in fondo al mistero di Barbery Lane che la convinceranno a rimanere e metteranno in moto la narrazione della serie.

Mentre si prosegue verso la ricerca del misterioso personaggio che minaccia Anna Madrigal, lo spettatore comincia a prendere confidenza, senza alcuna difficoltà, con quel mondo LGBTQ+ che viene mostrato senza fronzoli, libero, pieno di allegria, amore, sesso, droghe e accettazione reciproca. Questo mondo viene ancora rappresentato come un universo a parte e talvolta “nascosto” in una Villa di San Francisco al 28 di Barbary Lane o tra qualche night club ma in fondo sono persone esattamente uguali a tante altre e che faranno sentire tutta la propria voce per salvare il posto che li ospita e che tanto amano: perché non si tratta solo di una comunità ma di una vera e propria famiglia.

L’improvvisa decisione di Anna Madrigal di vendere Barbary Lane si trasforma ben presto in un pretesto per analizzare le ripercussioni emotive che questa scelta avrà sugli altri componenti della famiglia, che si troveranno ancora più uniti e costretti a maturare dall’oggi al domani. Cosa ne sarà di loro? Dove andranno una volta che saranno cacciati da Barbery Lane?

“Tales Of The City” non è solo un gay-drama ma è un vero e proprio spaccato di vita quotidiana, è viaggio all’interno delle nostre paure che esplora la caducità dell’animo umano. Ci troviamo di fronte ad un classico racconto di formazione che piace proprio perché illustra i fatti così come sono nella realtà con un linguaggio schietto e sincero e chiunque ci si può ritrovare.

Non sono mai abbastanza i film e telefilm che affrontano la tematica dell’omosessualità e di tutto il mondo LGBTQ+, argomento che è stato fin troppo considerato un taboo. Ecco perché bisogna tendere la mano a queste persone, favorendo film e romanzi del genere, per raccontare una realtà normalissima che ancora da molti viene guardata con odio e fastidio. Non possiamo più lasciare che questo accada.

 

Michela Monaco