23 aprile: un pretesto per leggere

23 aprile: un pretesto per leggere

Ricorre oggi, 23 aprile, la Giornata Mondiale del Libro e del diritto d’autore. L’iniziativa è stata adottata nel 1996 dall’Unesco e ha lo scopo di promuovere la lettura, la pubblicazione dei testi e la protezione della proprietà intellettuale attraverso il copyright. È stato scelto il 23 aprile perché in questo stesso giorno sono venuti a mancare gli scrittori Miguel de Cervantes, William Shakespeare e Inca Garcilaso de la Vega. L’evento ha origini molto lontane: si tratta infatti di una tradizione della Catalogna avuto inizio nel 1926 quando il sovrano Alfonso XIII proclamò il 7 ottobre come la giornata del libro spagnolo, spostata poi al 23 aprile nel 1931. Il 23 aprile ricorrono anche i festeggiamenti per San Giorgio, patrono della Catalogna, che si svolgono con il dono di una rosa. Le due tradizioni nel corso del tempo si sono unite al punto che i venditori di libri regalano una rosa per ogni libro venduto in questo giorno. Sono entrambe tradizioni ancora molto sentite in Spagna dove le strade si animano di bancarelle piene di libri e rose, un omaggio alla bellezza della natura e della scrittura.

In Italia oggi inizia l’undicesima edizione de Il Maggio dei libri, campagna nazionale di promozione della lettura organizzata da il Centro per il libro e la lettura. Già dal 22 marzo è possibile registrare le iniziative che avranno luogo dal 23 aprile al 31 maggio e che verteranno sull’importanza della lettura. La campagna ha come scopo generale quello di promuovere la diffusione del piacere e sapere letterario tentando di non circoscrivere la lettura a specifici luoghi ma provando a portarla al di fuori dei tradizionali contesti. L’iniziativa si lega con il settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri facendo declinare il tema di quest’anno in quello dell’amore. “Amor… sottolinea la potenza e la centralità del sentimento, quello che alla fine vince sempre e che è il più autentico eroe dantesco, e richiama anche il profondo legame che si crea fra libri e lettori, fra le storie scritte e le esperienze sempre diverse che se ne hanno leggendole”.

Durante il lockdown c’è stata una reale riscoperta dei libri e del valore della lettura? Le indagini in merito sembrano dirci il contrario, segnalando un forte calo dei lettori e della domanda di acquisto. La pandemia ha acuito tendenze già consolidate – le statistiche ci dicono che leggere un libro è un’attività a cui gli italiani dedicano prevalentemente meno di un’ora continuativa al giorno – e favorito nuove abitudini: a tv, social e smartphone, che già assorbivano gran parte del nostro tempo, si è aggiunta la didattica online, lo smart working e la lettura di giornali. Di conseguenza, il tempo a disposizione e la serenità necessaria per leggere sono venuti a mancare. Se si aggiunge a questo la desertificazione dei luoghi dove procurarsi i libri durante la quarantena, non stupisce che il mercato librario sia precipitato. L’emergenza sanitaria ed economica, e il timore di contagio, ha portato con sé anche una forte sfiducia a partecipare ad attività culturali, come frequentare festival letterari o andare a teatro. Illumina questo quadro a tinte fosche un segnale di speranza: dopo la riapertura, il calo delle vendite di libri si è attenuato e sono risalite le quote di mercato delle librerie rispetto agli store online.

L’Associazione Italiana Editori (AIE), il Centro per il Libro e la Lettura (Cepell) e l’istituto Pepe Research, hanno condotto un’indagine su La lettura in situazione di emergenza: maggio 2020, da cui si evince che a marzo 2019 il 73% degli italiani (15-74 anni) ha letto almeno un libro, un e-book, o ascoltato un audiolibro. Il dato scende a 58% a maggio 2020, e a 50% tra marzo e aprile 2020. Nel 2019 coloro che leggono dodici libri all’anno sono 4,4 milioni, divenuti 3,5 milioni nel 2020. Durante il lockdown i lettori che hanno letto libri presenti nella biblioteca di casa sono arrivati al 51%, il 39% si è affidato agli store online lasciando scendere le librerie dal 74% al 20%. I non lettori nel 2019 erano il 42%, nel 2020 invece il 50%. Come motivo è stato detto: mancanza di tempo(47%), mancanza di spazio (35%), preoccupazione(33%), lettura dei giornali (32%). Secondo il Rapporto annuale 2020 – la situazione del paese dell’ISTAT durante il lockdown il numero dei lettori è raddoppiato: da 29,6% a 62,6% ma lo studio non fa differenze tra i lettori di libri e quelli dei quotidiani. Sui dati di Nielsen e Informazioni Editoriali (IE) si basa un’altra ricerca dell’Associazione Italiana Editori (AIE) da cui si evince che la perdita di fatturato del mercato librario del luglio 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 è del -11% a fronte del -20% registrato al 18 aprile 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019. Le vendite dei negozi fisici rispetto ad aprile salgono da 52% a 56% mentre gli store online passano da 48% a 44%. 

Inutile girarci intorno: le giornate mondiali le percepiamo come un pretesto, un simulacro di un pensiero che non abbiamo intenzione di avere durante il resto del tempo, la delega ad un giorno prestabilito per promuovere e dibattere un’idea. Ma i libri portano parole, e le parole creano cose, e la Giornata Mondiale del Libro è allora il pretesto giusto per dedicare il proprio tempo ai libri, a quelli nuovi che non abbiamo avuto il tempo di leggere, a quelli distrutti dalle nostro continue riletture, piegature, orecchie, angoli arrotondati dallo sbattere nella borsa su treni, pullman, panchine su cui passare le proprie attese. In una società in cui il bisogno di stimoli impera diventando consumo, “indugiare, d’altro canto, presuppone cose che durano” (Byung-Chul Han, La scomparsa dei riti). Il libro, soprattutto quando è fisico ed occupa la propria posizione spazio-temporale in un luogo in cui si presuppone si voglia dedicare del tempo all’atto di leggerlo, crea un rito. Il libro è esattamente a metà tra la ricerca di uno stimolo, la ricerca di parole appropriate per esprimere con i termini giusti le proprie sensazioni o il proprio vissuto e la creazione di un rituale appropriato per l’azione da svolgere. Se pensiamo di leggere tanto, ottimizzando i tempi tra lavoro, lezioni, il vagone del treno, gli attimi prima di cedere al sonno, è necessario riflettere sulla reale intenzione di abbandonare la velocità imposta dal nostro quotidiano per leggere. L’anno appena trascorso quasi sembrava imporre quel “cercare qualcosa da fare”, eppure le nostre mani, il nostro corpo sembrava quasi in imbarazzo sulla poltrona nel decidere di leggere un libro.

La prefazione di “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino – poche pagine di capolavoro, una vera e propria ode alla lettura – dà una linea di partenza a lettori e a lettrici per prendersi cura di un momento importante: iniziare un romanzo. E coccola sin dall’inizio quell’ideale momento magico in cui un individuo si approccia alla lettura sfumando i contorni della realtà che lo circonda: “Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti, Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: «No, non voglio vedere la televisione!» Alza la voce, se no non ti sentono: «Sto leggendo! Non voglio essere disturbato!» Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso; dillo più forte, grida: «Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino! » O se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace. Prendi la posizione più comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato. Coricato sulla schiena, su un fianco, sulla pancia. In poltrona, sul divano, sulla sedia a dondolo, sulla sedia a sdraio, sul pouf. Sull’amaca, se hai un’amaca. Sul letto, naturalmente, o dentro il letto. Puoi anche metterti a testa in giù, in posizione yoga, Col libro capovolto, si capisce.”

Non ci resta che augurarvi buona giornata del libro, e buona avventura col prossimo testo (speriamo non solo e sempre universitario) che vi terrà compagnia.

La Redazione