Banksy e l’arte dell’autodistruzione

Un artista misterioso di cui non si conosce l’identità e l’autodistruzione a sorpresa della sua opera durante un’asta. Sembra quasi l’inizio di una giallo se non fosse accaduto di recente  a  Sotheby’s. “Girl With A Balloon”, opera del noto e controverso writer  Banksy, era l’ultimo lotto venduto per un milione di dollari. Solitamente non distribuisce fotografie o riproduzioni dei suoi graffiti e nessuno immaginava quello che sarebbe accaduto. Il banditore aveva appena chiuso la trattativa quando si è sentito uno strano rumore che ha attirato l’attenzione del pubblico, inebetito dalla scena agghiacciante della cornice che stava, letteralmente, affettando il quadro. E mentre la casa d’aste nega il proprio coinvolgimento l’artista ribadisce sui social: “The urge to destroy is also a creative urge”, sottolineando che la sua performance è stata voluta e facendo acquistare al quadro maggior valore.

Banksy questa volta non ha dato il preavviso della performance attraverso quesiti sui social come suo solito, ma ha rivelato come ha costruito la cornice-tritadocumenti, oggetto d’estremo interesse perché, per la prima volta nella storia dell’arte, da mero supporto  si è tramutata in strumento per l’atto creativo. Il gesto rientra nella sua dimensione satirica che solitamente si esprime attraverso graffiti creati con gli stencil. Mostrando la propria arte su superfici pubblicamente visibili spesso i banditori d’arte cercano di vendere le opere sul posto, lasciando il problema della loro rimozione nelle mani dell’offerente vincitore.

Le performance sono state sempre molto dibattute e criticate, ci si chiede per esempio se può il valore dell’azione  di un artista essere considerata come opera a se stante. Domanda non tanto differente da quella che si poneva Duchamp,  quando espose “Fontana” (un orinatoio) o Piero Manzoni con la sua “Merda d’artista” ovvero se può un oggetto essere definito un’opera d’arte solo per la firma o, nel caso delle performance, perché è stato un artista a compiere il gesto. Le loro provocazioni hanno portato a quella che è l’arte contemporanea, volta maggiormente a definire cos’è “arte” in base al concetto che vuole esprimere  fino a mettere in discussione la definizione stessa di artista. Non tutti si possono definire tali ma esiste un sistema complesso che semplificando possiamo farlo iniziare dal riconoscimento dei critici specializzati ed estenderlo fino a raggiungere i fruitori. Dal valore dell’opera si definisce quello dell’artista. In quest’ottica l’azione di Banksy acquista  senso come critica del sistema commerciale .

Ma il dibattito è ancora aperto e lui è solo uno dei tanti protagonisti non solo per le performance  ma anche per il suo stesso modus operandi.

Il writer si è spesso scontrato anche con il sistema museale introducendosi nei musei più blasonati  e affissando le riproduzioni di opere lì presenti ma con dettagli anacronistici in segno di protesta. Questo ci riporta alle poche (e per questo di grande valore) opere su tela, alcune delle quali probabilmente sono quelle che ha venduto come esperimento nel 2014, per 60 dollari in Central Park, spacciandole per non originali. Il proprietario di una delle 600 copie dell’opera distrutta ha voluto replicare il gesto di Banksy con la sua copia convinto di moltiplicarne il valore ma ottenendo di abbassarlo ad appena un dollaro. L’atto distruttivo, oltre a far apparire degli emulatori, ha scatenato la creatività del web per la sua originalità, ovunque sono apparsi svariati meme a dimostrazione di come questo artista rientra pienamente nei meccanismi della contemporaneità e di come la sua arte stia diventando sempre più popolare se non addirittura “virale”.

 

 

Letizia Pizzarelli