Unisa: il (non) silenzio elettorale

Unisa: il (non) silenzio elettorale

Il giorno che precede le votazioni elettorali, nazionali o studentesche che siano, è riconosciuto come “silenzio elettorale“. Indica la fine della campagna elettorale: niente più affissioni, dibattiti, comizi, pillole di “cosa faremo”. È il momento in cui si dà spazio al silenzio e alla valutazione personale, individuale, dei contenuti della campagna elettorale: chi votare, quale programma scegliere, quale causa sposare. È soprattutto un momento di rispetto verso coloro che vorranno esercitare il proprio diritto di voto. Dopo essere stati bombardati di informazioni, discorsi motivazionali, pareri personali e tante idee, serve del tempo per ordinare tutti i pensieri e scegliere in modo libero e consapevole. 

Libero. Consapevole. E segreto. Il voto dovrebbe essere così. Occorre ribadirlo perché tante volte nell’ateneo salernitano non è stato così. Tante volte la campagna elettorale fatta di incontri nelle aule, a fine o inizio lezione, è stata affiancata dai continui messaggi inviati nelle chat a mo’ di “Hai capito chi votare? Quando andrai a votare? Vuoi che ti accompagno? Se hai bisogno di capire come votare scrivimi”.

Sono modi intimidatori che incidono enormemente sulla possibilità degli studenti e delle studentesse di partecipare con piacere e interesse alle votazioni, di scegliere liberamente chi votare. Influenzano soprattutto chi è iscritto/a  da poco, e non ha ancora ben compreso il mondo dell’associazionismo. 

Ma la domanda delle domande è: davvero la campagna elettorale ha bisogno di questo? Davvero si ritiene che gli studenti e le studentesse non siano in grado di votare? Davvero c’è chi ritiene che inviando questi messaggi, si convinca la persona che legge a votare per la persona suggerita in chat?

Attenzione, attenzione. Il linguaggio è importante e porsi in questo modo è tutt’altro che rispettoso

Gli studenti e le studentesse non sono numeri. Purtroppo occorre ribadirlo anche qui e durante le elezioni studentesche. Non possono essere trascinati/e nei seggi, non possono essere fermati/e di continuo nei corridoi. Vanno lasciati liberi/e di studiare i programmi e scegliere consapevolmente senza dover garantire il voto a qualcuno/a o assicurare a qualcuno/a di aver votato.

È utile non fare un errore di valutazione e pensare che solo chi fa associazionismo sia interessato alle tematiche universitarie e sia preparato su queste. Lo sono anche le persone che non si candidano, che non militano ma che lavorano a un personale bagaglio conoscitivo.

Che non si faccia l’errore di pensare che gli studenti e le studentesse siano influenzabili e, soprattutto, che non siano in grado di vedere lo scarto che c’è tra quello che si dice e il modo in cui ci si comporta e si mettono in atto i valori di cui ci si fa portavoce.