Un ateneo che non fa la differenza

La gestione dei rifiuti rientra tra i sei indicatori, presi in esame dall’Università dell’Indonesia, che hanno condotto l’ateneo salernitano ad occupare il 214° posto dell’UI Green Metric, la classifica internazionale sulle strutture accademiche più attente al tema ambientale. Per la determinazione del suo valore sono state prese in considerazione alcune varianti tra cui il piano di raccolta differenziata adottato dall’ateneo.

Secondo la vigente programmazione i rifiuti prodotti nella struttura accademica possono essere collocati in una delle seguenti frazioni: Vetro, Carta e Cartoni, Cartucce di Stampa, Organico, Mutimateriale, Indifferenziato, a cui corrispondono sei contenitori di colore diverso. Nulla da obiettare riguardo le prime quattro divisioni che raccolgono specifici materiali che, non venendo mescolati ad altri, possono essere facilmente inseriti all’interno del meccanismo dell’economica circolare. Diverso è il caso per il Multimateriale e l’Indifferenziato dove, secondo il piano dell’ateneo, vanno collocati nel primo bottigliette di plastica, lattine di alluminio, tappi a corona, vaschette di metallo, contenitori in PVC e PET, e nel secondo tutto quello che non può essere posto all’interno delle altre frazioni tra cui bicchieri e piatti monouso, contenitori per alimenti, involucri di carta sporca, imballaggi di polistirolo. Un primo ed evidente limite del piano di raccolta rifiuti dell’Università di Salerno sta nell’assenza di un criterio che tenga conto della specificità dei composti quando si tratta di separare la plastica, l’alluminio, e creare l’Indifferenziata. Quest’ultima, per definizione, è costituita da tutti gli elementi che non possono essere riciclati; eppure al suo interno è stata posta la plastica che generalmente possiede una frazione a parte perché si tratta di un materiale in parte riciclabile e che ormai prevede al suo interno anche la raccolta delle stoviglie monouso. Tutto ciò comporta non solo una separazione non adeguata di elementi basilari per la raccolta differenziata ma anche la produzione di un elevato quantitativo di Indifferenziata che, invece, potrebbe essere ridotta se le parti che la compongono fossero riposte in altre frazioni più adatte alla loro destinazione.

Il piano di raccolta differenziata del comune di Fisciano.

A far notare la poca inclinazione dell’Università di Salerno ad una più specifica raccolta differenziata è stata anche la società Fisciano Sviluppo all’interno della relazione tecnica pubblicata due anni fa e in seguito alla quale il sindaco di Fisciano, Vincenzo Sessa, dichiarò che avrebbe adottato tariffe più alte nei confronti della struttura accademica perché solita produrre una percentuale troppo bassa di differenziata (solo il 20%) rispetto al comune. L’amministrazione ha infatti adottato un piano più specifico che separa in modo dettagliato gli oggettisia la plastica che l’alluminio posseggono sacchetti a parte, senza essere confusi con l’Indifferenziato e senza prevedere la formazione del Multimateriale. A questo punto è chiaro che, tra i due, quest’ultimo piano si presenti come quello più adeguato e a cui l’Università dovrebbe ispirarsi, visto anche il numero considerevole di soggetti che quotidianamente frequentano l’ateneo.

Accanto al carente piano di raccolta differenziata si pone il problema della non capillare presenza dei contenitori dove riporre gli oggetti di rifiuto. Questi infatti sono stati posizionati prevalentemente nei pressi dei distributori e dei bar lasciando scoperte numerose zone dell’ateneo dove, come sostituti, sono invece stati posti dei generici secchi con buste di colore nero, posizionati nelle aule e all’esterno degli edifici. L’assenza di alternativi contenitori e di apposita segnaletica tuttora lascia intendere che in quei secchi sia possibile gettare qualsiasi tipo di materiale. E questo, ancora una volta, aumenterà lo spessore quantitativo dell’Indifferenziata a discapito di un’adeguata separazione dei rifiuti. Discorso affine vale per i bagni dove accanto al secchio per la carta (organico) ne andrebbe aggiunto un altro apposito per assorbenti (indifferenziato).

L’Università di Salerno è solita vantarsi molto dei traguardi che le vengono riconosciuti, soprattutto se inseriti all’interno di una classifica. Così si ritrova ad essere considerata da tutti come il fiore all’occhiello del sud Italia con le sue zone green, il floreale datario, i pannelli solari, la nuova segnaletica di benvenuto con lettering a verde, l’annuncio di nuovi edifici in classe energetica LEE. Ignorando il fatto che non sono questi i parametri che andrebbero presi in considerazione quando si vuole pesare l’attenzione al tema ambiente da parte di una struttura accademica. Perché si possono avere a disposizione le migliori e più moderne tecnologie ma se ancora si è in dubbio su come si debba separare la plastica dagli altri rifiuti allora si finisce per restare semplicemente ancora indietro.

Articolo tratto dall’Inchiesta “Quanto è green l’Unisa?” sviluppata all’interno del bollettino informativo “Interferenze“.

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