Un approccio alternativo alla didattica tradizionale

L’inizio del secondo semestre dell’anno accademico 2019/2020 è coinciso con un periodo che ci ha costretti a confrontarci con una modalità di didattica che difficilmente avrebbe messo in atto un’università, come quella di Salerno, che ha come punto di attrazione due campus dove organizzare la vita accademica. Senza neanche rendercene conto, abbiamo sostituito le ore interminabili ad aspettare un pullman con la sveglia che suona pochi minuti prima della lezione, i ritardi dei docenti con i problemi di connessione e la non abilità di molti per la tecnologia. La piattaforma Microsoft Team è diventata l’alleata, e anche delle volte la nemesi, di questi mesi. L’ateneo di Salerno ha impiegato relativamente poco per organizzare ed attuare la didattica a distanza, garantendo lo svolgimento dei corsi del secondo semestre, le lauree e gli esami.

Una didattica che si affacci un po’ alla telematica era un’idea che aleggiava già ai tempi delle elezioni per la carica di Rettore. Il candidato Ciro Aprea, infatti, aveva inserito nel suo programma la possibilità di istituire la modalità telematica nei corsi di laurea in cui vi è l’obbligo di frequenza per i laboratori. In pratica, destinare alla parte teorica qualcosa di simile alla didattica a distanza che si sta svolgendo attualmente a causa dell’emergenza sanitaria. L’attuazione dei corsi in modalità telematica, quindi, era già fattibile in quel periodo. Quella di Salerno non è l’unica università ad aver proposto la didattica a distanza solo in questo periodo di emergenza. Lo stesso è accaduto per l’88% degli atenei italiani, secondo i dati CRUI, tra cui possiamo trovare quelli di Catania, Padova, Venezia, Roma e Milano. In molti è stato sottoposto agli studenti un questionario per raccogliere le loro opinioni a riguardo; l’obiettivo è quello di migliorare dove vi sono lacune e difficoltà.

Elemento di preoccupazione comune è quello del digital divide. Una connessione internet non sufficiente e la mancanza di dispositivi adeguati sono i principali ostacoli per la piena implementazione dei corsi online, secondo “Emotion Revolution: Emozioni e Didattica a Distanza durante l’emergenza Covid-19”, una ricerca qualitativa di Microsoft Italia, realizzata in collaborazione con PerLAB e Wattajob. Inoltre, un report stilato da FLC CGIL per il settore riguardante università e ricerca, dichiara che solo il 22,9% dei docenti ha ricevuto una formazione sulle modalità didattiche particolari e specifiche della DaD. Circa il 45,5%, invece, ha avuto in questo periodo una formazione tecnica. Modulare i contenuti, prepare discorsi più focalizzati, concentrare le lezione in tempi più ristretti e gestire bene il tutto non è facile, soprattutto se è la prima esperienza. Se solo le università statali avessero valutato prima questa modalità, le difficoltà riscontrate in questo periodo sarebbero state di certo minori.

Un piccolo aiuto per cercare di far fronte ai problemi derivati dal digital divide, arriva dalla Regione Campania. Quest’ultima investirà 10.000.000 di euro unicamente per gli studenti universitari, in possesso di un ISEE che rientri nelle fasce previste della NO Tax Area, per i costi connessi all’acquisto dell’apparecchiatura, all’incirca 250 euro a studente. È singolare come il primo Ateneo del mezzogiorno, ruolo ricoperto dall’Università degli studi di Salerno, non abbia valutato prima la possibilità di offrire agli studenti dei corsi in modalità telematica, e se non a coloro che possono recarsi nelle aule, almeno a chi, per motivi lavorativi o personali, sono impossibilitati a raggiungere le sedi universitarie. Per quest’ultimi, usufruire delle registrazioni, anche se per un tempo limitato, sarebbe stato di grande aiuto. Così avrebbero avuto l’occasione di seguire le lezioni quando sarebbe stato più comodo, avendo a portata di click le spiegazioni. L’ateneo di Salerno, una volta conclusasi l’emergenza, dovrebbe considerare l’ipotesi di non abbandonare la modalità telematica che i componenti dell’università hanno imparato a conoscere. Conservare la didattica a distanza, sfruttandone al meglio le capacità, potrebbe rappresentare una grande risorsa da offrire alle prossime generazioni. 

 

Annaclaudia D’Errico

 

Articolo tratto dal bollettino informativo “Prova da sforzo”