Liscia, gasata o marziana

Potrebbe non essere la notizia del secolo, ma certamente è la notizia di questo settimo mese del 2018. Alle 16.00, nel corso di una conferenza stampa, l’Agenzia Spaziale Italiana ha annunciato che l’esperimento Marsis ha portato a termine la sua missione: trovare tracce di acqua allo stato liquido nel sottosuolo del pianeta rosso.

La scoperta interessa un lago sub-glaciale posizionato sotto la calotta polare sud di Marte. Solitamente a quelle profondità l’eventuale acqua dovrebbe essere allo stato solido ma la presenza di sale all’interno del lago ne abbassa il punto di congelamento, permettendole di restare allo stato liquido. Proprio la presenza di sale, nonché il contatto con rocce di tipo basaltico fa pensare, secondo le parole di Roberto Orosei, dell’INAF di Bologna, che eventuali forme di vita debbano essere cercate qui. Lo scienziato italiano però rassicura:”l’impossibilità di ricevere luce dal Sole impedisce la fotosintesi, quindi non immaginiamoci di trovare alghe o altre forme di vita vegetali. Al più possiamo aspettarci qualche batterio“.

Le dimensioni del lago sono ancora incerte, dati i limiti strutturali e di ricerca di Marsis. Ciò nonostante, è certo che la sua profondità sia al di sopra del metro. La certezza deriva da un basso potere risolutivo dello strumento che non è in grado di trovare volumi d’acqua al di sotto del metro cubo.

Nel corso della conferenza stampa, durata non più di quaranta minuti e completamente in inglese, il team di ricerca, quasi completamente italiano, ha illustrato come sono stati ottenuti questi risultati. Bisogna immaginare, sostanzialmente, che Marsis funziona come una ecografia. Dall’orbita marziana, la sonda invia una serie di onde elettromagnetiche che vengono riflesse dal pianeta e da tutto ciò che incontra, e delle speciali antenne ne analizzano la frequenza. La frequenza di ritorno, chiamata eco, ha una lunghezza d’onda differente per ogni materiale che l’onda elettromagnetica, emessa dalla sonda, incontra nel suo percorso di andata e ritorno.

Una scoperta italiana dunque, resa possibile dalla collaborazione dell’ASI con l’ESA, agenzia spaziale europea, diffusa due giorni prima dell’eclissi di Luna più lunga del secolo in arrivo il 27 luglio e pienamente visibile dal nostro paese. E in un momento in cui proprio il pianeta rosso è in opposizione, ossia si trova nel punto più vicino al nostro pianeta.

Luca Guido Salomone