Dunkirk: un film oltre la guerra

Dunkirk, film candidato agli Oscar, parla di guerra, ma la analizza in chiave del tutto nuova.

Christopher Nolan obbliga lo spettatore a rimanere attaccato allo schermo rapito da una battaglia che molti ai piani alti preferiscono ignorare: la lotta per la sopravvivenza. Giovani soldati intrappolati nel fuoco nemico che desiderano solo tornare a casa, ragazzi poco più ventenni che hanno paura di deludere la loro terra e temono di essere derisi dai loro concittadini. A far particolarmente riflettere è la frase di un uomo cieco che offre una coperta ad uno dei soldati prima che salga sul treno che lo riporterà, finalmente, a casa. L’uomo si congratula per la bravura e il coraggio di giovani adulti e, quando uno di loro gli dice “Siamo solo sopravvissuti!“, il vecchio ribatte con una frase che congela il tempo e che non abbandonerà la mente dello spettatore: “E ti pare poco?”Quei ragazzi hanno affrontato l’inferno, rischiando la loro vita e quel vecchio sembra saperlo meglio di loro.

Ma non tutti i film hanno un lieto fine, questa è un’altra lezione che Dunkirk ci insegna. Come nel caso di George, solo diciassette anni, che perde la vita sulla stessa barca usata per portare in salvo numerosi soldati. Lui era lì per dare una mano, perché non accettava l’idea di rimanere a casa al caldo quando ragazzi poco più grandi di lui si battevano contro le onde dell’oceano per rimanere in vita. O ancora nel caso di Farrier, pilota di Spitfire, che ha il compito di neutralizzare il nemico in aria per permettere agli alleati di salire sulle navi che li trarranno in salvo. Lui osserva tutto dall’alto: i cadaveri che galleggiano in acqua, i siluri che fanno affondare le imbarcazioni. Guarda ogni cosa e ci prova, nonostante sia consapevole di star per finire il carburante e che probabilmente non tornerà a casa vivo, a dare una mano. Ci prova e ci riesce, quasi trecentomila soldati torneranno nella loro terra, la stessa che Farrier potrà solo ricordare, catturato dai tedeschi.

Dunkirk parla di guerra, è vero, ma ci ricorda, con i suoi pochi dialoghi, che prima di essere soldati si è umani.

Annaclaudia D’Errico