Caffè e flessioni: punizioni per gli studenti

Caffè e flessioni: punizioni per gli studenti

“Se il vostro professore, a seguito di un vostro ritardo nel presentarvi in reparto in un orario da lui stabilito, vi obbligasse a fare delle flessioni davanti a tutti, voi come reagireste?”

Inizia in questo modo la denuncia che l’Associazione Liberi Specializzandi fa sul proprio profilo facebook su quanto è accaduto a diversi specializzandi. Più avanti viene pubblicata l’immagine ritraente due persone a terra intente ad eseguire l’esercizio fisico con tanto di descrizione specifica: siamo in una scuola di specializzazione e i medici in formazione che arrivano in ritardo “sono costretti” (parole di chi denuncia) a fare delle flessioni davanti ai colleghi e ad offrire la colazione a tutti. Solo diversi post più avanti si apprende che la scuola di specializzazione di cui si sta parlando è una di quelle attive all’Università di Salerno. Tutto il materiale raccolto tra video, foto e audio è stato inoltrato alle diverse autorità competenti tra cui il Rettore dell’ateneo che ha risposto all’associazione disponendo verifiche su quanto denunciato.

Giacca, cravatta, puntuali alle 06:30, altrimenti punizioni: flessioni, esercizi fisici, colazioni pagate a tutti. Vere e proprie penitenze, giochetti ai danni di giovani alle prese con la formazione professionale delle loro carriere, inseriti in un sistema che li inquadra ancora come studentelli nelle grinfie del docente di turno. Un clima noto a chi studia e che mai si penserebbe di ritrovare in una scuola di specializzazione dove a formarsi sono medici neolaureati.

Nel gergo universitario vengono chiamati “baroni”, sono quei professori universitari che ricoprendo anche altri ruoli accademici riescono a costruire una certa stima attorno a sé, da cui traggono un esasperato narcisismo che esprimono nei più disparati modi, quasi sempre a danno degli studenti. L’influenza che sono in grado di esercitare finisce col creare una vera e propria bolla attorno a sé alimentando l’illusione di aver ottenuto un potere unico e illimitato, tale da poter giustificare qualsiasi cosa, persino imporre di pagare il caffè e di esibirsi in una sfida fisica.

Secondo le segnalazioni arrivate all’Associazione Liberi Specializzandi, i soprusi subiti dagli iscritti alla scuola di specializzazione perdurano da anni, ponendo i medici in una posizione estremamente scomoda. L’omertà all’interno degli ambienti universitari dilaga da tempo immemore. La denuncia di azioni lesive nei confronti della comunità accademica è una pratica molto meno diffusa di quanto si percepisca dall’esterno, e la mancata sensibilità verso la tematica è probabilmente dovuta a tutti quei fattori che favoriscono un atteggiamento omertoso nei confronti di chi non riesce ad opporsi all’obbligo di obbedienza. Ciò che determina questa dinamica è la paura: paura di perdere un’occasione, paura di subire ripercussioni, ma soprattutto paura del potere, e di quell’apologia del potere supportata dal sistema universitario esistente. I metodi coercitivi applicati nei confronti degli specializzandi hanno a che fare con il corpo – e la sfida fisica citata in precedenza è un banalissimo sintomo di una mascolinità tossica che pervade gli ambienti accademici – e il denaro. Perdere i propri soldi è una punizione lodevole per chi non fa il suo mestiere, commette errori, non è puntuale e non è quindi meritevole.

Se per denunciare il sistematico modus operandi di un docente universitario è stato necessario l’intervento di un’associazione attiva a livello nazionale è perché evidentemente si è ritenuto inefficace un’eventuale azione locale. Che cosa si sarebbe altrimenti potuto fare? O meglio, per generalizzare: che cosa andrebbe fatto quando gli studenti si sentono lesi dal comportamento dei docenti? L’ateneo già da tempo avrebbe dovuto identificare una figura di riferimento, nota come “Garante dei diritti degli studenti”, il cui compito sarebbe proprio quello di farsi carico delle denunce. Gli specializzandi, pur non essendo tecnicamente studenti iscritti a corsi di laurea, afferiscono all’Università di Salerno e sono, come questo episodio ci dimostra, anche loro soggetti alle stesse intimidazioni a cui potrebbero essere sottoposti gli studenti.

È ora di sfatare il mito del docente terribile. Proprio quell’archetipo a cui troppo spesso si fa riferimento quando si descrive la relazione tra docenti e classe studentesca, tra superiore e dipendente o qualsiasi rapporto in cui è prevista una subordinazione. Quel mito estremamente affascinante a cui si crede ogni volta che le narrazioni interne all’accademia, nelle serie tv, nei bar universitari, quelle storie di fatica e di superamento degli ostacoli, di capacità di domare professori caratterialmente difficili, dalle attitudini vessatorie nei confronti di studenti e studentesse, senza pretendere rispetto, deve necessariamente finire.

Formarsi, studiare, lavorare dignitosamente e senza compromettere il proprio benessere psicologico è un diritto fondamentale per chi è parte dell’università. Ritenere che la reazione ai fatti descritti avuta dalla parte lesa sia esagerata o che gli atteggiamenti denunciati siano una norma, è indice di una diffusa assuefazione. È il momento di mettere il sistema in discussione.