Biblioteca filosofia: vandalizzata l’idea di uno spazio per gli studenti

Il 26 aprile per i ragazzi del collettivo Link – Filosofia non è stato un venerdì entusiasta che porta con sé la gioia del weekend, ma è stato un giorno all’insegna del dispiacere e, a tratti, anche della rabbia. Il giorno dopo la festa della liberazione, gli studenti hanno scoperto che la biblioteca di filosofia da loro autogestita era stata vandalizzata. Gli autori, oltre a rompere il lucchetto ed alcune staffe, hanno rubato del materiale appartenente all’associazione.

L’autogestione della biblioteca di filosofia è un’iniziativa che fa parte della campagna “404 – Space not Found” organizzata da LINK Fisciano e nasce dall’esigenza di dare un’idea diversa di quella che è la vita universitaria. Ad oggi, l’università viene vista quasi esclusivamente come un esamificio dove lo studente non deve far altro che non contempli lo studio e la produzione di risultati in tempi brevi. L’idea alla base del progetto parte da una visione diversa dell’università che va oltre l’acquisizione di competenze, per loro questa rappresenta un luogo di formazione. L’obiettivo è quello di riappropriarsi degli spazi dimenticati del campus per venire incontro agli studenti che spesso hanno difficoltà nel trovare aule studio o luoghi affini. La biblioteca, o meglio, ex biblioteca di filosofia è uno tra i tanti spazi inutilizzati che si trovano in ateneo.

Nel 2010, a seguito dell’istituzione della riforma Gelmini che prevedeva la soppressione delle facoltà e la scissione in dipartimenti, la biblioteca di filosofia è rimasta condivisa tra DISUFF (Scienze Umane, Filosofiche e della Formazione) e DISPAC (Scienze del Patrimonio Culturale). Per quanto questo spazio fosse conteso tra i due dipartimenti, ciò non ha contribuito alla sua chiusura, perché ha continuato ad essere a disposizione degli studenti di filosofia grazie al contributo di una persona che si occupava di aprirla, pulirla e svolgere tutte le mansioni necessarie per concedere ai ragazzi la possibilità di consultare o prendere in prestito il materiale di cui avevano bisogno. Dopo un po’ di tempo, il custode che si era preso carico della biblioteca, è andato in pensione e, come conseguenza, i libri sono stati spostati nella biblioteca centrale E.R. Caianiello e lo spazio è rimasto inutilizzato fino a qualche settimana fa. All’inizio di aprile, il collettivo Link – Filosofia ha deciso di far funzionare nuovamente un luogo che loro non avevano dimenticato. Autonomamente hanno riposto all’intero di una stanza vuota, situata davanti a quella dedicata all’ex biblioteca, un armadietto e delle staffe, comprando tutto il materiale di cui avevano bisogno per assemblare i pezzi. Prima di fare ciò, qualche mese fa il collettivo ha provato a portare all’attenzione di alcuni professori la questione della riapertura della biblioteca, ma dato il coinvolgimento di due dipartimenti la proposta è progressivamente caduta nel dimenticatoio insieme allo spazio.

I ragazzi dell’associazione hanno fatto il primo passo, spianando la strada a tanti studenti che hanno colto l’occasione per donare un libro, dando a quest’ultimo la possibilità di essere condiviso da tutti. È anche grazie a loro se la biblioteca è tornata ad essere popolata da studenti e studentesse che hanno la voglia, o anche il bisogno, di vivere un luogo all’insegna della solidarietà e della formazione. L’atto vandalico del 26 aprile non fermerà la campagna. Secondo il collettivo è importante continuare nonostante ogni difficoltà per dare la possibilità agli studenti che vivono quotidianamente il corso di laurea di avere un luogo che non sia al di fuori del dipartimento, in modo da concedere un accesso immediato ai testi di cui necessitano. Il valore di questo spazio non circoscrive il danno arrecato solo all’associazione, ma lo estende ad ogni singolo studente che ne ha usufruito e a coloro che lo faranno in futuro. Sebbene quanto accaduto non impedisca una nuova apertura della biblioteca autogestita, al momento rimane il timore che episodi del genere potrebbero verificarsi nuovamente. E questo in nessun ambito che sia universitario o lavorativo dovrebbe succedere.

 

Annaclaudia D’Errico