Università in tendenza solo su twitter

Sono trascorsi mesi da quando le università italiane, seguendo l’ordinanza governativa per il contenimento della diffusione del Covid-19, hanno dichiarato la chiusura di tutti gli atenei. Da allora la didattica, gli esami e le lauree hanno fatto la conoscenza della modalità telematica e la piattaforma di Microsoft Team è diventata parte della vita accademica di studenti e docenti. E da quel momento in poi, per mesi, il tema dell’università non è stato più menzionato dai vertici governativi. Questo fino a due giorni fa, quando il Ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi ha deciso, forse prendendo ispirazione dalla sua collega Azzolina, di annunciare la riapertura dell’università per l’inizio dell’anno accademico 2020/2021. L’intenzione di riaprire e le linee guida che il personale e gli studenti degli atenei dovranno rispettare, sono trapelate da un’intervista de “La Repubblica”. Indiscrezioni che successivamente sono sfociate su Twitter, facendo salire l’hashtag #università in tendenza. Ed è proprio su questo social che gli attori della realtà accademica hanno riservato il loro scetticismo riguardo a quanto pubblicato sul giornale. I posti nelle aule saranno dimezzati, per seguire le lezioni in presenza gli studenti dovranno prenotarsi tramite delle apposite app, le mascherine dovranno essere indossate obbligatoriamente sia nelle aule che nei corridoi, chi non riuscirà a prenotarsi in tempo potrà usufruire della modalità online e la febbre non sarà misurata negli atenei. Linee guida che diventeranno parte integrante della vita accademica dei singoli atenei e con le quali il personale e gli studenti dovranno convivere. Ed è probabilmente proprio in attesa di queste che molte università non avevano ancora dato disposizioni precise sul nuovo anno accademico che inizierà a breve. Ora che le indicazioni da parte del Ministero sono state rese pubbliche, rimane da chiarire se siano quelle più adeguate per fronteggiare al meglio la riapertura dell’università. 

Secondo il quotidiano, la didattica a distanza non verrà abbandonata, ma sarà di supporto a quella tradizionale. Riscontrando l’impossibilità di dare a tutti gli studenti e le studentesse libero accesso alle aule per seguire i corsi, i posti saranno ridotti probabilmente al 50%, garantendo una distanza di circa un metro, uso obbligatorio di mascherina in tutte le aree interne agli atenei e stanze continuamente sanificate. Come faranno a regolamentare l’affluenza alle lezioni? Ogni università sarà munita di un’applicazione apposita per l’iscrizione ai corsi, in modo da controllare il corretto ingresso di tutti i partecipanti all’interno delle aule. Il primo dato ad emergere è il probabile criterio di esclusione. Chi potrà godere realmente del privilegio di seguire una lezione in presenza? Dall’inizio della pandemia è stata riscontrata la scarsa omogeneità della classe studentesca nel riuscire ad accedere alla DaD a causa dell’impossibilità di molti di riuscire ad usufruire di dispositivi adatti alla Didattica Online. E’ possibile quindi che una parte dei corsisti incontrerà le stesse difficoltà sperimentate da marzo a maggio nel seguire le lezioni. Non tutti gli studenti sono riusciti ad ottenere il bonus previsto dalla Regione Campania per l’acquisto di computer o altri dispositivi, in particolare i fuori corso risultano automaticamente esclusi da questa agevolazione e in generale da qualsiasi possibilità di accedere agli studi in maniera più semplice, senza essere ignorati, non considerati ed ultratassati, con ogni probabilità esclusi anche dalla didattica in presenza e dai criteri di ammissione ai corsi più numerosi, che da sempre favoriscono gli studenti in corso rispetto al resto. Tramite i propri canali social, alcuni studenti hanno già dichiarato di aver appreso dalla linee guida della propria università che il criterio d’accesso è riservato agli studenti dal primo all’ultimo anno del proprio corso di laurea. Altri atenei accetteranno studenti in presenza “fino ad esaurimento posti”, notizia che ha suscitato una certa ilarità tra la classe studentesca. Qualcuno ha pubblicato su Twitter l’immagine di un tipico biglietto da concerto, con indicato il numero e la gradinata, e con tutte le probabilità la frequentazione di un corso si rivelerà effettivamente simile alla partecipazione ad un evento, a cui si aderisce tramite il pagamento del ticket (le tasse) e la corsa alla poltrona. 

Ciò che emerge dalle prime indiscrezioni è che all’interno del dibattito accademico le esigenze della classe studentesca non sono state messe al primo posto. La didattica mista è una buona soluzione nel momento in cui gli studenti sono liberi di scegliere se seguire di persona o a distanza, questo soprattutto per chi è fuori sede e deve attendere indicazioni dalla sua università per scegliere se trasferirsi o meno vicino alla struttura universitaria. Le linee guida ministeriali al momento hanno affrontato solo il tema delle lezioni lasciando in ombra tutte le altre esigenze studentesche. Nel caso dell’ateneo salernitano le biblioteche continuano ad essere chiuse: gli studenti ancora non hanno la possibilità di consegnare i testi che hanno preso in prestito mesi fa e ancora non hanno l’opportunità di accedere alle risorse cartacee per facilitare la preparazione agli esami. Su questo mentre alcune università si sono mosse speditamente (come quella di Bologna che ha consentito da maggio gli accessi alla biblioteca), altre (come quella di Salerno) tuttora non hanno annunciato variazioni rispetto alla chiusura degli spazi bibliotecari degli ultimi mesi. 

Le università non possono essere considerate degli esamifici così come non possono essere considerate dei corsifici. Non è possibile limitare il discorso universitario soltanto a come seguire i corsi e come sostenere gli esami (su cui, ricordiamo, ancora non ci sono precise indicazioni per la sessione di settembre). La vita accademica è fatta di studio e ricerca, svolte principalmente all’università. Tuttora non è chiaro se a Settembre si potrà varcare la porta del campus per studiare in biblioteca o in aula. Gli spazi comuni (le aule appunto) non sono mai state utilizzate unicamente per lo svolgimento dei corsi. Lì gli studenti hanno studiato e hanno organizzato riunioni, assemblee e convegni. Tutto questo si farà? O sarà sacrificato? È parte del processo formativo degli studenti, quindi non merita di essere messo in secondo piano. In molte università nel prossimo autunno si svolgeranno le elezioni studentesche: in che modo gli studenti potranno confrontarsi con gli aspiranti rappresentanti? In che modo si potrà svolgere una campagna elettorale libera e partecipata? Neanche su questo ci sono indicazioni in merito.

Più che linee guida per l’apertura delle università quelle che si leggono sembrano le linee guida di un collasso annunciato. Dopo mesi di silenzio e pseuda-preparazione delle università, gli studenti si aspettavano di poter ripartire con sicurezza e garanzia. Invece, a meno di una settimana di settembre, si sentono dire – tra le righe – non ripartiranno. Che il prossimo anno accademico potrà andare bene solo a chi è studente in corso (visto che i fuori-corso pagheranno anche in questo caso un surplus di tasse), se hai una buona connessione e non sei un fuori-sede che rischia di perdere l’affitto di una stanza da un giorno all’altro. Anche prima gli ambienti accademici assistevano ad una parziale chiusura degli spazi, circoscrivendo le proprie attività a quelle meramente di didattica (lezioni/esami) e separando la vita accademica da quella sociale dei territori che ospitano gli spazi universitari, ma mai quanto a quella che ci si sta prospettando davanti. Chissà quale futuro può spettare ad un paese che riparte da tutto, eccetto dall’istruzione universitaria.

 

La Redazione