Triennali vs Magistrali

Se si chiedesse a uno studente iscritto a un corso di laurea triennale presso l’Università degli Studi Salerno dove intenda frequentare la magistrale, molto probabilmente risponderà che si allontanerà da Fisciano. Il motivo riguarda l’offerta di specializzazione dell’ateneo, considerata da molti alquanto limitata. Se una potenziale matricola agli inizi del suo percorso accademico si trova nella posizione di poter scegliere tra quaranta lauree (trentaquattro triennali e sei magistrali a ciclo unico) quella che più si avvicina alle sue personali inclinazioni; l’offerta delle magistrali di specializzazione è invece costituita da trentacinque corsi di studioIl numero, però, non tragga in inganno: trentacinque non è una cifra accessibile per gli studenti, i quali invece nella maggior parte dei casi sono costretti a scegliere l’unica laurea magistrale offerta dal proprio dipartimento e collegata al proprio percorso triennale. Il rapporto tra le lauree triennali e quelle magistrali, dunque, sembra essere di 1 a 1. E questo, inevitabilmente, limita la libertà di scelta del singolo studente.

Alla voce “Offerta formativa” del sito internet dell’Università di Salerno, inoltre, si può notare come le magistrali più che garantire una specializzazione vera e propria offrendo insegnamenti di settore, continua ad essere composta da attività fin troppo generali che finiscono per garantire un’infarinatura simile a quella della triennale. Confrontando, infatti, le attività didattiche e i relativi programmi di entrambe le tipologie di lauree si può constatare come le magistrali somiglino più a delle triennali bis che a dei nuovi percorsi accademici. Le attività rimandano fin troppo a quelle già svolte nel primo ciclo di studio e non mancano neanche esami precedentemente già affrontati.

C’è, però, una strada alternativa che gli studenti possono percorrere per non incappare in una magistrale troppo simile alla laurea già conseguita. Si tratta del cambio di dipartimento, che permette di frequentare magistrali afferenti ad altre triennali e quindi più lontane dagli studi già intrapresi. Questa soluzione non sempre è perseguibile, in quanto non tutti i dipartimenti accettano e permettono il passaggio di corso. Laddove è possibile, tuttavia, non mancano di certo ostacoli da superare. In molti casi, infatti, sono necessarie integrazioni di crediti formativi per rendere più conforme l’accesso a quel dipartimento e tutta una serie di spese che lo studente dovrà affrontare.

Per quanto la prospettiva specialistica offerta dall’UniSa sia limitata, tuttavia non si adatta male alle facoltà scientifiche che prevedono una preparazione già di per sé settoriale. Ogni branca ha il suo preciso campo in cui lavorare secondo regole specifiche. A precise basi si collegano elementi specializzanti ben definiti e legati a queste. Il discorso però assume connotati differenti quando invece ci si sposta dal piano delle facoltà scientifiche a quello degli studi umanistici e d’ambito giuridico-economico. Questi ultimi non offrendo una preparazione propedeutica ad un unico e preciso ambito d’azione o non essendo strettamente collegati a una futura carriera lavorativa, sono adattabili ai più svariati contesti sociali. Proprio relativamente a questo concetto di adattabilità l’Università salernitana pecca, offrendo una scelta decisamente restrittiva per chi ha già conseguito la laurea triennale presso l’ateneo. Alla luce di questa disamina, dunque, le considerazioni iniziali non appaiono errate. Resta da chiedersi se l’Università degli Studi di Salerno si accontenterà di studenti di passaggio, attirati solo dalle diverse offerte primarie, o se deciderà di allargare il suo bacino d’utenza anche sul fronte specialistico, come diverse altre realtà universitarie hanno già iniziato a fare. Del resto è difficile aspettarsi di meno dall’Università di Salerno, quando ha più volte dimostrato di essere particolarmente attenta a queste logiche di competizione.

Chiara Pericolo