Tampon Tax: l’IVA eccessiva sugli assorbenti

L’attenzione per la questione assorbenti sembra essere eccessivamente scarsa, sottovalutata dalla comunità, e nel momento in cui si prova a portare in pubblico un certo tipo di discussione, il rischio di essere contraddette con argomentazioni fuori traccia incombe. Con la maggioranza dei voti il governo italiano ha bocciato la riduzione dal 22% al 5% di IVA sugli assorbenti, decretandoli nuovamente come bene di lusso. Decisamente inferiore, invece, è la tassa sui rasoi da barba, considerati come dei beni primari. Un provvedimento appoggiato egregiamente dal deputato del Movimento 5 Stelle, Francesco D’Uva. Una tale manovra rispetto alla tassazione degli assorbenti sarebbe non appoggiata dai pentastellati in quanto non ecologici. Le soluzioni proposte dal capogruppo del movimento alla Camera sono le seguenti: pannolini lavabili (che rievocano atmosfere dei primi anni del ‘900) e coppette mestruali (purtroppo, a sua insaputa, anch’esse tassate al 22%). Dichiarazioni che hanno scatenato l’ira sia della conduttrice della trasmissione che di tutte coloro che hanno sentito il bisogno di sfogarsi sui social e non solo. Tra le varie voci di protesta contro la Tampon Tax, nome assegnato all’emendamento, trova spazio anche l’Università degli Studi di Salerno.

Uno dei distributori autogestiti creati dal Collettivo+.

“Il ciclo non è un lusso e non è una scelta” questo è lo slogan dell’iniziativa delle ragazze del Collettivo+ che hanno posizionato in alcuni bagni dell’ateneo dei distributori di assorbenti gratuiti da autogestire. Si tratta di cartoni fatti a mano, dove ognuna può prendere un assorbente in caso di bisogno oppure lasciarne uno per aumentare il numero, in modo che non resti vuoto. Inoltre, hanno tappezzato i corridoi dei dipartimenti con manifesti, volantini appesi alle bacheche e sui muri, tutti riportando la medesima frase. Una campagna che alcuni studenti non hanno accolto come avrebbero dovuto, infatti hanno deciso arbitrariamente di buttare via distributori e assorbenti. Un’azione che ha spinto le ragazze del Collettivo+ ad aggiungere un ulteriore periodo allo slogan che mette in evidenza come la solidarietà, a differenza del ciclo, sia una scelta. La protesta ha trovato ascolto nel Consiglio degli Studenti che durante l’ultima seduta ha approvato all’unanimità sia la proposta di posizionare all’interno dell’università dei dispenser di assorbenti che gli emendamenti riguardanti l’installazione nei plessi residenziali di distributori di farmaci di primo soccorso e contraccettivi. Sicuramente questa approvazione rappresenta un passo avanti, ma è impossibile credere che le manovre vengano attuate già da subito. La questione dovrà essere portata all’attenzione degli altri organi presenti all’interno dell’ateneo e ciò comporterà di certo un aumento nei tempi di realizzazione.

Rispetto ad altri paesi europei, l’Italia non è la sola ad applicare un’IVA così alta sugli assorbenti. In Danimarca, Svezia e Norvegia questa raggiunge il 25%, mentre in Ungheria il 27%. Una tassazione dedicata ai beni di lusso, cioè di consumo superfluo e che rappresentano una spesa eccessiva rispetto alle possibilità economiche di un individuo. Invece, la Spagna ha annunciato che l’anno prossimo, l’IVA sui prodotti per l’igiene femminile come assorbenti interni, esterni e coppette mestruali passerà dal 10% al 4%, cioè la tassazione applicata ai beni di prima necessità. L’Irlanda, invece, non applica alcuna sovrattassa sugli assorbenti. Entrambe le decisioni vedono alla base un ragionamento su come il ciclo non sia qualcosa su cui la donna abbia libero arbitrio. È giusto approfittare dell’offerta disponibile al supermercato, ma questa non dovrebbe diventare la massima aspirazione.

Si apre, per l’ennesima volta, un implicito processo alla donna, colpevole di aver avanzato proposte non utili e addirittura dannose per l’ecosistema. Considerato che una donna ha bisogno per circa quarant’anni di cambiare in media un assorbente quattro volte al giorno, essa spenderà più €100 all’anno. Il problema non si ferma alla tassazione degli assorbenti, ma tocca anche altri ambiti sociali come la sensibilizzazione e l’unione tra le varie comunità. Ancora una volta, le donne si trovano costrette a combattere e a far sentire la propria voce per impedire che qualcosa su cui non hanno potere non diventi un peso, più di quanto già non lo sia nella quotidianità, anche nella loro realtà economica. E l’idea che, nel momento in cui esponenti della comunità femminile espongano una problematica legata al proprio universo biologico, questa venga ignorata o considerata non risolvibile, è estremamente sessista e superficiale.

 

Annaclaudia D’Errico

Maria Vittoria Santoro