Surrealisti in mostra alla Mediateca Marte di Cava de’ Tirreni

L’antropocentismo surrealista vive di turbolenze continue presentandosi come un <movimento> vero e proprio che si snoda in sé stesso, un trans-divenire scoperto nell’atto stesso dello sviluppo tecnologico come vita da viversi. Da questo punto di vista la materia del surrealismo si anima di una sorta di inciviltà sociale fuggendo alle buone regole della pittura come rappresentazione ferma del mondo: descrive solo Nature Vive. Questo porsi fuori tradisce una terrenità massiccia travestita di metafisica nel silenzio paradossale dei labirinti di un’epoca. Ogni cosa è costretta alla sensibilità: se mai ci fu una corrente davvero tangibile, allora fu proprio quella delineata da Andrè Breton nel Manifesto surrealista, che prendeva l’ultimo alito di vita del movimento dada, contraddizione del vero mescolata a una costante ironia cattiva, e lo imborghesiva, per così dire, lo travestiva di inconscio e di analisi psichiche post-freudiane. Risulta dunque impossibile non essere travolti nell’empatia dall’esposizione Joan Mirò e i surrealisti. Le forme, i sogni, il potere che sarà parte della Mediateca Marte di Cava de’ Tirreni dal 20 Febbraio al 20 Giugno 2016.

Forti, come da titolo, della tripartizione nei temi di forme, potere e sogni, le opere accompagnano senza alcuna difficoltà intellettuale gli occhi dell’osservatore, persino quello manchevole di conoscenze, ben sorretto dalle molte lezioni che provano a esplicitare storicamente i garbugli delle litografie elegantemente incorniciate. Colpisce sin da subito, e non a difetto di altri particolari, la firma tondeggiante di Mirò, anch’essa parte dell’idea surrealista, forse tentativo allegorico di unificare opera e vita, soggetto operante e oggetto operato.

Non solo Mirò in questo percorso sinuoso tra l’incubo e la carne, ma anche Robert Sebastian Matta, Wifredo Lam, Hans Bellmer, senza dimenticare una manciata tra i lavori di Dalì, Ernst, De Chirico e Magritte. L’itinerario, che proviene da una collezione privata italiana, vive dello sguardo al comico nella società che la corrente sembra gridare dentro le opere, come attraverso l’ironia dell’icona in Magritte che si apre all’idea di pop-art vissuta nella percezione cosciente dell’opera d’arte. Curata da Marco Alfano, all’esposizione non manca il possibile acquisto del Manifesto bretoniano o di opere monografiche degli o sugli autori alle pareti, oltre al ben curato catalogo della mostra stessa. Linee ben descritte in un percorso obbligato.

Antonio Iannone

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