Voglio dissentire: Salerno, 28 giugno

Voglio dissentire: il 28 giugno, alle 18:30, sarò a Piazza Cavour di Salerno. Al fianco di studenti, studentesse, docenti, ricercatori, cittadini e chiunque quel giorno sarà lì. Perché esistono tematiche su cui non si può ragionare per divisioni, per appartenenza ad un gruppo di attivisti piuttosto che ad un altro, per ideologia politica o perché non si è ancora stati toccati personalmente. È la libertà. In questo caso specifico di espressione del proprio pensiero. Che può anche non manifestarsi attraverso un post di facebook o un lungo discorso, ma in tanti altri modi: attraverso un’azione, un approccio lavorativo, anche quando apparentemente sembra essere solo la risposta di contrasto a qualcosa. Il dissenso non è un semplice NO. Al suo interno cela sempre un valore positivo, affermativo di un’altra posizione. È un pensiero e, in quanto tale, è importante che non si abbia paura di esprimerlo.

Può emergere attraverso la realizzazione di uno striscione che si stende fuori ad un balcone nelle vicinanze di un palco che ospiterà un comizio politico. Poche parole, prese da una canzone e impresse su un lenzuolo. Senza far rumore, senza interrompere il comizio, senza impedire a nessuno alcunché. Eppure, nonostante questo, portato via dalla polizia, dalla Digos che entra in casa, che dice che non si può, che dà fastidio, che si rischia il penale. È  accaduto a Salerno e in molti luoghi dove quel palco è stato allestito.

Può essere un modo di approcciarsi al lavoro: lasciare che gli studenti che si seguono tutti i giorni a scuola non abbiano paura di esprimere un pensiero. Fosse anche sbagliato, azzardato, forzato. Ma pur sempre una connessione, un collegamento. Lasciare che la paura di sbagliare, o di osare troppo, non li impedisca di fare e di dire è tra gli insegnamenti più importanti che tra i banchi di scuola si possa apprendere. Permetterà a quei ragazzi di non esprimersi solo quando loro lo riterranno opportuno e non a causa di contingenze esterne. Eppure quella professoressa è stata sospesa. Qualcuno ha voluto lanciare il messaggio, giunto anche ai scolari, che quella paura è meglio conservarla.

Può essere una reazione spontanea a qualcosa che sta accadendo di fronte ai nostri occhi. Come quel ragazzo di Torre Maura o la signora sulla Circumvesuviana di Napoli che sono intervenuti perché non indifferenti alla situazione che stavano osservando. Come le dodici persone che lo scorso settembre a Salerno hanno spontaneamente scelto di rispondere alla manifestazione della Lega. Persone che sono intervenute, in maniera istintiva, per non far passare il messaggio che fosse normale tentare di criminalizzare i venditori ambulanti e circoscrivere in loro i problemi di una città. Quelle 12 persone sono attualmente indagate dalla Procura per partecipazione a manifestazione non autorizzata.

Il dissenso a tutto questo, il NO, è il non volersi arrendere alla creazione di una società che abbia paura di reagire, di prendere una posizione, di mettersi in contrasto. Che venga demotivata dal fare questo perché minacciata dalle conseguenze. È la fase embrionale di una società che parlerà meno, si guarderà poco attorno e avrà meno voglia di rispondere e reagire.

Il Sì che si cela dietro al dissenso, alla negazione di quanto descritto, è la costruzione di una società che non accetti un bavaglio, che non venga penalizzata per le manifestazioni a cui partecipa e non si senta in pericolo se si contrappone a qualcosa che reputa sbagliato. È un Sì ad unirsi, percorrere insieme strade fisiche e sociali per costruire un’alternativa e riaffermare il principio di libertà nel manifestare in modo incondizionato il proprio pensiero. Ecco perché Venerdì sarò a Salerno. E spero ci sia anche tu.

Antonella Maiorino

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