Rita non sei sola. Nel giorno del ricordo delle vittime di mafia, non vogliamo dimenticarti.

Rita Atria è una ragazzina siciliana. È nata e cresciuta a Partanna, in un territorio delicato e in ricostruzione dopo il terremoto. Suo padre è un uomo rispettato in paese anche se imparentato con la famiglia mafiosa degli Atria. Rita è una ragazzina sensibile, ostinata, caparbia fin dall’adolescenza. È fidanzata con Calogero, un giovane compaesano. Il 18 Novembre del 1985 Don Vito Atria viene assassinato, quando lei ha appena 12 anni. Osserva il padre a terra, il corpo martoriato dal piombo, tra le urla lancinanti dei familiari. È in quegli attimi che nasce il sentimento di giustizia e ribellione. Rita cerca conforto nel fratello Nicola, anche lui verrà ucciso sei anni dopo.

Rita decide di parlare. Non ne può più di quella vita fatta di morte. Nel mese di novembre del 1991 comincia a collaborare con la giustizia.

In un piccolo diario scrive i suoi ricordi, le ansie, le paure. Durante la notte spesso vengono a bussare alla porta di casa. Lei sa che vogliono ucciderla. Gira la testa dall’altra parte, la nasconde sotto al cuscino, prega perché non facciano del male alla madre. Calogero l’abbandona, la mamma la ripudia. Rita è una ragazzina in un piccolo paese, completamente sola. L’indomani mattina, facendo finta di andare a scuola, viene scortata dalla polizia e trasferita a Roma, insieme a Piera, vedova di Nicola e sua grande amica.

È una nuova fase, sembra andare meglio. Rita e Piera camminano spensierate per le strade, tentano di riprendersi con le unghie la giovinezza e l’infanzia che la mafia ha tolto loro. Un angelo custode se ne prende cura, è il giudice Paolo Borsellino. In lui ripongono tutta la loro fiducia, lo chiamano “zio”, lo sentono vicino. I funzionari dello Stato non vogliono darle nemmeno lo stipendio minimo per potersi mantenere, come le spetta di diritto. Non le pagano l’affitto di casa, così è costretta a vivere nell’appartamento di Piera per far risparmiare l’Alto Commissario. Spesso anche qui è vista con occhio sospetto, con disincanto e biasimo. “Non so come sarebbe andata se non ci fosse stato Paolo Borsellino”-racconta Piera. E le cose andarono male.

“ Mio Dio, perché mi togli sempre troppo presto ciò che amo?  Ti prego toglimi il cuore ma non farmi soffrire. Sono quasi le 9 di sera, sono triste e demoralizzata perché non riesco più a sognare. Non ho più niente e nessuno, non possiedo altro che briciole. Non riesco a distinguere più il bene dal male, tanto ormai è tutto così squallido.”

È il 26 luglio 1992, Rita muore suicida dopo essersi lanciata dal suo appartamento al settimo piano in via Amelia. Proprio una settimana prima, alla stessa ora, il giudice Paolo Borsellino era stato ammazzato da cosa nostra.

Non è stato un gesto vigliacco quello di Rita, non è stata paura. È stato l’ultimo grido disperato di chi ha lottato contro una vita che non le apparteneva. È stato un atto d’amore e di odio verso un mondo che non aveva tempo e coraggio di ascoltarla. Ha scelto di morire per vivere.

È una lunga sera e nel cielo ci sono milioni di stelle, una più affascinante dell’altra. In ognuna c’è un piccolo segreto, ognuna ha un viaggio da compiere, e una di esse, proprio la più piccola, la più lucente, la più lontana, sta compiendo per me il più lento e lungo dei viaggi, per arrivare in un luogo chiamato infinito; proprio lì ci sono i miei grandi amori, proprio lì un giorno potrò riabbracciare le mie stelle. Quelle stelle che avranno il potere di illuminare l’immensità del cielo e che nessuno potrà più spegnere mai.”

Oggi a Potenza, durante la manifestazione, 80 mila persone hanno partecipato al Ricordo. E guardando al cielo, pensando alla tua stella, un sorriso ci ha bagnato il volto.

Raffaele Nappi

16 Replies to “Rita non sei sola. Nel giorno del ricordo delle vittime di mafia, non vogliamo dimenticarti.”

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  8. Cuando hay una interrupción o deterioro de este proceso, se producen los problemas de erección; esto suele ser resultado de varias causas: psicológicas, neurológicas, hormonales o vasculares. Sin embargo, si no puede lograr una erección al menos el 25 % de las veces, podría estar sufriendo un problema de salud que requiere atención médica.

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