Quali anormali? – Il dilemma tra Cecenia e Italia

Sulla piazza Minutka, in Cecenia, il ritratto del governatore Ramzan Kadyrov, l’alleato di Vladimir Putin che da ormai dieci anni tiranneggia sulla repubblica, osserva gli abitanti attraversare quei luoghi di lotte per l’indipendenza. Occhio divino, ne giudica le azioni, decide per i suoi figli migliori: uomini, eterosessuali. Ecco le mani più forti cui è dato lavorare per un territorio robusto che non si ammali di devianza. Le donne? In silenzio, persino prive di contatti con il mondo esterno, come ha affermato lo stesso governatore appena un paio d’anni fa. Gli omosessuali? Quali omosessuali? “In Cecenia non ci sono omosessuali”, risponde Kadyrov alle numerose proteste, e rimarca che seppure ve ne fossero “i loro stessi familiari li invierebbero in posti da cui non potrebbero fare ritorno”.

Due gambe tumefatte, terribili gradazioni di colore. La carne è ormai irriconoscibile, appena il profilo delle ginocchia. Dispiace per chi noterà una certa retorica, eppure la descrizione di un corpo de-umanizzato non può non comportare, per chi scrive, una cieca commozione. Ancora un’immagine: un corpo voltato di spalle, la schiena livida. Cosa è accaduto? Nulla: poiché quei corpi non esistono. Si potrebbe scrivere che sono corpi di ragazzi omosessuali che esponenti delle milizie cecene hanno torturato e martirizzato in seguito alla richiesta dell’organizzazione di un pride; che c’è forse un luogo, una sorta di prigione segreta nella città di Argun, come scrive Novaja Gazeta, dentro cui si tengono segregati gli omosessuali al fine di brutalizzarli.  Eppure essi non esistono. Come si può assassinare o anche solo percuotere un prodotto dell’immaginazione?

Relazionarsi agli anormali è ciò che le nazioni rifiutano, pure diplomaticamente. Le danno il nome di devianza, patologia, accecati criminalmente da una norma che sembra muoverne gli arti. La poco originale metafora del burattino pare qui piuttosto utile. Si osservi, allora, come la democrazia italiana affronta le migrazioni per mezzo del decreto Minniti-Orlando, approvato da appena qualche giorno. Cosa dichiara? Semplice. Una premessa, però: che non si tacci le dichiarazioni che seguiranno di ideologia. L’individuo è annichilito sotto il masso di una burocrazia che deve facilitare rimpatri e ingressi in centri d’accoglienza. Nient’altro che una misera videoregistrazione, dell’intero oceano emotivo, di quella pletora di ponderazioni che un viaggio così cieco comporta, nient’altro che una confessione alla quale il giudice, tra uno scarabocchio su carta per combattere la noia e un cioccolatino, donerà un briciolo della sua attenzione. Potrà, certo, se il richiedente asilo lo richiedesse, dedicare cinque dei suoi preziosi minuti all’ascolto di un’esistenza che preme per essere riconosciuta, ma soltanto se si sentirà fisicamente in pace con sé stesso, se avrà seguito la consueta lezione di yoga e bevuto il solito caffè macchiato. Sostituiti, inoltre, gli attuali CIE, di cui l’associazione “LasciateCIEntrare” denuncia sistematicamente le condizioni disumane, con nuovi CPR (Centri permanenti di rimpatrio), le cui disposizioni dovrebbero articolarsi su una migliore tutela dei diritti umani.

Già qualche giurista protesta: il decreto pare infatti violare gli articoli 24 e 111 della Costituzione, dedicati rispettivamente al diritto di ricevere una difesa in sede giudiziaria e a ricevere un giusto processo, come pure l’articolo 6 della Convenzione europea sui diritti umani, la quale permette il diritto al contraddittorio, che non pare essere completamente onorato. Ci si potrebbe chiedere quali siano le condizioni che lavorino per l’edificazione di un soggetto umano, se il suo diritto alla parola oppure a un lavoro che gli permetta un salario dignitoso: il decreto Minniti-Orlando li annichilisce entrambi, reprimendo l’identità al fine dell’occupazione vuota e “socialmente utile” cui saranno costretti i richiedenti asilo.  Sul temibile spettro del lavoro, anche il Reddito d’inclusione attiva (REI), all’interno del nuovo nuovo di economia e finanza già approvato dalla camera. Ai nuclei familiari al di sotto della soglia di povertà assoluta, sarà infatti assegnato un sostegno economico, oltre all’inserimento in programmi sociali di inclusione lavorativa.

Ogni società produce, suo malgrado, le proprie categorie di anormali, le devianze da reprimere con ogni mezzo, previa vigile sorveglianza. Desidera annichilirle, spegnerle. “Quali omosessuali?”, si chiede il governatore ceceno; “Quali migranti? Quali poveri?”, si chiedono, allo stesso modo, gli esponenti della politica italiana. Bisogna raddrizzare le storture, permettere società che conformemente agiscano ai governi come alle norme culturali. Cosa può l’identità al cospetto della norma? Il soggetto a quello della Legge, del Lavoro, delle dinamiche che, insomma, permettono a un terribile orologio di non interrompersi del tutto e senza preavviso? La spinta per ogni ingranaggio si manifesta, allora, quale conformità, pure criminale, delle pratiche sociali.

Antonio Iannone 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.