Pronti, partenza, Fit!

I governi italiani hanno più volte messo in discussione le modalità d’accesso all’insegnamento nelle scuole e più volte hanno riscritto la loro regolamentazione. In linea generale il processo di reclutamento dei docenti si sostanzia in due grandi fasi: concorso e formazione. Il concorso è attualmente il mezzo più idoneo a garantire in modo meritocratico l’occupazione pubblica mentre la formazione, dal momento che i corsi di laurea non prevedono lo studio delle discipline in termini di insegnamento, diventa un momento fondamentale per garantire un passaggio ponderato da un lato della cattedra all’altro. Di questi due macro-elementi le SSIS (Scuole di Specializzazione all’Insegnamento), il TFA (Tirocinio Formativo Attivo) e i FIT (Formazione Iniziale e Tirocinio) costituiscono soltanto combinazioni diverse, ma con effetti tutt’altro che scontati.

Gli aspiranti insegnanti che hanno usufruito del TFA sono quelli che hanno imboccato la strada più tortuosa. Il Tirocinio Formativo Attivo, come anche le SSIS e i FIT, prevede uno sbarramento iniziale: solo un determinato numero di partecipanti può accedervi. A differenza degli altri due sistemi, però, il TFA non ha valore concorsuale e questo comporta la partecipazione ad una nuova selezione dopo due anni di formazione e di spese a carico del singolo tirocinante. Con i FIT, introdotti nel 2017 con il decreto legislativo n.59, tutto questo viene a mancare. C’è una sola selezione iniziale e la conclusione del percorso produce come conseguenza l’inserimento diretto nelle scuole. La Formazione Iniziale e Tirocinio (FIT) ha durata triennale e prevede per ogni anno una prova finale che consenta l’accesso all’anno successivo. È prevista inoltre una retribuzione: € 600,00 mensili durante i primi due anni e uno stipendio pari a quello di una supplenza annuale durante il terzo anno.

Tra i requisiti richiesti per l’accesso al concorso pre-FIT, c’è anche l’acquisizione di 24 CFU in apposite discipline a cui sono collegati quattro ambiti: A – pedagogia, pedagogia speciale e didattica dell’inclusione; B – psicologia; C – antropologia e D -metodologie e tecnologie didattiche. Il Ministero  dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca oltre a specificare in quali ambiti è necessario conseguire i CFU, ha anche chiarito quali esami e programmi devono contenere. Dato che diversi corsi di laurea presentano già alcuni di questi insegnamenti, è probabile che qualche studente abbia già conseguito alcuni dei crediti formativi richiesti. Ecco perché in questi ultimi mesi l’Università di Salerno ha attivato una Commissione incaricata di esaminare gli esami e i relativi programmi degli iscritti. In seguito a tale passaggio, l’UniSa ha anche sconsigliato l’inserimento, nel proprio piano di studio, di corsi collegati all’ambito D. Questo perché, come anche specificato dal ministero, il quarto settore è limitato soltanto ad alcune classi di concorso. Di conseguenza chi conseguirà i CFU presso quell’ambito, potrà partecipare al concorso esclusivamente per quella specifica classe. Diverso, invece, è il caso degli altri tre ambiti: essendo loro molto generali sono validi per tutte le classi di concorso. È essenziale inoltre ricordare che il numero dei crediti conseguiti per ciascun ambito non è affatto arbitrario. Secondo le direttive ministeriale, oltre ad un numero complessivo di 24 cfu conseguiti, devono essere coperti almeno tre ambiti con 6 cfu. Questo vuol dire, ad esempio, che non è possibile ottenere 12 cfu nell’ambito A e 12 nell’ambito B perché, sebbene il numero complessivo sia 24, risulterebbero coperti soltanto due settori e non tre. Alla luce di questi nuovi passaggi e di ulteriori sistemazioni relative al calendario dei corsi, l’Università di Salerno riaprirà i termini per la modificazione del piano di studio.

I corsi, iniziati il 15 Marzo a Fisciano, si concluderanno il 26 Maggio. Non sappiamo come abbiano deciso di organizzarsi gli altri atenei, ma quel che è certo è che l’Unisa anche in questo caso non sembra offrire un buon esempio: le lezioni si terranno tra il giovedì e il sabato, prevalentemente di pomeriggio e fino alle 20:00 di sera. Non tutti gli studenti però sono muniti di mezzi autonomi e chi è solito usufruire dei mezzi pubblici sa bene che, eccetto forse per qualche eccezione, la maggior parte dei pullman non transita oltre le 18:00. I corsi non sono obbligatori, è vero. Però viene anche un po’ da chiedersi come sia possibile che un ateneo così grande, come quello di Fisciano, non riesca a gestire i suoi spazi diversamente in modo da permettere a tutti di seguire regolarmente i corsi e, soprattutto, senza mettere lo studente sempre nella scomodissima posizione di scegliere il male minore.

I FIT, a livello nazionale, rappresentano indubbiamente nell’ambito dell’accesso all’insegnamento un miglioramento rispetto ai precedenti sistemi. Soprattutto perché vengono garantite modalità di svolgimento, come la retribuzione e l’immissione diretta nelle scuole, totalmente assenti prima. Peccato solo per gli studenti dell’Unisa: per una volta che il Ministero aveva organizzato tutto per bene, ci ha pensato l’Università di Salerno a rendere le cose difficili.

Antonella Maiorino

Le informazioni pubblicate dall’Università di Salerno in merito all’acquisizione dei 24 CFU sono consultabili qui >http://web.unisa.it/didattica/percorsi-24cfu
AGGIORNAMENTO del 20/03/2018: dal 21 Marzo fino al 6 Aprile sarà possibile modificare nuovamente il proprio piano di studi >http://bit.ly/2FQWQME