Piano Tasse 2018/19: l’altra faccia della medaglia

Per l’anno accademico 2018/2019 è in vigore un nuovo piano tasse che, a differenza di quello vecchio, presenta delle modifiche apportate lo scorso luglio. Il primo cambiamento è il frutto della proposta avanzata il 9 luglio 2018 dal Consiglio degli Studenti e riguarda l’aumento del raggio d’azione della NO Tax Area. Proposta che, dopo la consueta discussione tra gli organi preposti (Senato Accademico e Consiglio d’Amministrazione), è stata accolta in modo positivo. Introdotta a partire dal 2017, la no tax area è una legge che si applica a tutte le istituzioni universitarie e AFAM statali, permettendo a chi ha un ISEE inferiore ai €13.000 di non pagare le tasse universitarie. Si tratta, in pratica, dell’esonero totale dai contributi per motivi di reddito. Diversamente da altre università, l’ateneo di Salerno non ha colto fin da subito l’occasione, prevista dalla legge, di intervenire sul limite di €13.000 per aumentare il tetto previsto dalla disposizione. Ha, infatti, provveduto soltanto qualche mese fa e su sollecitazione da parte della rappresentanza studentesca. Per questo nuovo anno accademico, quindi, saranno esonerati dal pagamento delle tasse universitarie tutti gli studenti in possesso di un ISEE minore o uguale a €15.000 euro. Esattamente come nelle università di Chieti, Pescara e Perugia che, però, come molte altre università italiane, non hanno aspettato così tanto tempo per intervenire sul vaglio d’azione della disposizione. L’università di Salerno infatti, ad oggi, rappresenta un’eccezione sul panorama universitario nazionale composto dalle tantissime altre realtà accademiche che si sono attivate per garantire una maggiore copertura alla no tax area. Prendiamo per esempio quelle di Bologna, Ferrara, Modena o Reggio Emilia in cui la fascia ISEE non è mai stata come quella imposta dalla legge ma, fin da subito, è stata estesa a €23.000. A Bari, invece, il tetto di ISEE quest’anno è passato a €18.000. Forse queste università hanno preferito dare priorità all’accesso gratuito all’istruzione, mentre quella di Salerno è stata troppo impegnata a trovare le risorse per premiare gli studenti meritevoli. Evidentemente, quando si tratta di venire incontro alle esigenze degli studenti, all’Unisa non piace molto primeggiare.

La seconda modifica applicata al piano tasse riguarda la proroga del termine di regolarizzazione dei laureandi, precedentemente fissato al 28 febbraio, fino al 30 marzo. Nella categoria dei laureandi rientrano tutti quegli studenti che a luglio dell’ultimo anno accademico si trovano a dover recuperare ancora qualche esame lasciato indietro. L’università, in questo caso, permette loro di usufruire di alcune agevolazioni volte a garantire una tempestiva, e non costosa, conclusione del percorso accademico. Gli studenti che concludono tutti gli esami e si laureano entro febbraio, infatti, possono anche non iscriversi al nuovo anno accademico e, quindi, non pagare le tasse universitarie. Nel caso in cui, invece, uno studente laureando non dovesse riuscire a laurearsi entro febbraio ma riuscisse comunque a concludere entro quella data gli esami, sarebbe tenuto al versamento di una quota fissa pari a €216. Vien da sé che spostare il termine ultimo per i laureandi, dal 28 febbraio al 30 marzo, avrebbe maggior senso se agli studenti fosse concessa la concreta possibilità di usufruire di quel tempo in più per sostenere nuovi esami. Eppure i corsi di laurea che non prevedono appelli a marzo sono molti: Scienze della Comunicazione, Filosofia, Lingue, Sociologia, Giurisprudenza, Scienze dell’Educazione, Economia e Management, Informatica, Scienze della Formazione, Matematica, Scienze Politiche, Lettere, Fisica.

Apportare dei cambiamenti per cercare di arrivare a varcare il traguardo di un’università più accessibile è giusto e necessario, ma queste modifiche dovrebbero essere attuate in modo tale da agevolare il più possibile gli studenti in modo concreto, non di certo illusorio. Il nuovo piano tasse delineato per l’anno accademico 2018/2019 non è di certo peggiore rispetto a quello dell’anno scorso e le modifiche attuate non sono del tutto inutili ma forse, visto il generale e diffuso malcontento della classe studentesca, un intervento più invasivo avrebbe potuto introdurre qualche miglioramento più significativo.

Annaclaudia D’Errico