Oscar 2020: l’Irlandese di Martin Scorsese

La locandina con cui è stata presentata la pellicola cinematografica The Irishman, del regista Martin Scorsese, simboleggia in parte quanto poi sarà rivelato nel corso del film: gli attori principali sono tre uomini, di cui due esponenti di mondi distinti (ma allo stesso tempo connessi) e uno a metà tra il primo e il terzo. Al centro si posiziona la persona alla quale è dedicato il titolo: the Irishman, l’Irlandese, ossia Frank Sheeran. Alla sua sinistra c’è Russell Bufalino, a capo dell’organizzazione criminale Cosa Nostra della Pennsylvania e a destra Jimmy Hoffa noto a molti per essere colui che ha fondato il sindacato International Brotherhood of Teamsters.

Gli sguardi di Hoffa e Russell sono rivolti in due direzioni opposte. Il primo con aria fiera, il secondo con atteggiamento più accomodante; ma entrambi ben consapevoli di chi sono e della natura dei loro affari. Un mafioso e un sindacalista, che non sono agli antipodi. Sono invece il punto di incontro e legame tra due organizzazioni, una criminale e l’altra sindacale, che si aiutano di tanto in tanto. La mafia attinge al fondo pensioni del sindacato e quando Hoffa teme le minacce di qualche rivale può chiedere protezione a Russell. Erano a capo di due mondi, due organizzazioni, con due modi di fare diversi. In mezzo, appunto, c’era Frank Sheeran, che faceva parte di entrambi. Era un mafioso ed era un sindacalista. Amico di entrambi. Fedele ad entrambi. Nella locandina è perciò posizionato al centro. Il suo corpo è accanto a quello di Russell perché è prima di tutto un mafioso, ma non assume la posizione rigida di quest’ultimo. Le sue spalle sembrano volersi rivolgere verso Hoffa mentre guarda nella stessa direzione in cui guarda Russell ma in modo diverso. È uno sguardo che comparirà anche tra le ultime scene del film quando proverà a capire cosa accade tra l’ambiente mafioso e l’atteggiamento di Hoffa.

Jimmy Hoffa e Frank Sheeran.

La storia di Frank, Russell e Hoffa viene narrata dall’irlandese, protagonista non solo del film ma di un libro – “LIrlandese. Ho ucciso Jimmy Hoffa” –  su cui si basa lo stesso lavoro cinematografico. Il prodotto letterario racconta la storia di Frank attraverso le sue confessioni, le sue memorie, rivelate all’avvocato Charles Brandt che per anni lo ha difeso. Tra i trenta delitti di cui si è macchiato ce n’è uno che viene ricordato più degli altri ed è quello del sindacalista Hoffa. Un fatto ormai noto, conosciuto, anche se per tanto tempo tenuto nascosto, e per la cui complessità vale la pena ripercorrere tutta la storia, dall’origine dell’incontro tra i tre. Ed è quello che tenta di fare il regista Scorsese che, attraverso la voce narrante dell’irlandese, cerca di far emergere le personalità e le storie degli attori attorno ai quali ruota tutto.

La pellicola, traendo spunto dal libro, concede più spazio a Frank. Al modo in cui ha conosciuto quelli che lui definirà nel film “gli uomini più in gamba” che abbia mai incontrato nella sua vita, come è riuscito a guadagnarsi la loro stima e fiducia e come abbia imparato a sua volta a conoscerli e ad individuarne le differenze. Tratti distintivi che col tempo si acuiranno, anche in relazione agli scopi di entrambi.

Russell Bufalino e Frank Sheeran.

Alcuni hanno giudicato la pellicola un po’ troppo lunga, ma è semplicemente un film che si prende il suo tempo, che non sceglie di mettere in ombra un aspetto per illuminarne altri. Li mette invece tutti insieme, dà spazio e respiro ad ogni tassello. A partire, ad esempio, dalla primogenita di Sheeran che conosce del padre il lato mafioso e quello sindacalista, che smette di parlare con lui e si allontana gradualmente dal suo affetto. Le stesse differenze tra Hoffa e Russell passano anche attraverso gli occhi della figlia: ammiratrice del primo e inorridita dal secondo.

Quella di Frank, Russell, Hoffa è una sola storia. Una che si dirama in tre, ma così estremamente connesse tra di loro. Dall’origine fino alla fine. La storia narrata lungo le tre ore e mezza prova a sviscerare ogni punto, a mettere in luce ogni possibile aspetto valutativo, e alla fine il film trascina lo spettatore verso Sheeran. Ci si domanda continuamente: sta con lui o con l’altro? Lo salverà? Farà qualcosa? Il film non stanca mai. Conduce lo spettatore da una scena all’altra, da una domanda a un pensiero. Si sofferma brevemente sul modo in cui moriranno alcuni protagonisti del momento offrendo anche uno spunto storico dell’epoca. Il film si prende tutto lo spazio che serve per raccontare minuziosamente questa storia. La storia di un irlandese che è stato un mafioso accanto a Russell e un sindacalista accanto a Hoffa.